- Cosa: Il monologo teatrale “Il Gioco delle Forme”, scritto e diretto da Stefano Ferrara.
- Dove e Quando: Teatrosophia, Roma; dal 14 al 17 maggio 2026.
- Perché: Una riflessione straordinaria e ironica sulla genitorialità e sull’accettazione di sé attraverso la storia di un uomo “incinto”.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una proposta coraggiosa e profondamente umana con l’arrivo sul palco di Teatrosophia dello spettacolo Il Gioco delle Forme. Scritto e diretto da Stefano Ferrara, il monologo vede come protagonista Bruno Petrosino, attore che nonostante la giovane età ha già dimostrato una maturità interpretativa fuori dal comune. Dopo il successo ottenuto nella prima parte della stagione con Nessuno dopo di te, Petrosino torna in scena per dare corpo e voce a una storia che sfida le convenzioni e invita lo spettatore a un esercizio di empatia e riflessione profonda.
Lo spettacolo si presenta come un atto di resilienza gentile, un termine che descrive perfettamente l’approccio narrativo scelto per affrontare temi complessi come l’identità e il superamento dei pregiudizi. Al centro della trama non vi è una denuncia gridata, ma un invito sussurrato ad andare oltre le apparenze, mettendo in discussione l’idea stessa che esistano “forme giuste” in cui la società o noi stessi dobbiamo necessariamente incasellarci. È un augurio sincero rivolto al pubblico: quello di imparare ad amare le persone per ciò che custodiscono nel profondo, ignorando le etichette esterne.
La straordinaria condizione di Emidio
Il protagonista della vicenda è Emidio, un uomo che si ritrova a vivere una condizione biologicamente impossibile ma drammaticamente reale nel contesto scenico: è incinto. Non ci sono spiegazioni scientifiche, né interventi divini o annunci angelici a giustificare questo stato; la gravidanza di Emidio è un dato di fatto, un miracolo laico che capita e basta. Questo elemento di realismo magico serve a trasformare una vita ordinaria in un’esistenza “extraordinaria”, ponendo il personaggio di fronte a dilemmi morali e pratici di enorme portata.
Emidio non è l’eroe che ci si aspetterebbe. È un uomo che soffre profondamente il concetto atavico di genitorialità e che mette in dubbio il senso stesso del sacrificio estremo per mettere al mondo una nuova vita. Con un’onestà quasi brutale, il protagonista confessa che, se potesse tornare indietro, forse non sceglierebbe nemmeno di nascere lui stesso. Questa resistenza alla responsabilità, questo egocentrismo dichiarato (“pensa solo ai fatti suoi”, si legge nelle note di regia), rende il personaggio estremamente umano e vicino alle contraddizioni dell’uomo contemporaneo, incapace spesso di accudire persino se stesso.
Tra disagio fisico e riflessione filosofica
La messa in scena esplora con minuzia anche il disagio fisico di Emidio. La sua gravidanza si manifesta attraverso piccoli gesti quotidiani: l’impossibilità di trovare una posizione comoda sulla sedia, il continuo cambiare postura, il bisogno di bere l’ultimo sorso di una bottiglia. Questi dettagli fisici, interpretati con precisione da Bruno Petrosino, diventano metafore di un’inquietudine interiore che non trova pace. L’attore riesce a trasmettere la sensazione di un corpo che non si riconosce più, che ospita “l’altro” pur non sentendosi pronto ad accoglierlo.
Il Gioco delle Forme diventa così una lente d’ingrandimento sulle paure legate alla cura e al futuro. La domanda che sottende l’intera narrazione è come si possa dare una spiegazione razionale a ciò che è irrazionale per natura. Attraverso il paradosso dell’uomo incinto, Stefano Ferrara indaga il peso delle aspettative sociali e la libertà individuale di non sentirsi all’altezza dei ruoli imposti. La performance si muove su un filo sottile tra ironia e malinconia, lasciando allo spettatore il compito di ricomporre i pezzi di questo originale puzzle esistenziale.
L’esperienza di Teatrosophia
Assistere a uno spettacolo a Teatrosophia non significa solo partecipare a un evento culturale, ma entrare a far parte di una comunità. Lo spazio, situato nel cuore di Roma, prosegue la sua tradizione di ospitalità offrendo al termine della recita il consueto aperitivo. Questo momento di incontro non è un semplice corollario, ma una parte integrante dell’esperienza teatrale: un’occasione per il pubblico di dialogare direttamente con Bruno Petrosino e Stefano Ferrara, scambiando impressioni e riflessioni in un clima informale e conviviale.
Questa scelta sottolinea la filosofia della struttura, che punta ad abbattere le barriere tra palco e platea. Il Gioco delle Forme si inserisce perfettamente in questo solco, portando in scena una storia che parla di vicinanza e comprensione reciproca. In un’epoca di relazioni spesso superficiali, il monologo di Ferrara e l’interpretazione di Petrosino offrono una sosta necessaria per riflettere su cosa significhi realmente “essere”, al di là della forma che il destino o la biologia hanno deciso di assegnarci.
Info utili
- Spettacolo: Il Gioco delle Forme
- Dove: Teatrosophia, Via della Vetrina 7, Roma
- Date: Dal 14 al 17 maggio 2026
- Orari: Giovedì e venerdì ore 21:00; sabato e domenica ore 19:00
- Biglietti: € 15,00 + tessera associativa (registrazione obbligatoria)
- Contatti: info@teatrosophia.com | Tel. 0668801089
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