- Cosa: L’uscita di Don’t Let The Sun, pluripremiato esordio nel cinema di finzione della regista svizzera Jacqueline Zünd.
- Dove e Quando: Prossimamente nelle sale cinematografiche, distribuito in Italia da Trent Film.
- Perché: Per riflettere lucidamente sulle relazioni umane, l’intimità e la solitudine in un futuro prossimo segnato dal tracollo climatico.
Il cinema si fa specchio delle nostre paure più profonde, proiettandoci in un domani che appare spaventosamente tangibile. Presentato con successo al Locarno Film Festival, dove ha conquistato il Pardo per la Miglior Interpretazione nel Concorso Cineasti del Presente, arriva prossimamente in Italia Don’t Let The Sun. L’opera, distribuita da Trent Film e coprodotta dall’italiana Casa delle Visioni insieme alla svizzera Lomotion, segna l’esordio nella finzione della talentuosa documentarista Jacqueline Zünd. Con uno sguardo attento e rigoroso, la regista ci trasporta in una dimensione post-digitale dove il vero nemico non è la tecnologia, ma un pianeta ormai inospitale. Un racconto che esplora la complessa e fragile natura dell’intimità in un’epoca in cui l’umanità sembra aver smarrito la propria bussola emotiva.
Un’umanità al buio tra crisi climatica e solitudine
La premessa narrativa di Don’t Let The Sun affonda le proprie radici in un’ipotesi tanto estrema quanto plausibile: le temperature globali sono salite a livelli insostenibili, costringendo l’intera popolazione terrestre a rifugiarsi al chiuso durante il giorno e a vivere esclusivamente di notte. In questo scenario in cui la luce solare è diventata una minaccia mortale, le abitudini si sono radicalmente trasformate. Spiagge illuminate solo dal pallore lunare e cortili scolastici avvolti in una penombra artificiale fanno da sfondo a un’esistenza che, seppur perfettamente regolata e funzionale, si è svuotata di ogni calore umano. La temperatura del pianeta è arrivata alle stelle, ma quella emotiva è scesa ben al di sotto dello zero, cristallizzando le coscienze in un gelido isolamento.
In questo mondo notturno, le relazioni spontanee sono diventate un lusso troppo doloroso da sostenere. L’intimità fa paura, il rischio di una delusione è insormontabile. La soluzione, figlia di una società che mercifica ogni aspetto dell’esistenza, risiede in agenzie specializzate capaci di fornire “sostituti affettivi” su richiesta. L’ispirazione per questo elemento narrativo è venuta alla Zünd durante un viaggio in Giappone, dove esistono realtà commerciali che affittano attori per interpretare il ruolo di familiari, amici o coniugi. Nel film, questa pratica non è un semplice vezzo culturale, ma una necessità vitale per colmare voragini affettive senza doversi esporre ai rischi del coinvolgimento emotivo autentico, ponendo allo spettatore domande provocatorie sulla natura stessa dei nostri legami e sul confine tra autenticità e finzione.
Il calore e il gelo: l’incontro tra Jonah e Nika
Il cuore emotivo dell’opera pulsa attraverso la figura di Jonah, interpretato dal talentuoso attore e ballerino georgiano Levan Gelbakhiani. Ventottenne malinconico, Jonah lavora proprio come “sostituto affettivo” per una di queste agenzie. Indossare i panni degli altri è la sua specialità, una corazza perfetta che gli permette di vivere vite non sue e di non dover mai fare i conti con se stesso. Si muove con disinvoltura tra una finta relazione e l’altra, sentendosi realmente al sicuro solo quando si dissolve nel personaggio che gli è stato assegnato. La sua esistenza scorre in una placida e apatica anestesia, fino a quando non riceve un incarico destinato a scardinare ogni sua difesa.
A Jonah viene chiesto di interpretare il ruolo del padre di Nika, una bambina di nove anni estremamente chiusa e diffidente (portata sullo schermo dalla giovanissima Maria Pia Pepe, al suo esordio). L’incontro tra i due si rivela un inaspettato corto circuito emotivo. I silenzi carichi di tensione e lo sguardo indecifrabile della bambina disorientano profondamente Jonah, spingendolo ben oltre i confini rassicuranti del suo copione professionale. Quando Nika comincia impercettibilmente ad aprirsi e a fidarsi, qualcosa di atavico e potente si risveglia nel cuore del finto padre. La farsa collassa, lasciando spazio a un sentimento puro e incontrollabile. Il loro legame diventa una fiamma improvvisa nella notte perenne, una luce capace di illuminare il buio ma anche di bruciare chi non è più abituato a sentire calore.
L’architettura brutalista come specchio dell’anima
Per dare corpo a questa visione distopica ma profondamente radicata nel presente, Jacqueline Zünd ha compiuto una scelta estetica di formidabile impatto, trasformando l’architettura in un vero e proprio personaggio aggiunto. Il film è stato girato in gran parte in Italia, sfruttando location dalla forte personalità moderna e brutalista, capaci di evocare un futuro imminente senza ricorrere a complessi effetti speciali. A Milano, l’occhio della macchina da presa si è posato sul quartiere Gallaratese, inoltrandosi tra le geometrie essenziali del complesso residenziale “Monte Amiata”, iconico progetto di Carlo Aymonino e Aldo Rossi. Queste strutture, concepite negli anni Sessanta come avveniristici corpi urbani autosufficienti, restituiscono perfettamente il senso di alienazione e isolamento dei protagonisti.
Le riprese si sono spinte fino a Genova, per catturare l’inquietante e affascinante mole de “Le Lavatrici” di Pra’, un controverso progetto di edilizia popolare degli anni Ottanta firmato da Aldo Luigi Rizzo. Le sue forme monolitiche e i grandi spazi labirintici contribuiscono a creare un’atmosfera visiva spigolosa e sospesa. I volumi di cemento, spogli e imponenti, si fanno portavoce del paesaggio interiore di Jonah e degli altri sopravvissuti, dando forma tangibile alla vulnerabilità umana. In questo teatro di freddo cemento, magistralmente fotografato da Nikolai von Graevenitz, il bisogno di connessione emerge in tutta la sua disperata e vitale necessità.
Info utili
- Genere: Drammatico / Fantascienza
- Durata: 101 minuti
- Lingua originale: Inglese
- Regia: Jacqueline Zünd
- Cast: Levan Gelbakhiani, Maria Pia Pepe, Agnese Claisse, Karidja Touré, Cecilia Bertozzi
- Produzione: Lomotion (Svizzera), Casa delle Visioni (Italia), SRF Schweizer Radio und Fernsehen
- Distribuzione Italiana: Trent Film
