Cosa: Il debutto in prima nazionale dello spettacolo Gli altri rivoluzionari, un’indagine teatrale senza filtri sui Nuclei Armati Rivoluzionari.
Dove e Quando: Al TeatroBasilica di Roma, il 6 e 7 maggio 2026 alle ore 21:00.
Perché: Per assistere a un confronto generazionale scomodo che, attraverso le tecniche del teatro di figura, esplora le derive violente dell’estremismo politico italiano.
Il palcoscenico capitolino si prepara ad accogliere una riflessione profonda e tagliente su una delle pagine più oscure e complesse della storia italiana recente. Il 6 e 7 maggio 2026, il TeatroBasilica di Roma ospiterà il debutto in prima nazionale di Gli altri rivoluzionari. Questo progetto teatrale, ideato da Valerio Bucci e prodotto in sinergia da Malalingua Teatro e Collettivo Zeigarnik, non si limita a rievocare il passato, ma lo interroga con urgenza contemporanea. Attraverso una lente artistica inusuale e provocatoria, inserita nella programmazione della settima stagione denominata Mania, lo spettacolo si immerge negli abissi degli anni di piombo, portando in scena una generazione distante da quelle ideologie, ma costretta a farci i conti per comprendere le proprie fragilità e contraddizioni.
Un dialogo impossibile tra generazioni
Il nucleo nevralgico della drammaturgia, firmata da Agnese Desideri, risiede nell’audace confronto tra due mondi apparentemente inconciliabili. Da un lato troviamo quattro giovani cresciuti alla fine degli anni Novanta, nutriti da un immaginario collettivo pacifico e rassicurante, fatto di benessere e di cartoni animati inoffensivi. Dall’altro lato campeggiano i coetanei di un’epoca passata, quella dei NAR — i Nuclei Armati Rivoluzionari — che scelsero la via sanguinosa della lotta armata e dell’eversione di destra per rispondere alle tensioni del loro tempo. Lo spettacolo si rifiuta categoricamente di assumere toni didascalici o di offrire una mera ricostruzione documentaristica degli eventi storici. Al contrario, trasforma la scena in uno specchio scomodo, invitando il pubblico a riflettere su un interrogativo disturbante: noi, al loro posto, cosa avremmo fatto?
L’indagine teatrale non cerca assoluzioni né alcuna forma di empatia per chi ha seminato il terrore, bensì mira a sviscerare le motivazioni viscerali e le pulsioni umane che si nascondono dietro l’orrore delle stragi. Il palcoscenico diventa così un’arena metafisica dove l’urgenza ideologica del passato si scontra con l’apparente apatia del presente. I ragazzi di oggi, costantemente bombardati da notizie di ingiustizie, disparità e sopraffazioni globali, si interrogano sulle proprie paralisi etiche: cosa ci frena dall’agire, e per quale causa saremmo realmente disposti a prendere in mano un’arma? Questa tensione permea ogni battuta, rendendo l’opera non solo un atto di memoria, ma un pungolo per le coscienze assopite del nostro tempo.
Il linguaggio scenico tra innocenza e orrore
Per affrontare una tematica così cruda e complessa, la regia si avvale dell’occhio esterno di Valeriano Solfiti e della supervisione artistica di Andrea Cosentino, optando per una scelta stilistica tanto spiazzante quanto efficace. I quattro attori in scena — lo stesso Valerio Bucci, affiancato da Benedetta Margheriti, Veronica Toscanelli e Roberto Tufo — agiscono anche in veste di burattinai, dando vita a un ibrido linguistico che fonde il teatro d’attore con il teatro d’oggetto e di figura. Questa commistione sperimentale non ha una funzione puramente estetica, ma assume un valore profondamente antropologico, permettendo di esplorare abissi emotivi laddove la semplice parola recitata rischierebbe di risultare insufficiente o eccessivamente retorica.
L’uso di burattini che ammazzano, di ombre e persino di palline di polistirolo per rappresentare spietati terroristi ed efferate stragi crea un formidabile cortocircuito percettivo nello spettatore. L’oggetto inanimato, tradizionalmente associato al mondo ludico e innocente dell’infanzia, si trasforma nel veicolo di una violenza indicibile, amplificando il senso di inquietudine strisciante. La lavagna luminosa diventa lo strumento prediletto per narrare l’orrore, sfruttando magistralmente quel meccanismo di sospensione dell’incredulità che costituisce l’essenza stessa dell’esperienza teatrale. È proprio in questo spaventoso scarto tra l’innocenza infantile del mezzo espressivo e l’atrocità del messaggio veicolato che l’intera pièce trova la sua voce più potente, respingente e originale.
La faticosa eredità di una memoria frammentata
La produzione dello spettacolo rappresenta il frutto di un lungo percorso di ricerca e sedimentazione artistica, portato avanti congiuntamente da Malalingua Teatro — realtà attiva dal 2010 — e dal Collettivo Zeigarnik, quest’ultimo nato nella primavera del 2023 negli stimolanti spazi del Teatro Villa Pamphilj. L’opera, dopo aver mosso i primi passi sperimentali in rassegne come Pillole #tuttoin12minuti a Fortezza Est, è progressivamente maturata grazie anche al percorso di residenza Vestiti della vostra pelle 2024. Questa evoluzione testimonia in modo evidente l’urgenza di una generazione under 35 di riappropriarsi attivamente della narrazione storica, focalizzandosi su quella parte della destra eversiva con cui la società italiana ha storicamente faticato maggiormente a fare i conti in modo definitivo.
In definitiva, il lavoro drammaturgico solleva il velo dell’ipocrisia contemporanea per interrogare la sottile e pericolosa linea di demarcazione che separa il desiderio legittimo di cambiare il mondo dall’impulso cieco e distruttivo che lo annienta irreversibilmente. Attraverso un serrato e immaginario dialogo tra i protagonisti della scena odierna e gli spaventosi fantasmi di ieri, il teatro assolve appieno alla sua funzione civile più alta: non quella di consolare o rassicurare, ma di inquietare nel profondo, di porre domande dilanianti senza fornire risposte preconfezionate. Uscendo dalla sala, il pubblico si troverà inevitabilmente costretto a fare i conti con un’eredità storica che, per quanto dolorosa e respingente, continua inesorabilmente a parlarci di chi siamo e di chi avremmo potuto essere.
Info utili
- Sede: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
- Date: 6 e 7 maggio 2026
- Orari: ore 21:00
- Email: info@teatrobasilica.com
- Telefono: +39 392 9768519
(Credit ph Simone Galli)
