- Cosa: Tavola rotonda sull’attuazione del DM77 promossa dalla Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT) per ridefinire la rete di assistenza sanitaria pubblica.
- Dove e Quando: Roma, presso gli spazi dell’Omnia Hotel Shangri-La, nell’ambito del 40° Congresso Nazionale SIGOT, in programma fino al 22 maggio 2026.
- Perché: Per evidenziare la necessità urgente di una presa in carico proattiva degli anziani fragili, evitando che i reparti di Pronto Soccorso rimangano l’unica risposta in caso di emergenza clinica.
Il panorama demografico italiano richiede un profondo ripensamento delle dinamiche assistenziali, ponendo al centro la continuità delle cure e l’integrazione strutturale tra i vari enti. La recente tavola rotonda promossa a Roma dalla Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT) ha affrontato analiticamente le urgenze e le prospettive legate all’attuazione del Decreto Ministeriale 77. L’evento, intitolato A che punto siamo con l’attuazione del DM77?, ha rappresentato un’occasione cruciale per clinici, rappresentanti delle istituzioni e direttori generali, i quali si sono confrontati apertamente sulle modalità operative necessarie per trasformare le direttive teoriche in un ecosistema sanitario interconnesso ed efficiente. La priorità assoluta individuata dagli esperti è evitare che il cittadino percepisca le diverse strutture come entità isolate, costruendo invece una vera e propria rete unica capace di intercettare tempestivamente la fragilità.
Le Sfide dell’Integrazione e il DM77
Il DM77 del 2022 ha tracciato una cornice legislativa e organizzativa indubbiamente chiara, introducendo nel sistema sanitario elementi cardine come le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e le Centrali Operative Territoriali. Tuttavia, come emerso lucidamente dal dibattito moderato dal Presidente eletto SIGOT Luca Cipriani, il rischio attuale sul territorio è quello di disporre di strutture territoriali fisicamente nuove ma di continuare a operare attraverso percorsi assistenziali ancora profondamente frammentati. La vera sfida, di conseguenza, non risiede soltanto nell’edificazione di nuovi spazi di accoglienza, ma soprattutto nella creazione di connessioni operative solide e strutturate tra i vari attori coinvolti, includendo in questo patto i medici di famiglia, gli specialisti ambulatoriali e le reti di assistenza domiciliare.
Per evitare che il paziente anziano e fragile subisca in prima persona i contraccolpi critici di un sistema disorganico, è indispensabile e urgente superare l’attuale modello sociosanitario che vede il Pronto Soccorso come la principale, se non l’unica, porta d’ingresso in caso di problemi di salute. Serve un approccio metodologico radicalmente diverso, caratterizzato da una presa in carico proattiva e costantemente continuativa, che sia in grado di prevenire l’acuzie prima ancora che questa si manifesti in tutta la sua gravità. L’obiettivo strategico fissato dai geriatri è intercettare tempestivamente i campanelli di allarme nei pazienti affetti da patologie cronico-degenerative, garantendo risposte immediate a livello domestico ed evitando così il collasso delle strutture di emergenza ospedaliere.
L’Innovazione Tecnologica e il Cambio Culturale
L’implementazione concreta delle nuove direttive sanitarie passa inevitabilmente attraverso un rinnovato e massiccio impiego delle tecnologie digitali e della telemedicina. Il Chronic Care Model, ampiamente discusso ed elogiato durante le sessioni del congresso romano, trova oggi un potenziamento senza precedenti grazie a strumenti innovativi come il telemonitoraggio e la teleassistenza a distanza. Questi dispositivi all’avanguardia permettono di seguire nel tempo l’evoluzione del quadro clinico del paziente senza sradicarlo dal proprio ambiente, favorendo lo sviluppo di una medicina di iniziativa che ridisegna il concetto stesso di cura di prossimità. L’innovazione tecnologica, se ben integrata con l’operato capillare degli infermieri di famiglia e delle reti comunitarie locali, può alleggerire significativamente la pressione sugli ospedali.
Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale della ASL Roma 1 e Presidente FIASO, ha sottolineato con forza come la riforma territoriale in atto e i fondi della Missione 6 del PNRR non debbano essere interpretati come un mero elenco di standard organizzativi da spuntare, bensì come un autentico e profondo cambio di paradigma culturale per l’intero Paese. La complessità metropolitana e periferica del territorio laziale, caratterizzato da un invecchiamento progressivo della popolazione e da bisogni sociali fortemente diversificati, richiede un’integrazione senza precedenti tra il comparto sanitario pubblico e i servizi sociali. Questa stretta sinergia interistituzionale è l’unica via realisticamente percorribile per garantire un welfare che sia non solo sostenibile dal punto di vista economico, ma soprattutto ritagliato a misura della non autosufficienza e dei bisogni complessi.
La Centralità della Geriatria nel Nuovo Sistema
In questo articolato e sfidante processo di riorganizzazione su scala nazionale, la disciplina medica geriatrica assume un ruolo di indiscutibile e assoluta centralità. Lorenzo Palleschi, Presidente in carica della SIGOT, ha ribadito a chiare lettere che la popolazione che oggi grava in misura nettamente maggiore sulle strutture ospedaliere, sui reparti di pronto soccorso e sui servizi di assistenza domiciliare è composta in ampissima prevalenza da anziani resi vulnerabili dall’età e dalle patologie. Pertanto, la futura programmazione sanitaria non può in alcun modo prescindere da una lettura multidimensionale dei bisogni specifici del paziente anziano, i quali spaziano intrinsecamente dalla sfera puramente clinica a quella funzionale, cognitiva, sociale e relazionale. Un anziano fragile non deve essere mai ridotto all’etichetta di semplice paziente cronico, ma riconosciuto come un individuo complesso la cui cura impone responsabilità condivise.
Parallelamente all’indispensabile sviluppo dei servizi dislocati sul territorio, è assolutamente essenziale e prioritario ripensare le architetture e le organizzazioni degli stessi ambienti ospedalieri per adattarli alle necessità impellenti di questa fascia demografica. I grandi nosocomi devono ristrutturarsi per accogliere pazienti che spesso superano gli ottant’anni e che risultano affetti da pluripatologie invalidanti, con l’obiettivo primario di minimizzare i rischi severi legati all’allettamento prolungato e alla conseguente perdita di autonomia motoria. Si rende necessaria la creazione immediata di reparti strutturati e percorsi interni dedicati che tengano in debita considerazione anche problematiche neurologiche complesse come la demenza. Infine, le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) devono entrare a pieno titolo in questa rete virtuosa, dotandosi di standard omogenei e controlli uniformi su tutto il territorio.
Info utili
- Evento: 40° Congresso Nazionale SIGOT
- Date: In corso fino al 22 maggio 2026
- Città: Roma
- Sede congressuale: Omnia Hotel Shangri-La
