Cosa: Lo spettacolo L’innaffiatore del cervello di Passannante, scritto e interpretato in forma di monologo da Ulderico Pesce.
Dove e Quando: Presso il Teatro di Villa Lazzaroni a Roma, domenica 10 maggio alle ore 17:30.
Perché: Per esplorare una pagina oscura della storia post-unitaria italiana e per comprendere come l’arte scenica possa contribuire a restituire dignità e giustizia a chi è stato a lungo dimenticato e oltraggiato.
Il vivace panorama teatrale della Capitale si prepara ad accogliere un evento di profondo spessore civile e storico. Domenica 10 maggio, il palcoscenico del Teatro di Villa Lazzaroni ospiterà l’atteso ritorno di L’innaffiatore del cervello di Passannante, un’opera scritta, diretta e intensamente interpretata da Ulderico Pesce. La rappresentazione teatrale ci riporta indietro nel tempo, precisamente nell’Italia da poco unificata, per narrare la vicenda umana e politica di Giovanni Passannante, un uomo originario di Salvia, un piccolo e povero paese incastonato tra le montagne della Basilicata. Questo individuo, mosso da una disperazione profonda e dalle inique condizioni sociali del Meridione post-unitario, si rese protagonista di un gesto estremo che avrebbe per sempre segnato la sua esistenza e quella dei suoi cari.
Nel 1878, armato di un semplice coltellino la cui lama misurava appena quattro dita, Passannante tentò di assassinare il re Umberto I di Savoia. Il gesto, seppur fallimentare dal punto di vista pratico, scatenò una durissima repressione da parte delle istituzioni monarchiche, desiderose di dare una punizione esemplare per scoraggiare qualsiasi ulteriore afflato sovversivo. Inizialmente condannato alla pena capitale, l’attentatore lucano vide la sua sentenza tramutata in ergastolo, ma la furia vendicativa dello Stato non si fermò alla sua sola persona. In un macabro esercizio di potere e di ritorsione trasversale, la madre e i fratelli di Passannante furono arbitrariamente strappati alla loro vita e internati nel manicomio di Aversa, condannando un’intera famiglia all’oblio e a un’indicibile sofferenza psicologica.
La discesa agli inferi e il caso Lombroso
La pena inflitta a Giovanni Passannante fu di una crudeltà inaudita, concepita per annientare non solo il corpo, ma soprattutto la mente e lo spirito del prigioniero. Fu rinchiuso all’interno di una torre situata sull’isola d’Elba, confinato in una cella posta al di sotto del livello del mare. In questo ambiente umido, buio e inospitale, l’uomo rimase recluso in un regime di totale e disumana solitudine per ben dodici lunghi anni, privo di qualsiasi contatto con il mondo esterno e sottoposto a continue privazioni. Questa discesa in un vero e proprio inferno carcerario minò irreparabilmente il suo equilibrio mentale, portando le autorità a disporre un successivo trasferimento.
Passannante venne infine spostato in un manicomio criminale, dove trascorse il resto dei suoi giorni fino alla morte, sopraggiunta nel 1910. Tuttavia, il calvario dell’uomo non si concluse con il decesso. In quel periodo storico, le controverse teorie antropologiche e criminologiche di Cesare Lombroso godevano di grande credito tra le istituzioni scientifiche e statali; seguendo questi dettami pseudo-scientifici, il cadavere venne decapitato. Il cranio e il cervello di Passannante furono esposti come macabri trofei di studio nel Museo Criminologico di Roma, dove rimasero alla mercé dei visitatori fino al 2007. Persino il suo paese natale subì un’umiliazione istituzionale, venendo forzatamente ribattezzato da “Salvia” a “Savoia di Lucania”, cancellando così un intero pezzo di identità territoriale per imporre l’egemonia della casa regnante.
Il teatro come strumento di riscatto civile
La messinscena proposta da Ulderico Pesce trascende la semplice narrazione storica per trasformarsi in un autentico e potente atto di denuncia e di impegno civile. Lo spettacolo, che da anni percorre la penisola italiana riscuotendo unanime successo ed emozionando migliaia di spettatori, si è rivelato un tassello fondamentale in una battaglia etica di portata nazionale. È stato proprio grazie al clamore mediatico e alla persistente campagna di sensibilizzazione portata avanti da questa rappresentazione teatrale che, nel 2007, i resti dell’uomo sono stati finalmente traslati da Roma al suo paese natale, garantendogli dopo quasi un secolo una degna e giusta sepoltura. Questo straordinario risultato dimostra come l’arte scenica possa attivamente influenzare e modificare la realtà sociale.
Sotto i riflettori, l’attore e regista lucano offre una performance vibrante e compatta , definita dalla stampa come un’invettiva che sa essere al tempo stesso dolce e profondamente dolente. Pesce si erge a portavoce di un Sud Italia eternamente in cerca della propria identità e della propria complessa storia, mettendo in luce le contraddizioni di un’unità nazionale costruita spesso a discapito delle fasce più deboli. Assistendo a questa rappresentazione a Villa Lazzaroni, il pubblico romano è invitato a interrogarsi sul significato profondo della giustizia, sulle aberrazioni scientifiche del passato e sulla necessità di mantenere viva la memoria per evitare che le istituzioni contemporanee reiterino gli errori e gli orrori di un tempo ormai andato.
Info utili
- Sede: Teatro di Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova 522 – Via Tommaso Fortifiocca 71, 00181 Roma (dotato di parcheggio gratuito).
- Data: Domenica 10 maggio.
- Orario: ore 17:30.
- Info e prenotazioni: Telefono 392 4406597, email info@teatrovillalazzaroni.com.
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