Cosa: Epiphanīa. Mi rendo manifesta, spettacolo di danza della Compagnia Abbondanza Bertoni.
Dove e Quando: Spazio Rossellini, Roma; martedì 14 aprile 2026, ore 21.00.
Perché: Una riflessione profonda e coreografica sul bagaglio di contraddizioni e pregiudizi legati al corpo della donna.
La danza contemporanea torna a interrogarsi sulle dinamiche dell’identità e della percezione sociale attraverso una delle formazioni più autorevoli del panorama italiano. Martedì 14 aprile 2026, lo Spazio Rossellini di Roma ospita Epiphanīa. Mi rendo manifesta, l’ultima creazione della Compagnia Abbondanza Bertoni, firmata a quattro mani da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Questo lavoro si pone come un’indagine visiva e gestuale sul corpo femminile, inteso non solo come materia biologica, ma come campo di battaglia culturale dove si scontrano eredità storiche, desideri individuali e proiezioni esterne. Lo spettacolo si inserisce in un percorso artistico che da anni esplora le pieghe dell’umano, cercando di dare forma all’invisibile attraverso il rigore del movimento e la potenza dell’immagine.
In questo nuovo capitolo coreografico, l’attenzione si sposta sulla persistenza di certi modelli che ancora oggi condizionano la vita delle donne. Il corpo, spesso ridotto a un insieme di parti da giudicare o correggere, diventa qui lo strumento per una negoziazione necessaria tra ciò che si è e ciò che il mondo si aspetta. Le interpreti in scena diventano il tramite di una rivelazione — un’epifania, appunto — che mira a ricomporre i pezzi di un’identità troppo spesso frammentata. Attraverso una regia attenta al dettaglio, il palco si trasforma in un luogo di manifestazione pura, dove l’apparire non è più una condanna all’oggettivazione, ma un atto di riappropriazione sovrana del proprio essere nel mondo.
Una sinfonia di azioni tra visibile e nascosto
La struttura di Epiphanīa si dipana come un libro esploso, dove la drammaturgia non segue un filo narrativo tradizionale ma si concentra su micro-momenti di altissima intensità. Sotto la direzione e l’ideazione di Antonella Bertoni, che ha curato anche scene e costumi, le tre danzatrici Sara Cavalieri, Valentina Dal Mas e Ludovica Messina Poerio si muovono come anime in bilico in un lucido sonnambulismo. Il palcoscenico è immerso in un nero primordiale, un non-luogo che rappresenta il buio da cui veniamo e a cui torneremo, ma che qui funge da grembo generativo per ogni immagine. Le apparizioni e le scompare delle protagoniste creano una sorta di trappola spaziale, dove ogni gesto è un segno che rimanda a significati nascosti e stratificati.
Il lavoro si concentra sul concetto di “iperquadro”, ovvero immagini che si nutrono di pause e silenzi, dove il soggetto diventa oggetto per poi riacquistare, proprio in quel passaggio, uno status di dignità assoluta. Le musiche originali di Sergio Beercock accompagnano questo viaggio sensoriale, sottolineando il contrasto tra la carnalità del femminile e la sua componente immateriale. È una danza che parla per frammenti, grumi e trasparenze, disarticolando il senso comune per ricostruire un pensiero pittorico e perturbante. La scelta di lavorare sul particolare permette allo spettatore di entrare in risonanza emotiva con le danzatrici, trasformando l’osservazione in un’esperienza di condivisione profonda.
La stanza delle donne: distopie e rinascite
Nelle note di regia di Michele Abbondanza, emerge una riflessione quasi architettonica sullo spazio scenico, definito come una “stanza tutta per sé” ma dai contorni scaleni e instabili. Questo testing box è il luogo in cui viene negato ogni radicamento sicuro, costringendo i corpi a una resa impudica di fronte a una prospettiva distorta. L’idea di “donne a pezzi” viene esplorata fisicamente: braccia, gambe e glutei si intrecciano come un unico organismo che respira e collassa, mettendo a nudo la creatività inerme di corpi che alla fine vengono restituiti alla loro interezza. È un gioco di specchi e di riflessi dove il trino torna a farsi uno, attraversando mille forme muliebri ricche di pieghe e contraddizioni.
L’ordito di questa trama dell’apparire è costituito da “corpi-lame” e “moine”, una contrapposizione tra la durezza della lotta per l’affermazione e la morbidezza degli stereotipi da cui ci si vuole liberare. Abbondanza suggerisce che, in un’epoca in cui i riferimenti maschili tradizionali hanno perso il loro carattere divino, si apre lo spazio per una ricomposizione ideale dei pezzi sparsi del femminile. Il risultato è un’opera che trafigge la scena come un puntaspilli, dove il “punto croce” diventa metafora di un inizio e di un inciampo necessari per la crescita. La fiducia incondizionata tra coreografi e interpreti traspare in ogni passaggio, rendendo Epiphanīa un atto di fede nel potere trasformativo dell’arte coreutica.
Info utili
- Sede: Spazio Rossellini, Via della Vasca Navale 58 – Roma.
- Data e orario: Martedì 14 aprile 2026, ore 21.00.
- Biglietti: Intero online €14,50 + d.p.; Intero botteghino €15,00; Ridotto (under 18 e over 65) €12,00.
- Servizi: Biglietteria e bar aperti un’ora prima dello spettacolo. Biglietti online disponibili su Ticketone.
- Parcheggio: Gratuito e custodito fino ad esaurimento posti con ingresso da Via della Vasca Navale 70.
- Contatti: Telefono 345 2978091.
(Credit ph Tobia Abbondanza)
