Sul Centrale del Foro Italico la campionessa in carica supera in rimonta la francese Leolia Jeanjean: 6-7(4), 6-2, 6-4 in quasi tre ore. Pubblico in apnea, primo set perso al tie-break, poi la reazione. Al prossimo turno c’è Elise Mertens.
Doveva essere un esordio in carrozza, è stata una traversata. Jasmine Paolini comincia la difesa del suo titolo agli Internazionali con quello che alle nostre latitudini si chiama “esordio col brivido”: vince, sì, ma a costo di tre ore di battaglia, di un primo set buttato via, e di tutta la tensione accumulata in mesi che non sono stati semplici. Si sa, le partite più difficili non sono quelle contro le big. Sono quelle in cui il pubblico è dalla tua parte, le aspettative pesano, e dall’altra parte hai una numero 127 del mondo che non ha niente da perdere e gioca leggera.
Leolia Jeanjean, qualificata, mancina, fastidiosa, di quelle che ti chiamano a rete quando non vuoi e ti tengono sulla riga di fondo quando vorresti chiudere. Per Jasmine, soprattutto nel primo set, una matassa difficile da sciogliere.
Il primo parziale è stato un piccolo film thriller. Avanti di un break, riprese. Avanti di un altro break, riprese ancora. A servire per il set sul 5-3. Niente. Si arriva fino al tie-break, e lì Paolini si complica la vita con scelte tattiche rivedibili e qualche errore di troppo. Tie-break perso 7-4. I numeri raccontano meglio di mille parole quel set: zero ace, sei doppi falli, un misero quaranta per cento di punti vinti con la seconda. Il servizio, di solito una certezza, oggi è stato il punto più fragile. Il Centrale tratteneva il fiato.
Nel secondo set la nostra ha cambiato passo. Due break in apertura, il solito momento basso a metà parziale in cui si è fatta riprendere il servizio, ma stavolta senza scollarsi dal match. 6-2, e si è andati al terzo come si va alle cose serie: con un’altra faccia.
Il set decisivo è stato un duello giocato sul filo. Avanti la francese — 2-1, poi 3-2 — con Jasmine sempre a inseguire, sempre a tenere botta. Il sesto game è quello in cui la storia gira: Jeanjean sbaglia la più facile delle volée e la nostra resta agganciata, 3-3. E poi è arrivato il settimo gioco, e il settimo gioco è stato un romanzo. Cinque palle break per Paolini, quattro annullate dalla francese — un rovescio lungolinea da brividi, un servizio sporco, una risposta in rete dell’azzurra. Alla quinta è Jeanjean a mandare in rete il cross di dritto, e il break arriva: 4-3. Dietro, un turno di battuta tenuto a zero, 5-3, e Roma comincia finalmente a respirare.
Ma il finale, perché tanto i finali tranquilli oggi non erano in agenda, ha avuto ancora un sussulto. Sul 5-4, primo match point annullato da Jeanjean con il servizio. Poi nel decimo gioco la francese si è tenuta di nuovo viva, ma sull’altro lato Paolini ha chiuso a zero il game di battuta: tre match point, basta il primo, rovescio incrociato stretto della francese che non rientra. Quasi tre ore di tennis, e alla fine gli occhi lucidi. Lacrime liberatorie, di quelle che scaricano i risultati che non sono arrivati nel 2026, le aspettative del titolo da difendere, il peso di un Centrale che ti vuole bene ma che ti chiede tanto.
Adesso ci sarà Elise Mertens, belga, numero 22 del mondo, una giocatrice solida e completa. Sarà un match diverso. E se il servizio resterà quello di oggi, con quei numeri, sarà difficile cavarsela ancora di rimonta.
Ma oggi, intanto, la campionessa in carica è dentro. Resta la cosa che conta. Il resto si aggiusta. Perché Jasmine, lo sappiamo, è una di quelle giocatrici che le partite le sa sistemare strada facendo.
Si va avanti. Un turno alla volta, un servizio alla volta. E magari, sabato, con qualche buona prima in più.
