Cosa: Messa in scena dello spettacolo teatrale Voce del Verbo… Parlare, interpretato dagli undici giovanissimi attori della compagnia I Mini Meddi’s Theatre.
Dove e Quando: Presso il Centro Culturale Benedetto XVI (Salone parrocchiale Santa Maria Consolatrice, quartiere Casal Bertone), domenica 7 giugno 2026 alle ore 17:00.
Perché: Un’occasione per riflettere su tematiche di forte attualità sociale, come la perdita di senso nella comunicazione contemporanea, affrontate con l’energia e la genuinità tipiche dell’infanzia.
L’universo teatrale capitolino si prepara ad accogliere un evento che unisce la freschezza dell’infanzia alla profonda riflessione su temi di stringente attualità. Domenica 7 giugno 2026, a partire dalle ore 17:00, il palcoscenico del Centro Culturale Benedetto XVI aprirà il suo sipario per una rappresentazione molto speciale. All’interno del Salone parrocchiale Santa Maria Consolatrice, situato nel vivace quartiere di Casal Bertone, andrà in scena lo spettacolo Voce del Verbo… Parlare. L’opera, scritta e diretta con grande sensibilità dalla regista Veronica Meddi, segna un atteso e vibrante ritorno sulle scene a distanza di quattro anni dalla sua primissima messa in scena. La particolarità e la forza propulsiva di questa produzione, firmata Meddi Magazine, risiedono interamente nel suo cast d’eccezione: a calcare le tavole del palcoscenico saranno infatti i giovanissimi talenti della compagnia I Mini Meddi’s Theatre.
Il peso delle parole tra bullismo e femminicidio
Viviamo in un’epoca storica caratterizzata da una comunicazione frenetica e spesso superficiale, in cui il significato profondo dei termini sembra sbiadire giorno dopo giorno. La cronaca quotidiana ci ricorda costantemente come le parole abbiano subito forti modifiche e come i codici comunicativi contemporanei risultino sempre più sballati e privi di empatia. È partendo da questa allarmante constatazione, che genera una comprensibile paura per le derive sociali in atto, che il testo teatrale affonda le sue solide radici concettuali. Attraverso un meccanismo scenico che si presenta visivamente come un semplice e suggestivo gioco teatrale, l’opera affronta con inaspettata maturità due delle piaghe più dolorose e dibattute della nostra complessa società: il bullismo e il femminicidio.
A farsi coraggiosi portavoce di questi messaggi così importanti e delicati saranno undici nuovi giovani attori, la cui età anagrafica è compresa tra i 6 e gli 11 anni. Questa audace scelta registica crea un potente cortocircuito emotivo: l’innocenza e la purezza dell’infanzia si scontrano apertamente con la durezza della realtà adulta, veicolando una richiesta di ascolto che non può essere ignorata dal pubblico in sala. I piccoli interpreti si presenteranno agli spettatori in una grintosa chiave rock, pronti a energizzare le parole del copione e a scuotere nel profondo le coscienze dei presenti. Ad affiancarli e supportarli in questa importante prova ci sarà anche la partecipazione straordinaria di Valerio Galassi ed Emiliano Florio, presenze che arricchiranno ulteriormente la dinamica della narrazione scenica.
Il teatro come palestra di vita ed empatia
Per comprendere appieno l’anima pulsante di questo progetto, è necessario guardare ben oltre la semplice performance artistica e abbracciare la visione pedagogica che lo sostiene fin dalle fondamenta. Come acutamente sottolineato nelle note di regia, il teatro lancia costantemente la sua ineludibile chiamata, alla quale si può decidere di rispondere con slancio o che si può scegliere, per timore o disinteresse, di ignorare. Per le nuove generazioni, accogliere questa affascinante sfida rappresenta un’opportunità di crescita umana inestimabile, soprattutto perché in gioventù tutto è ancora un territorio inesplorato da scoprire. Il palcoscenico si trasforma così in una vera e propria palestra emotiva, un luogo protetto e vitale dove l’arte drammatica fa bene, anzi, benissimo.
Il lungo e articolato percorso di preparazione allo spettacolo aiuta concretamente i bambini a imparare a conoscersi nel profondo, offrendo loro gli strumenti necessari per misurarsi in modo sano e costruttivo sia con sé stessi che con gli altri membri del gruppo. Per garantire ai piccoli attori un’esperienza formativa completa, sicura e di alto profilo, la produzione si è avvalsa di un affiatato team di professionisti del settore. Il delicato lavoro introspettivo sui ruoli è stato guidato dall’acting coach Stefano Dionisi, mentre l’aiuto regia e i fondamentali movimenti coreografici sono stati curati con attenzione da Emanuele Chialastri. Grazie a questo supporto costante, coadiuvato dal comparto tecnico per fonica e luci, i bambini hanno potuto trasformare la naturale tensione in pura energia creativa.
Un tuffo nei ricordi per costruire il futuro
La genesi emotiva e strutturale di Voce del Verbo… Parlare affonda le sue radici in un ricordo intimo, vivido e prezioso della stessa regista, risalente a ben 43 anni fa. Un episodio che profuma di estati lontane e di giochi spensierati nel viterbese, quando una bambina di soli 9 anni decise di organizzare uno spettacolino amatoriale insieme ai suoi amichetti di vacanza. In quell’occasione pionieristica, il palcoscenico era un semplice ritaglio di cemento nel giardino condominiale e la musica, che annunciava barzellette e balletti, proveniva da uno stereo piccolino e mezzo scassato, gentilmente prestato da un vicino. La spinta motrice di quell’impresa era il desiderio irrefrenabile di mostrare al mondo i propri talenti, come una spaccata imparata a danza durante l’inverno, cercando caparbiamente di sconfiggere una timidezza altrimenti soffocante.
L’affascinante aneddoto restituisce al lettore l’immagine pura di un’arte artigianale, dove si provava la vera paura di esibirsi senza via di fuga, circondati da sedie prese in prestito dalle case delle nonne per far accomodare un pubblico pagante al prezzo onesto di 20 lire a seduta. Il culmine di quell’avventura fu la corale e generosa decisione di reinvestire l’intero incasso per portare tutto il pubblico in gelateria, offrendo a ogni amico un meritato cono gelato. È esattamente in questo nitido ricordo infantile, fatto di condivisione genuina e di gioia per aver creato qualcosa di bello tutti insieme, che risiede il senso più profondo del teatro che oggi si rigenera magicamente attraverso I Mini Meddi’s Theatre. Un cerchio che si chiude perfettamente anche nell’intento solidale dell’evento odierno, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza, dimostrando ancora una volta che l’arte può generare impatti sociali positivi.
Info utili
- Orario: Domenica 7 giugno 2026, alle ore 17:00.
- Prezzi: L’ingresso è a offerta libera e l’intero ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza.
- Indirizzo: Centro Culturale Benedetto XVI (Salone parrocchiale Santa Maria Consolatrice), ingresso da Piazza Santa Maria Consolatrice, zona Casal Bertone, Roma.
- Prenotazioni: È richiesta la prenotazione obbligatoria telefonando al numero 339-5607076.
