Cosa: Reverberaciones, mostra collettiva che riunisce tre noti artisti spagnoli contemporanei.
Dove e Quando: Von Buren Contemporary, Via Giulia 13, Roma. Dall’11 aprile al 6 maggio 2026.
Perché: Un affascinante intreccio di pittura, fotografia e disegno che esplora la natura morta, la memoria e la metamorfosi.
La vibrante scena culturale della Capitale si arricchisce di una nuova e stimolante proposta artistica presso la galleria Von Buren Contemporary. Lo spazio espositivo è lieto di presentare al pubblico Reverberaciones, un’affascinante mostra collettiva che riunisce i lavori di tre noti artisti spagnoli: Leonor Benito de la Lastra, Luis J. Fernández e Juan José Martínez Cánovas. Curata e organizzata da Michele von Büren, con il fondamentale apporto del testo critico affidato ad Anna Gasperini, l’esposizione propone un intrigante intreccio di differenti linguaggi visivi. Il progetto espositivo comprende fotografie, disegni e dipinti, capaci di esprimere le poetiche individuali degli artisti in un continuo dialogo formale. In un’epoca sempre più dominata dall’effimero, Reverberaciones invita lo spettatore a soffermarsi, offrendo uno spazio di riflessione sulle molteplici sfaccettature dell’esistenza e dell’arte.
La fotografia analogica e la memoria
La ricerca artistica di Leonor Benito de la Lastra affonda profondamente le sue radici nelle tradizioni e nelle straordinarie possibilità sperimentali della fotografia analogica. Nata a Barcellona nel 1962 e laureatasi in Belle Arti all’Università di Salamanca con una specializzazione in design audiovisivo, l’artista vanta una solida carriera che si estende per oltre trent’anni. Nel corso del tempo si è affermata come vera e propria maestra della camera oscura. Per lei, il laboratorio non è un semplice spazio tecnico di sviluppo, ma un fondamentale strumento creativo primario, indispensabile per l’intervento artistico.
Le sue opere fotografiche sono realizzate attraverso un meticoloso procedimento analogico, il quale prevede complessi processi chimici e l’impiego rigoroso del bianco e nero. Questa manipolazione è studiata per ottenere qualità plastiche che colmano magistralmente il divario tra la fotografia e le arti visive più ampie, rievocando temi profondi come la memoria, l’inesorabile passaggio del tempo e la solitudine. Le sue immagini si presentano al pubblico come frammenti enigmatici, dal carattere intimo e suggestivo, dotati di un fortissimo impatto poetico. Figura di spicco nella comunità dei fotografi, ha diretto El Fotógrafo a Salamanca, uno spazio polivalente dedicato allo studio delle tecniche fotografiche storiche. La sua eccellenza ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui la selezione per i Magnum Photography Awards e le menzioni d’onore da Life Framer.
Architetture impossibili e nature morte
Il percorso espositivo prosegue esplorando la densa tela formale di Luis J. Fernández, nato a Blanca, Murcia, nel 1974. Straordinario pittore autodidatta, Fernández ha scelto il formalismo puro come suo linguaggio artistico d’elezione. In questa specifica mostra presenta un progetto in cui una peculiare serie di nature morte si configura come un intenso spazio di convergenza tra l’immagine visiva e il pensiero filosofico. Le sue composizioni suggeriscono infatti una lettura fortemente stratificata, dove simboli vitali e delicati, come i fiori, si sovrappongono costantemente a elementi dissonanti, come le oscure tonalità che prevalgono sulla tela.
Oltre all’introspezione malinconica della natura morta, la sua lunga carriera testimonia un’affascinante evoluzione tematica. Partito inizialmente dalla rappresentazione di spazi simbolici legati ai frutteti del suo ambiente natale – opere che gli valsero la partecipazione alla 2ª Biennale di Arte Contemporanea di Firenze nel 1999 e l’ambito premio Giovane Artista dell’Anno della Regione di Murcia nel 2005 – Fernández si è successivamente spinto verso il regno complesso dei paesaggi urbani. L’artista si dedica a creare “città impossibili”, minuziosamente basate su edifici paradigmatici della civiltà contemporanea che si inseriscono in un presente futuristico, talvolta intravisto nel contesto di altri antichi emblemi del passato. Questa sua acclamata e visionaria serie è stata esposta nelle metropoli di tutto il mondo, da Parigi a Roma, passando per Dubai, Firenze, Shanghai, Miami, Barcellona e Madrid, culminando con la vittoria della Medaglia d’Oro al Forum Europa di Madrid nel 2016.
Metamorfosi e ritrattistica classica sovvertita
A chiudere questo eccezionale trittico creativo interviene Juan José Martínez Cánovas, talentuoso artista nato a Murcia in Spagna nel 1980. Laureatosi brillantemente presso l’Accademia di Belle Arti della sua città natale, ha in seguito perfezionato la sua vasta formazione accademica conseguendo un Master specifico sulla ricerca dei nuovi materiali pittorici. Fondamentale è stata inoltre la sua borsa di studio annuale presso la rinomata Accademia di Belle Arti di Roma, luogo che ha consolidato la sua ispirazione. Nel corso dei suoi approfonditi studi, è stato profondamente segnato dall’incontro e dagli insegnamenti diretti di Pedro Cano e Antonio López García, due tra i più celebri e influenti pittori spagnoli viventi, la cui eredità stilistica è chiaramente visibile nella meticolosità della sua opera.
Il contributo di Martínez Cánovas a questa esposizione si concentra in modo particolare sull’uso magistrale della matita su carta. Con questa tecnica delicata ma decisa, egli mira a sovvertire dall’interno il mondo e i rigidi canoni della ritrattistica classica. L’artista dà vita a una serie di ipnotiche figure ibride, metà essere umano e metà animale, generate dall’inedita e audace fusione tra la mitologia arcaica e la realtà contemporanea. Il risultato finale è una collezione di immagini mistiche, dichiaratamente surreali e a tratti sottilmente inquietanti, che colpiscono l’osservatore non solo per lo shock del soggetto trattato, ma soprattutto per l’assoluta e indiscutibile maestria del disegno. Grazie alla sua personalissima inclinazione visiva diretta alle tematiche dell’inquietudine esistenziale e dell’eterna metamorfosi, l’artista ha già conquistato, nonostante la giovanissima età anagrafica, importanti e lusinghieri riconoscimenti sia all’interno del circuito spagnolo che nel panorama artistico estero, affermandosi persino nella difficile realizzazione di numerosi ritratti istituzionali.
Info utili
- Luogo: Von Buren Contemporary, Via Giulia 13, 00186 Roma.
- Apertura e Date: La mostra resterà aperta al pubblico fino al 6 maggio 2026.
- Vernissage: L’inaugurazione si terrà sabato 11 aprile 2026, dalle ore 18:00 alle 21:30.
- Orari di apertura: La galleria è visitabile dal lunedì al sabato, la mattina dalle 11:00 alle 13:30 e il pomeriggio dalle 15:30 alle 19:30.
(in foto; dettaglio opera di Luis J. Fernández, 2021)
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