- Cosa: Losing It, spettacolo di danza della coreografa e performer palestinese Samaa Wakim.
- Dove e Quando: Nuovo Teatro Ateneo, Roma, 12 marzo 2026.
- Perché: Un’indagine cruda e necessaria sul trauma generazionale e l’identità nel conflitto, raccontata attraverso un linguaggio coreografico viscerale.
Il corpo umano non è mai una tabula rasa. È, al contrario, un terreno stratificato, un archivio sensibile su cui la storia, la politica e le cicatrici collettive lasciano segni indelebili. È partendo da questa consapevolezza che Samaa Wakim, tra le voci più interessanti della nuova scena mediorientale, porta al Nuovo Teatro Ateneo il suo solo Losing It. L’appuntamento, fissato per il 12 marzo 2026, si inserisce nel solco di una stagione dedicata a interrogare il presente attraverso la performance, e promette di essere uno dei momenti più intensi dell’intero cartellone capitolino.
La domanda che muove l’intera creazione è tanto semplice quanto devastante nella sua portata: “Lo senti ancora il rumore delle bombe?”. Per chi è cresciuto in una zona di guerra, la politica non è un concetto astratto o una materia di dibattito accademico; è l’aria che si respira, è il ritmo del respiro, è la materia stessa di cui è fatta la quotidianità. In Losing It, Wakim non si limita a rappresentare il conflitto, ma esplora come questo entri nel corpo, ne deformi i movimenti e ne plasmi l’identità, creando una partitura scenica in cui il dolore diventa danza e il trauma si trasforma in una testimonianza vivente.
La coreografia come territorio di resistenza
Il lavoro di Samaa Wakim si distingue per una ricerca che rifiuta la retorica della vittimizzazione, preferendo una cruda indagine fenomenologica. La coreografa palestinese costruisce un dispositivo performativo in cui la voce, il movimento e un paesaggio sonoro denso di tensione dialogano costantemente. Sul palco del Nuovo Teatro Ateneo, lo spettatore non assisterà a una mera esecuzione tecnica, ma a un processo di scavo archeologico dell’io. La danza di Wakim è nervosa, talvolta spezzata, capace di alternare momenti di assoluta immobilità a esplosioni di energia che sembrano cercare una via di fuga dall’invisibile prigione del passato.
In questo solo, il rapporto tra biografia individuale e storia collettiva diventa il fulcro dell’azione drammaturgica. Come fa un individuo a mantenere integra la propria identità quando il contesto in cui vive è costantemente minacciato dalla distruzione? La risposta che la performer cerca di restituire non passa attraverso risposte razionali, ma attraverso la verità fisica della performance. È un esercizio di memoria corporea: far emergere ciò che il corpo ricorda, nonostante la mente tenti di rimuoverlo. Ogni gesto diventa un atto di resistenza, una riappropriazione di uno spazio di vita che la guerra ha tentato di annullare.
Il corpo-archivio tra conflitto e immaginazione
Il concetto di “corpo-archivio” è centrale nella riflessione proposta dalla coreografa. Samaa Wakim indaga come il trauma vissuto dalle generazioni precedenti — i genitori, i nonni — si trasmetta, quasi come una traccia epigenetica, nel corpo dei figli. È un’eredità che non si manifesta solo nei pensieri, ma nei riflessi, nella postura, nel modo in cui lo sguardo intercetta lo spazio circostante. In Losing It, la scena diventa il luogo in cui questo archivio viene aperto e interrogato. Attraverso una ricerca formale rigorosa, Wakim riesce a trasformare il peso di un’eredità dolorosa in una forma d’arte che parla universalmente di confine, di esilio e di necessità di ricostruzione.
La potenza di questo lavoro risiede proprio nella sua capacità di trascendere la specificità del contesto mediorientale per toccare corde universali. La perdita di controllo — il “losing it” del titolo — non è solo la conseguenza di una crisi nervosa o di un evento traumatico, ma può essere intesa come il necessario abbandono di un’identità rigida per lasciar spazio a una nuova, seppur precaria, consapevolezza. È un passaggio che richiede coraggio, quello di accettare di perdere le certezze per ritrovarsi in una nuova forma. Lo spettacolo interroga lo spettatore proprio su questo punto: siamo disposti a lasciare andare ciò che ci definisce per poter finalmente iniziare a comprendere chi siamo davvero?
Un palcoscenico per la ricerca performativa
La scelta del Nuovo Teatro Ateneo di ospitare un’artista come Samaa Wakim conferma la vocazione del centro culturale di Sapienza Università di Roma come hub di riflessione politica e artistica. In un momento storico in cui le distanze sembrano allargarsi, il teatro torna a essere, come è sempre stato nelle sue funzioni più nobili, un luogo di prossimità forzata e di empatia necessaria. Losing It non è un’opera che si guarda passivamente; è un’esperienza che richiede, e spesso esige, una partecipazione emotiva e intellettuale da parte del pubblico.
La stagione 2025/2026 del Nuovo Teatro Ateneo continua a puntare su artisti che non hanno paura di sporcarsi le mani con le contraddizioni del contemporaneo. Accogliendo una visione che unisce la danza al documento, la performer palestinese ci invita a guardare oltre il rumore delle bombe, per scorgere, nel corpo che si muove, la possibilità di una narrazione alternativa. È un appuntamento da non perdere, un momento per riflettere su come l’arte possa ancora tentare di ricomporre i pezzi di un mondo che sembra andare costantemente in frantumi.
Info utili
- Luogo: Nuovo Teatro Ateneo, Piazzale Aldo Moro 5, Roma (Edificio CU017).
- Data: 12 marzo 2026.
- Orario: 20:30.
- Biglietti: Disponibili su Vivaticket.
- Contatti: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it | Tel. 0649914115.
(Credit Ph Christian Altorfer)
