Domani sabato 9 maggio scendono in campo Flavio Cobolli, contro il francese Atmane, e Jannik Sinner, all’esordio contro l’austriaco Ofner. Si arriva al weekend dopo un giovedì duro per il tennis italiano, e con la polemica dei montepremi Slam che continua a tenere banco.
C’è un sabato di tennis che Roma aspetta come si aspettano certe domeniche di sole dopo una settimana storta. Domani il Foro Italico apre le porte ai suoi due nomi più attesi del momento: Flavio Cobolli, romano, classe 2002, testa di serie numero 10, e Jannik Sinner, numero uno del mondo, all’esordio nel torneo che ancora gli manca. Due partite cerchiate sul calendario di chi il tennis lo segue da sempre e di chi ha cominciato a seguirlo l’altro ieri: e oggi va bene così, perché serve un tennis che riempia gli stadi e i salotti.
Intanto, oggi venerdì 8 maggio, il Foro non si ferma un attimo. Sono tre gli azzurri che accendono l’attenzione. Matteo Arnaldi, reduce dalla bella vittoria su Munar al debutto, si gioca la sua chance contro Alex De Minaur, numero 6 del seeding e numero 8 del mondo: una sfida da underdog assoluto, di quelle che si affrontano col braccio sciolto e niente da perdere.
Sul rosso scende in campo anche Luciano Darderi, testa di serie numero 18, contro il tedesco Yannick Hanfmann — uno che a Roma ci sa stare (quarti nel 2023 partendo dalle qualificazioni) e che è arrivato a questo turno dopo aver eliminato a sorpresa Hurkacz al primo. Sulla carta Luciano è in vantaggio (3-0 nei precedenti, tutti su terra rossa, l’ultimo proprio nella finale di Santiago del Cile), ma carta canta… poco quando l’avversario è in fiducia.
E poi, soprattutto, c’è l’attesa per stasera. Lorenzo Musetti, numero 8 del seeding, chiuderà il programma serale del Centrale non prima delle 20:30 contro il francese Giovanni Mpetshi Perricard, mancino col servizio devastante e con quel tipo di tennis che, quando entra in funzione, può togliere il fiato a chiunque. Per Lorenzo è il debutto, e l’asticella è alta (l’anno scorso al Foro arrivò in semifinale, e quel ricordo a Roma lo si tiene caro).
Ma prima di guardare avanti, conviene voltarsi un secondo. Perché ieri al Foro è successo qualcosa, e non è stato bello.
Giovedì nero, con qualche luce
Il giovedì degli Internazionali, sulla carta, doveva essere la giornata della spinta azzurra. Dieci italiani in campo tra recuperi e debutti, una processione di nomi familiari che faceva ben sperare. È finita, invece, in un piccolo bollettino di guerra. Si sa, le giornate così a volte succedono, soprattutto quando il tabellone è denso e gli avversari, sulla carta, non sembrano insormontabili.
Matteo Berrettini ha aperto il programma sul Centrale e l’ha chiuso in un’ora e mezza con un netto 6-2, 6-3, eliminato in due set da Popyrin. Una dolorosa perdita per Roma.
A seguire, Lorenzo Sonego ha salutato il torneo nella sessione serale: 6-3 6-3 contro il peruviano Ignacio Buse, una di quelle sconfitte secche che lasciano poco da raccontare.
Federico Cinà, il giovane palermitano del 2007, in tabellone con una wild card, ha lottato un set, vinto il primo, e poi è stato rimontato dal belga Alexander Blockx (4-6 6-1 6-3).
Francesco Maestrelli si è arreso a Bautista Agut in due set, 6-3 7-6, dopo due ore di partita ben giocata ma mai davvero presa in mano.
E Gianluca Cadenasso, il più giovane del gruppo al primo match della sua carriera a questo livello ha sognato un set e mezzo: vinto il primo al tie-break, avanti 4-2 nel secondo, poi un crollo verticale che l’ha portato al 6-7 6-4 6-0 contro l’argentino Tirante. Una doccia gelata.
Ma le luci ci sono state. Mattia Bellucci, classe 2001, ha messo in fila l’argentino Burruchaga in due set puliti (6-4 6-4), confermando un momento di forma che lo accompagna da qualche settimana. E poi il piccolo grande sigillo della giornata: Andrea Pellegrino, qualificato, ha vinto il derby azzurro contro Luca Nardi (4-6 6-3 6-3). Per Andrea è la prima vittoria in carriera in un Masters 1000.
Sul versante femminile, oltre al sospiro di sollievo di Paolini (rimonta su Jeanjean 6-7 6-2 6-4 in quasi tre ore), va ricordata l’impresa vera di giornata: Noemi Basiletti, vent’anni, numero 427 del mondo, partita addirittura dalle pre-qualificazioni, ha completato la rimonta interrotta dalla pioggia e ha battuto la veterana Tomljanovic 7-5 6-4. Sei vittorie consecutive per arrivare al secondo turno di un WTA 1000. Roba da copione cinematografico. Adesso, per lei, ci sarà Svitolina. E qui, davvero, il Foro le deve un applauso speciale.
La polemica che non passa: Sinner e gli Slam
Mentre al Foro si giocava, dalla sala stampa è arrivata l’altra notizia della giornata. Jannik Sinner, nel suo media day di vigilia, ha messo i piedi nel piatto della polemica più grossa del momento: i montepremi degli Slam.
Il tema non è nuovo, ma sentirselo dire dal numero uno del mondo, in conferenza stampa, con quella sua calma che ha dentro tutto, fa peso. “Siamo stati zitti per tanto tempo, ora è il momento di parlare”, ha detto Jannik. “I soldi sono una conseguenza, più che altro è il rispetto. Senza di noi il torneo non c’è. Non chiediamo il cinquanta per cento, non ci piacerebbe neanche, però forse stiamo prendendo un po’ troppo poco”.
La storia, in breve, è questa: i Top 10 ATP e WTA hanno scritto una lettera ai quattro Slam quasi un anno fa, chiedendo una percentuale dei ricavi più equa, un sistema di welfare per i giocatori meno piazzati nel ranking, e un consiglio dei giocatori per dialogare direttamente con gli organizzatori. La risposta, di fatto, non è arrivata. Sinner ha detto di essere “deluso dal montepremi del Roland Garros” e ha aggiunto che presto si scoprirà quello di Wimbledon, “speriamo migliore”. Sull’ipotesi boicottaggio, sollevata dalla numero uno WTA Sabalenka, Jannik è stato cauto ma chiaro: “Capisco i giocatori che ne parlano”.
Il punto, lo dice Sinner stesso, non è il portafoglio dei top. Il punto sono i giocatori che vivono ai margini del circuito, quelli per cui un primo turno di Slam significa pagare l’affitto e il fisioterapista per i sei mesi successivi.
Ma adesso si torna al campo.
E sabato, tocca a Flavio
Il primo dei due grandi appuntamenti di domani è Flavio Cobolli contro Terence Atmane.
Per Flavio è il debutto in un torneo che — sue parole — “ho sempre sofferto”. Tre stagioni di Internazionali e mai un risultato all’altezza, mai quel feeling con il Foro che pure dovrebbe venirgli naturale, da romano de Roma.
Quest’anno arriva da numero 10 del seeding, da una primavera in crescita continua, da una conferenza stampa in cui ha detto due cose che pesano: “Sento meno pressione, voglio divertirmi” e “alla Top 10 non ci penso, è una conseguenza”. Sembrano frasi di circostanza, ma non lo sono. Sono il manifesto di un giocatore che ha capito una cosa fondamentale, e cioè che la pressione, a Roma, te la metti soprattutto da solo.
Atmane è una mina vagante. Mancino, francese, ventiquattro anni, numero 51 del mondo, una stagione 2025 esplosa con quella semifinale incredibile a Cincinnati — dove, peraltro, eliminò proprio Cobolli al secondo turno per 6-4 3-6 7-6(5). Flavio si è preso la rivincita poche settimane fa a Delray Beach (7-5 6-4), e così il bilancio è 1-1. Ieri Atmane ha esordito disinnescando il belga Bergs 6-3 6-4 in un’ora e ventiquattro minuti, mostrando un servizio velenoso, traiettorie da mancino atipico e una grande tenuta in risposta. Non è l’avversario comodo che si vorrebbe per un debutto in casa. Ma è anche l’avversario giusto per capire subito a che punto è davvero il Cobolli del 2026. Si gioca sulla Grand Stand Arena, la nuova “casa numero due” del Foro Italico inaugurata nello Stadio dei Marmi. Una cornice che, da sola, vale la fila al cancello.
E poi tocca a Jannik
Sinner. Ofner. Sabato sera, orario ancora da definire, ma l’attesa è quella che è. Per Jannik si tratta del debutto a Roma da numero uno del mondo, da uomo che ha vinto gli ultimi cinque Masters 1000 di fila, un’impresa che nessuno, mai, era riuscito a fare prima, e da giocatore che cerca proprio qui l’unico Masters 1000 che ancora non gli è entrato in bacheca. Cinquant’anni dopo Adriano Panatta, l’Italia aspetta un altro nome italiano sull’albo d’oro del Foro. Un peso enorme, e Sinner lo porta come porta tutto: senza farlo vedere.
L’avversario, Sebastian Ofner, austriaco, trent’anni, fuori dalla Top 100, è di quelli che sulla terra rossa sanno far male se sottovalutati: combatte, corre, non regala. Ma i precedenti dicono Sinner, e il momento di forma di Sinner non ha bisogno di descrizioni. Il dato curioso: Jannik ha avuto tre giorni totalmente liberi prima di arrivare a Roma (golf, calcio, niente racchetta) e in conferenza ha detto “sono super contento di essere qui”. Tradotto: sta bene, è tranquillo, sta giocando il suo tennis migliore da mesi.
E noi, qui, lo aspettiamo con la voglia di vederlo, sostenerlo, gioire e soffrire, e con quel filo di tensione che diventa euforia solo quando si sente il primo “fifteen-love”.
Sabato 9 maggio. Cobolli sulla Grand Stand. Sinner sul Centrale.
