tarquinia - fonte wikipedia
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Le tre anime di Tarquinia

tarquinia - fonte wikipediaVisto che dovremmo averla quasi
scampata da questo lungo e piovoso inverno, potrebbe iniziare a tornarci la
voglia di qualche giorno al di fuori del raccordo!

Allora perché non recarsi verso
nord, percorrendo un tratto di strada che costeggia il mare, attraverso il
suggestivo percorso della cosiddetta autostrada azzurra che passando per
Cerveteri, e le più note mete snob del Lazio negli anni '50-'60, Santa Severa e
Santa Marinella, giunge attraverso la via Aurelia, a Tarquinia, detta la San Gimignano del
Lazio.

Capirne le ragioni, non è difficile,
già da lontano: la cittadina appare agli occhi di chi la raggiunge sia in
macchina che in treno, dolcemente adagiata su un ampio colle dal quale svettano
solo alcune delle torri medievali che la popolavano e le maestose e sicure mura
che ancora oggi la proteggono.

Tarquinia, capitale etrusca e terra
madre di alcuni tra i re di Roma, che ne portavano il nome, Tarquinio Prisco e
Tarquinio il Superbo, cattura anche e soprattutto perché riesce a coniugare le
sue tre anime: quella antica, quella medievale e la sua anima moderna, quella
di sito balneare molto frequentato e di cittadina ricca di , che
soprattutto in estate animano la stagione di maggior afflusso al paese, che tra
il lido, la collina e l'elegante frazione di Marina Velka, raddoppia i propri
abitanti.

L'attuale Tarquinia, città piena di
vita, non si sovrappose all'etrusca Tarchna, ma nacque nell'alto medioevo, su
una collina vicina, distinta da quella, più indietro rispetto al mare, su cui
oggi giacciono la rovine dell'acropoli.

Il primo nucleo del sito medievale
risalente al XII sec. d.C. è sorto sul lato nord della collina, dove svetta
imponente e maestosa tutt'oggi la fortezza di S. Maria in Castello con il
pittoresco torrione della contessa Matilde di Canossa. Per entrare nella
fortificazione si percorre un tratto di strada, racchiuso da due porte a
gomito, che rimasto intatto, è capace di riportare il visitatore indietro nei
secoli, quando dall'alto i soldati della contessa si difendevano dai nemici.

Successivamente quel nucleo, che nel
frattempo si era espanso, ponendo più in là i propri confini e le proprie mura
di cinta, prese il nome di Corneto, derivato dal crognolo, pianta locale e simbolo della città, tanto che oggi come
allora, figura nello stemma di Tarquinia.

In questo nuovo cuore medievale
sorsero palazzi e torri e soprattutto chiese, tra le quali si ricordano San
Martino, costruita sul lato dell'omonima piazza, una tra le più pittoresche
della città, San Salvatore, San Giacomo, l'Annunziata, che si affacciano verso
l'interno, sulle colline della Tuscia e verso la Civita, l'acropoli etrusca.

Appena fuori dal centro abitato, per
la strada che conduce verso Viterbo, la necropoli etrusca, con le tombe dipinte
a vista, che insieme a quelle di Cerveteri costituiscono gli esempi meglio
conservati e più spettacolari dell'arte tombale dell'epoca.

Ma non solo monumenti e siti
archeologici: resteranno impresse nella mente di chi passeggerà per i suoi
vicoli, molti stretti e tortuosi, altri ampi e tranquilli, i panorami
mozzafiato, che spaziano dall'entroterra della Tuscia, sino alle alture del
Monte Argentario e dell'Isola del Giglio, che soprattutto nelle giornate di
tramontana sembrano quasi potersi toccare con un dito: vale perciò la pena
percorrere tutta la salita che da Corso Vittorio Emanuele II giunge
all'Alberata Dante Alighieri, oppure deviare l'itinerario per la chiesa di
Santa Maria in Castello ed ammirare ciò che si scorge dalla Ripa oppure
dirigere lo sguardo verso il mare dal giardino di Sant'Antonio o dal Parco
delle Mura.

Anche i più esigenti in campo
enogastronomico saranno accontentati: numerosi sono i ristoranti che portano
avanti la tradizione dei piatti tipici della cucina locale, dall'acquacotta,
alle frittelle di borragine, passando per il fungo ferlengo arrostito al
panpepato per concludere, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di
Corithus, pregiato vino locale. I ristoranti il Cavatappi, l'Amba Aradam e Re
Tarquinio, e l'enoteca il Grappolo, sapranno condurre i loro clienti con
professionalità e cortesia alla scoperta dei sapori locali.

La cittadina del viterbese, crocevia
tra Lazio e Toscana, si colloca quindi, di diritto, tra i borghi più belli d'Italia.
Dà il meglio di se nei periodi in cui si prepara e rinasce per i suoi eventi di
maggior rilievo: a Pasqua, per esempio, quando tutta la popolazione, anche chi
non vi risiede più da anni, vi si raduna per celebrare la resurrezione di
Cristo, e la statua del Cristo Risorto, simbolo storico e affettivo della
città, troneggia tra due ali di folla festante la domenica di Pasqua; oppure a
cavallo del 1 maggio quando tra le vie del centro e del lido ha luogo la Mostra Mercato
delle Macchine Agricole, unica nel suo genere, e Tarquinia in Festa, fiera di
articoli vari; o ancora a Ferragosto quando al lido, dopo la suggestiva
processione della Madonna in barca sul mare dopo il tramonto, la serata si
conclude con lo spettacolo pirotecnico sulla spiaggia.

E' fuor di dubbio che la maggior
parte dei romani ne conoscano già le qualità e le infinite risorse, ma un
consiglio per chi non l'abbia ancora visitata è d'obbligo: nella vostra
prossima gita fuori porta, pianificate una sosta a Tarquinia, non ve ne
pentirete!

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