di Maria Grazia Calandrone
Einaudi
I romanzi di Maria Grazia Calandrone riescono a descrivere un’epoca attraverso le vite di chi l’ha attraversata. Così avviene anche nell’ultimo, Dimmi che sei stata felice (Einaudi, 2025), dove a partire dal bombardamento del quartiere romano di San Lorenzo del 19 luglio 1943, i personaggi, insieme alla propria storia, intessono quella dell’intero Paese.
Dal dopoguerra ai giorni nostri, attraverso il Sessantotto e gli anni di piombo, l’ieri si fa oggi in un cerchio generazionale fatto di sogni, ferite e utopie. La scrittura densa e vibrante dell’autrice raccoglie l’eredità umana dei protagonisti e, dalle macerie della capitale, la consegna nelle mani di Viola e Aurora, sul litorale della Nuova Ostia.
Impalpabile come la linea d’orizzonte dove il cielo diventa mare, il destino delle due donne sarà unito da un filo teso tra l’intensità del sentimento e la paura di viverlo.
Calandrone fonde liricamente le sfumature della memoria, le sbavature della storia e la fulgidità del presente, in un’opera dove ogni personaggio riflette luci e ombre di chi l’ha preceduto.
Maria Grazia Calandrone, cosa la orienta verso la scrittura di romanzi a sfondo biografico, anche se, come in questo caso, di finzione?
MGC: Credo che le storie delle persone comuni siano fondamentali per comprendere le nostre storie personali, siano spunti e stimoli di riflessione. Credo sia più efficace identificarsi, piuttosto che leggere una lezione di morale. Nel caso di Dimmi che sei stata felice la finzione ha significato attingere a brani di storie, personali e non. L’invenzione si crea a partire da incontri, fenomeni, dati di realtà. Non è solo la storia, a essere reale, ma anche molta parte del racconto e dell’anima dei personaggi.
Il contesto storico nei suoi libri è invece sempre reale, supportato da precisi riferimenti documentali. C’è un motivo specifico?
MGC: Scrivendo la storia di Lucia, mia madre, che non conoscevo, ho imparato che il contesto nel quale le nostre vite si muovono spiega moltissimo delle nostre scelte (n.d.r. Dove non mi hai portata, Einaudi, 2022). Nel caso di Lucia, il suo suicidio è stato causato dalla mancanza di una legge sul divorzio e dalla possibilità, per il marito, di denuncia penale della moglie che aveva preso la decisione di lasciarlo. Nel caso di Dimmi che sei stata felice, la storia delle persone, che attraversa tre generazioni, nasce dal bombardamento di San Lorenzo, avvenuto nel 1943. I suoi effetti durano, di generazione in generazione, fino all’assoluta contemporaneità, nella quale si muove Aurora, impedita nell’amare proprio dalla tragedia subìta dalla nonna così tanti anni prima. La psicologia lo chiamerebbe “trauma transgenerazionale”. È così che succede. Senza la coscienza della storia non capiamo a fondo il presente, le decisioni che prendiamo. Non è destino, è anima della gente.
I personaggi della storia che racconta, attraverso le generazioni, sembrano uniti da un invisibile filo di assenze comunque presenti, dall’abbandono come destino. Pensa che ci si possa sottrarre a questa sorte?
MGC: Proprio così. Come scrivo nel libro, credo si possa evitare di ripetere gli errori e di venire condizionati dal passato: conoscendolo. “Ma sapendolo in tempo, altrimenti è soltanto rimpianto”. Dunque dovremmo prestare orecchio e attenzione a quanto ci ha preceduti, non avere l’arroganza di sentirci completamente nuovi.
L’ambientazione a Ostia Lido da dove nasce?
MGC: Dal sopralluogo fatto per scrivere Magnifico e tremendo stava l’amore, perché il corpo di Domenico Bruno, ucciso dalla moglie, venne ritrovato sulla spiaggia di Nuova Ostia. Dal sopralluogo nasce l’amore per quel litorale, a me sconosciuto fino a quel momento. L’immagine del lungomare da una parte e delle palazzine pericolanti dall’altra, mi ha fatto immaginare le due donne protagoniste della seconda parte del libro. Viola, che è tempesta come il mare – e Aurora, che sta in piedi attraverso le impalcature della propria ragione. Viola sa, Aurora impara. Due modi di stare al modo, a contrasto come la magnificenza del mare davanti all’avidità umana: le palazzine sono pericolanti perché sono state costruite male. Aurora non ha colpa, è “costruita male” suo malgrado, appunto dalla storia che la precede e della quale però lei rifiuta di prendere piena coscienza.
“Dimmi che sei stata felice”: a distanza di anni, è una domanda di cui si teme maggiormente una risposta positiva o negativa?
MGC: Bella domanda! La felicità trascorsa può mutare in rimpianto, certo. Ma credo sia importante averla vissuta, perché dà profondità e luce alla nostra esperienza. Inoltre, in quella domanda è implicito un sottotesto: dimmi che sei stata felice (anche se io non sono stata più nella tua vita). È una specie di amore potenziato, di generosità quasi materna.
Dimmi che sei stata felice
di Maria Grazia Calandrone
Einaudi
Maria Grazia Calandrone è poetessa e scrittrice. Collabora con la Rai come conduttrice e autrice. Tra i suoi libri in prosa, Splendi come vita (Ponte alle Grazie 2021, nella dozzina del Premio Strega), Dove non mi hai portata (Einaudi 2022 e 2025, nella cinquina del Premio Strega e vincitore del Premio Vittorini, Premio Sila, Premio Pozzale Luigi Russo, Premio giuria popolare Clara Sereni e Premio giuria popolare Asti d’Appello), Magnifico e tremendo stava l’amore (Einaudi 2024, Premio Scrivere per amore) e Dimmi che sei stata felice (Einaudi 2025).
