Questa la leggenda. Per quanto riguarda l’origine delle case romane ritrovate nel 1886 sotto la Basilica, è però necessario tornare indietro almeno fino al II secolo, quando esse nacquero come abitazioni private. Nel III secolo gli edifici si presentavano divisi in una parte bassa, al livello della strada, in cui una zona era occupata da botteghe e retrobotteghe che davano su un cortile interno e nell’altra si trovava un piccolo stabilimento termale privato, di cui sono pervenute alcune vasche.
In seguito appartamenti e botteghe furono unite in un unico complesso e trasformati in una sontuosa dimora signorile: il cortile diventò un Ninfeo, abbellito da fontane, giochi d’acqua, mosaici, affreschi. Tra questi meritano particolare attenzione due affreschi che sembrano non aver subito considerevoli danneggiamenti nel corso del tempo. Sul primo, ritrovato nella “sala dell’orante”, sono riconoscibili figure maschili, coppie di pecore, sofisticate decorazioni e naturalmente un orante, nella tradizionale rappresentazione a braccia aperte; l’altro, di notevoli dimensioni, ha dato vita a due interpretazioni distinte: potrebbe infatti trattarsi della raffigurazione di Proserpina di ritorno dall’Ade o di Venere con Bacco.
Oggi (tutti i giorni negli orari 10-13 e 15-18) è possibile visitare alcuni ambienti, riaperti al pubblico nel 2002 dopo 14 anni di restauro. Durante il percorso, passando attraverso ambienti ipogei su livelli diversi, con l’aiuto di pannelli esplicativi si possono osservare le numerose stratificazioni archeologiche avvenute nel corso dei secoli e non è difficile immaginare perchè la ricostruzione dettagliata della storia di questo luogo sia ancora avvolta da un alone di mistero.
La prossima volta che vi troverete a passeggiare al Celio, non lasciatevi dunque sfuggire una nuova occasione per esplorare i sotterranei di Roma, restando come sempre piacevolmente sorpresi delle meraviglie che la città ha in serbo per noi.
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