- Cosa: Mostra personale dell’artista Francesca Romana Cicia intitolata Mentre l’acqua riposa.
- Dove e Quando: Museo Civico Archeologico “Rodolfo Lanciani”, Convento San Michele Arcangelo a Guidonia (RM). Inaugurazione 30 maggio 2026, visitabile fino al 28 giugno 2026.
- Perché: Un’affascinante indagine immersiva su tempo e memoria, dove dipinti dalle profonde cromie blu e frammenti in ceramica dialogano in modo suggestivo con le antichità del museo.
Il panorama culturale del territorio romano si arricchisce di un nuovo, imperdibile appuntamento artistico. Il Museo Civico Archeologico “Rodolfo Lanciani” di Guidonia Montecelio apre le sue porte alla contemporaneità ospitando l’affascinante mostra personale intitolata Mentre l’acqua riposa, che vede protagonista l’artista Francesca Romana Cicia. Questo ambizioso progetto espositivo, curato con grande attenzione da Valeria De Siero, è stato concepito in maniera del tutto specifica per interagire con i suggestivi ambienti della struttura museale. L’iniziativa, promossa dall’Associazione giovanile “Il Fosso” e sostenuta attivamente dal Comune di Guidonia Montecelio, rappresenta un momento di profonda riflessione visiva in cui il presente stringe la mano alle vestigia di un passato millenario, creando un cortocircuito temporale di raro fascino.
Il percorso espositivo si inserisce all’interno di un contenitore storico e architettonico d’eccezione. Il museo, infatti, custodisce capolavori inestimabili come la celebre scultura della Triade Capitolina, un’opera monumentale risalente al periodo compreso tra il II e il III secolo d.C. L’inserimento delle opere d’arte contemporanea all’interno di una cornice archeologica così prestigiosa innesca un dialogo continuo e vibrante. Le tele di Francesca Romana Cicia, caratterizzate da un’intrinseca eterogeneità nei formati e negli orientamenti, non si limitano a occupare uno spazio fisico passivo, ma si pongono in costante ascolto dei reperti storici, restituendo echi talvolta diretti e prepotenti, talvolta delicatamente evocativi e sussurrati, offrendo in questo modo al visitatore una chiave di lettura trasversale che unisce indissolubilmente le epoche.
Il blu profondo e la stratificazione della memoria
Al centro della ricerca visiva e poetica presentata in questa occasione, l’artista sceglie di privilegiare il mezzo pittorico tradizionale, spingendolo però coraggiosamente verso nuove declinazioni materiche ed espressive. Il linguaggio di Francesca Romana Cicia si distingue per una meticolosa indagine tecnica basata su continue stratificazioni cromatiche, in un gioco raffinato che alterna trasparenze aeree e dense opacità strutturali. A dominare incontrastato sulle superfici delle sue opere è il colore blu, che diventa non solo la cifra stilistica inconfondibile del suo alfabeto visivo, ma anche uno strumento psicologico potente per trascinare l’osservatore in una dimensione altra, profonda e incredibilmente avvolgente. Le pennellate costruiscono pazientemente mondi liquidi, dove la luce sembra filtrare lentamente.
Osservando con attenzione le tele, emerge in maniera sempre più definita l’illusione di trovarsi di fronte a un vero e proprio fondale inesplorato. È uno spazio ambiguo e affascinante, un microcosmo nel quale convivono armonicamente misteriose zone d’ombra e improvvisi bagliori che ricordano corpi celesti lontanissimi dal nostro sistema. La pittura si trasforma in un territorio in cui frammenti sospesi e venature dal sapore terrestre si uniscono, originando paesaggi sfuggenti che rifuggono qualsiasi rigida classificazione o definizione univoca. Questi scenari si configurano, agli occhi di chi li contempla, come luoghi della memoria; sono vere e proprie sedimentazioni dell’animo che, dolcemente, riaffiorano in superficie trasformandosi, testimoniando un luogo mentale dove ciò che appare definitivamente perduto convive in perfetto equilibrio con ciò che è ancora in attesa di essere rintracciato.
Frammenti, luce e l’espansione dell’opera nello spazio
L’esperienza offerta dalla mostra non si limita alla contemplazione passiva puramente bidimensionale, ma si articola attraverso molteplici e sorprendenti approcci installativi. L’uso sapiente della luce e la sua alternanza ritmica con il buio agiscono come dispositivi capaci di moltiplicare il significato intrinseco delle opere, creando un ponte invisibile tra il dentro e il fuori della cornice. In questa danza visiva e percettiva, il dualismo tra il visibile e il sommerso, o ancora tra la dimensione della realtà tangibile e quella della virtualità immaginata, cattura lo spettatore avvolgendolo in un’immersione percettiva e mentale pressoché totale. Il concetto stesso di materia e di effimero viene esplorato fino alle sue estreme conseguenze fisiche all’interno delle sale.
A rendere l’intervento ancora più incisivo e memorabile è la decisa rottura dello spazio tradizionale della rappresentazione artistica. Molti degli elementi che popolano i dipinti decidono di oltrepassare i ristretti confini fisici imposti dalla tela, manifestandosi nel mondo sensibile sotto forma di tridimensionali frammenti in ceramica smaltata. Questa coraggiosa scelta espositiva genera una fortissima e vibrante tensione tra l’illusione della superficie pittorica e la solidità dello spazio reale in cui il pubblico è chiamato a muoversi. L’intero impianto visivo, ben suggerito da quel “mentre” del titolo che indica un tempo indefinito in cui l’acqua giace in quiete carica di energia latente, riporta chi osserva a un’esperienza fortemente concreta. Un’indagine accurata sul flusso inesorabile del tempo che rimescola costantemente le carte della percezione museale e storica.
Info utili
- Ingresso: libero
- Orari: venerdì 9.00 – 13.00; sabato 16.00 – 20.00; domenica 9.00 – 13.00
- Indirizzo: Museo Civico Archeologico “Rodolfo Lanciani”, Convento San Michele Arcangelo, via XXV Aprile – 00012 Guidonia (RM)
