- Cosa: Una giornata di seminari e performance musicali per celebrare il centenario della nascita del celebre compositore ungherese György Kurtág.
- Dove e Quando: Presso la Sala Liszt di Palazzo Falconieri, sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma, giovedì 28 maggio 2026.
- Perché: Per esplorare le architetture sonore di una figura cardine del panorama musicale contemporaneo, in un affascinante dialogo tra repertorio classico e avanguardia.
Un Secolo di Genio Musicale
La vibrante scena culturale romana si arricchisce di un appuntamento imperdibile per gli appassionati della grande musica contemporanea. Giovedì 28 maggio 2026, l’Istituzione Universitaria dei Concerti, in sinergia con l’Accademia d’Ungheria in Roma, promuove una giornata interamente dedicata al genio di György Kurtág. L’evento, ospitato negli eleganti spazi storici di Palazzo Falconieri, è stato concepito per onorare il centenario della nascita di questo straordinario compositore, venuto alla luce a Lugoj nel 1926 e recentemente insignito di una laurea honoris causa dalla prestigiosa Accademia di Musica Franz Liszt di Budapest. Kurtág rappresenta, senza ombra di dubbio, una delle voci più autorevoli e originali del secondo Novecento. La sua monumentale opera si staglia come un ponte ideale, capace di far dialogare in modo fecondo e complesso la rigorosa tradizione del passato con le più audaci sperimentazioni dell’avanguardia.
Il percorso artistico del maestro ungherese è un mosaico ricco di intuizioni. Dopo i primi passi compiuti in patria sotto la guida di mentori come Sandor Veress e Ferenc Farkas, la sua evoluzione compositiva ha trovato un turning point cruciale a Parigi. Nella capitale francese, fuggito dopo la rivoluzione ungherese del 1956, Kurtág ha seguito i corsi di giganti assoluti quali Darius Milhaud e Olivier Messiaen. Se le prime opere rivelano un chiaro debito stilistico nei confronti di Béla Bartók, l’esperienza parigina ha innescato una profonda metamorfosi nel suo linguaggio musicale. Spesso considerato un outsider per la sua tendenza a non recidere il legame con la storia musicale pregressa, il compositore ha fatto della sintesi espressiva e della concentrazione aforistica la sua firma inconfondibile, arrivando a creare capolavori di risonanza mondiale come l’opera Fin de partie, tratta da Samuel Beckett e trionfalmente rappresentata al Teatro alla Scala di Milano nel 2018.
Il Suono nel Silenzio: Il Quartetto Sincronie
Il cuore pulsante delle celebrazioni prenderà il via alle ore 18.00 con l’attesissima esibizione del Quartetto Sincronie all’interno della Sala Liszt. L’ensemble — composto dai talentuosi Houman Vaziri e Agnese Maria Balestracci ai violini, Arianna Bloise alla viola ed Elide Sulsenti al violoncello — condurrà gli spettatori in una raffinata indagine sull’estetica della sottrazione. L’opera centrale della loro performance sarà l’Officium Breve in memoriam Andreae Szervànsky op.28, un lavoro in cui Kurtág comprime liturgia funebre e memoria in quindici dirompenti miniature. In questa complessa struttura, il rigore tipico della lezione di Webern si intreccia a contrasti drammatici acuti, in un contesto dove il silenzio cessa di essere una semplice pausa per trasformarsi in vera e propria materia sonora.
Ad arricchire la comprensione del maestro ungherese, il programma del Quartetto Sincronie proporrà un dialogo acustico con altre due composizioni cruciali per il Novecento. Verrà eseguita Structures for String Quartet, ipnotica e fragilissima partitura del 1951 firmata da Morton Feldman, che svuota il suono da ogni intento narrativo per lasciare spazio a un tempo del tutto sospeso. A completare questa ideale costellazione acustica sarà Mas Lugares di Stefano Scodanibbio, un’opera del 2003 in cui l’eco dei madrigali di Monteverdi si scontra con tecniche esecutive portate all’estremo. Questo complesso programma conferma l’assoluta caratura del Quartetto, formazione nata nel 2011, perfezionatasi a Fiesole e Cremona, e recentemente onorata con una prestigiosa nomination agli ICMA 2025 per il loro album di debutto.
Geometrie Pianistiche ed Esplorazioni Parallele
A seguire, a partire dalle ore 19.30, l’attenzione del pubblico si sposterà sulle esplorazioni tastieristiche di Erik Bertsch, eclettico pianista italo-olandese da sempre votato con spirito di ricerca all’esecuzione del repertorio contemporaneo. Il suo recital offrirà un itinerario intimo nell’universo compositivo di Kurtág, proponendo un’accurata selezione di brani tratti dagli Játékok (Giochi). Questa imponente raccolta, avviata nel 1973 e costantemente aggiornata, è un’opera unica: si tratta di brani di natura quasi aforistica nati dall’osservazione dell’approccio ludico dei bambini al pianoforte. Nel corso dei decenni, gli Játékok sono diventati un diario personale denso di pensieri fugaci, gesti essenziali e omaggi sinceri ad amici e artisti del passato.
La performance di Bertsch, musicista acclamato dalla critica internazionale e forte di collaborazioni di altissimo livello e recensioni a cinque stelle, non si limiterà alla sola esecuzione dei frammenti di Kurtág. Il concerto innescherà infatti un suggestivo gioco di specchi e risonanze, mettendo in dialogo gli Játékok con le partiture di grandi maestri evocati dallo stesso compositore ungherese, quali Franz Schubert, Leoš Janáček, Modest Mussorgsky, György Ligeti e Domenico Scarlatti. L’intera impalcatura della rassegna sarà peraltro introdotta con cura dal seminario della musicologa Marica Coppola, dottoressa di ricerca alla Sapienza e autrice di saggi sul Novecento, che fornirà preziose chiavi di lettura per orientarsi con consapevolezza nella profondità di questo imperdibile programma celebrativo.
Info utili
- Costo biglietto: Posto unico 5 euro (+ 1 euro di prevendita)
- Orari: Seminario introduttivo a seguire Concerti alle ore 18:00 e ore 19:30
- Indirizzo: Accademia d’Ungheria in Roma (Sala Liszt), Palazzo Falconieri
- Biglietteria online: vivaticket.com
- Sito web: www.concertiiuc.it
- Mostre gratuite: In occasione dell’evento, accesso libero alle mostre “Alla ricerca del tempo perduto” e “Melancolia Universalis & Come una diga”
