Cosa: La figlia di Kioto Zhang, uno spettacolo teatrale dalle tinte fosche e grottesche, scritto e diretto da Massimo Odierna.
Dove e Quando: Presso lo Spazio Recherche in Viale dell’Acquedotto Alessandrino 42, a Roma. In scena da venerdì 5 a domenica 7 giugno 2026, con inizio alle ore 20:30.
Perché: Per assistere a un’indagine spietata e irriverente sull’alienazione contemporanea, all’interno di una black comedy vincitrice di una menzione speciale al Festival inDivenire 2023.
Il panorama teatrale indipendente romano si prepara ad accogliere un evento che promette di scuotere le coscienze attraverso il potere dirompente della risata amara e della satira feroce. Dal 5 al 7 giugno, i riflettori si accenderanno su La figlia di Kioto Zhang, una black comedy che fa del politicamente scorretto il suo cavallo di battaglia. Sotto la sapiente drammaturgia e regia di Massimo Odierna, lo spettacolo torna in scena come momento di profonda riflessione camuffata da puro intrattenimento, offrendo al pubblico una lente deformante ma terribilmente lucida attraverso cui osservare la nostra modernità. In un’epoca dominata da conformismo e superficialità, il teatro dimostra ancora una volta la sua vitale importanza come spazio di libertà incondizionata, dove anche le tematiche più spinose possono essere affrontate con coraggio e spregiudicatezza. La pièce si presenta in forma di studio, rappresentando una tappa fondamentale di un continuo e inarrestabile percorso di ricerca estetica e registica.
Un viaggio nell’alienazione contemporanea
Il fulcro nevralgico dell’opera risiede nella sua capacità di esplorare con tagliente nichilismo i meandri oscuri della psiche umana e della società odierna. La figlia di Kioto Zhang non fa sconti a nessuno: utilizza un linguaggio aspro, severamente scorretto e volutamente disturbante per smascherare le ipocrisie del nostro tempo. L’ambientazione stessa è emblematica di questo intento: la storia prende vita in un presente alterato, sfocato e indefinito, una dimensione distopica in cui gli spettatori possono facilmente riconoscere i tic, le paure e le idiosincrasie delle grandi metropoli moderne. Odierna compie una scelta registica radicale e di grande impatto visivo: lo spazio scenico viene completamente svuotato di ogni orpello scenografico, riducendo l’ambiente teatrale all’essenziale. Questa sottrazione visiva – idealmente concepita per una pianta centrale – scarica l’intero peso emotivo e narrativo sulle spalle degli attori, esaltando la purezza della performance e costringendo il pubblico a concentrarsi esclusivamente sui corpi, sulle voci e sulle dinamiche interpersonali che si scatenano sul palcoscenico.
In questo microcosmo spoglio e implacabile, la follia non è un’eccezione, ma la regola che governa ogni interazione. L’alienazione diventa tangibile, trasformandosi nel collante che unisce inesorabilmente i destini dei personaggi. L’assenza di scenografia amplifica il senso di vuoto esistenziale esplorato dal testo, invitando chi guarda a riempire quello spazio con le proprie personali interpretazioni e con i propri demoni interiori. La black comedy si evolve così da semplice genere teatrale a vero e proprio strumento d’indagine sociologica, capace di mescolare la leggerezza della commedia con la gravità della tragedia contemporanea.
Intrighi, follia e personaggi grotteschi
Il motore narrativo della pièce è affidato a un gruppo di figure umane portate all’estremo, caricature grottesche ma tragicamente verosimili della nostra società. Tutto ha inizio con Thomas, un uomo disilluso che cerca di galleggiare nel mare dell’esistenza collezionando avventure futili e anestetizzando i propri tormenti in fiumi inesauribili di alcol. La sua routine autodistruttiva subisce uno scossone imprevisto quando viene avvicinato da Libero, un bizzarro ex compagno di scorribande ai tempi degli scout. Quest’ultimo, in preda alla disperazione, gli lancia un’assurda richiesta di aiuto: ritrovare Noa, una sedicenne misteriosamente scomparsa di cui si è follemente innamorato. La situazione si complica ulteriormente quando si scopre l’identità della giovane: è nientemeno che la figlia dell’inquietante Kioto Zhang, descritto come il temibile capo delle guardie di un misterioso Palazzo Imperiale.
Il rifiuto iniziale di Thomas lascia presto spazio al cinismo e all’opportunismo. L’uomo decide infatti di sfruttare la strampalata indagine per un tornaconto puramente personale: riconquistare il cuore di Amèlie, la sua ex fidanzata. Amèlie rappresenta l’esatto opposto del mondo cinico in cui si muove Thomas: è una giovane idealista, quasi macchiettistica nella sua ossessione per la gentilezza assoluta e nel suo ingenuo desiderio di salvare l’umanità supportando i più deboli. Intorno a questo improbabile trio di improvvisati investigatori ruota una masnada di personaggi secondari altrettanto folli e disturbanti, descritti come la “feccia cangiante e acida di una metropoli”. Sul palco si alterneranno figure disturbanti come un padre pederasta, una madre ossessivamente devota, una maga scorbutica e un improbabile maestro spirituale, in un caleidoscopio di follia interpretato da un cast corale di assoluto talento composto da Irene Ciani, Enoch Marrella, Francesco Petruzzelli, Maria Giulia Scarcella, Giovanni Serratore e Sofia Taglioni.
Una messa in scena intima e premiata
L’involucro ideale per questo spettacolo crudo e viscerale è lo Spazio Recherche, un’entità indipendente romana profondamente dedita all’esplorazione artistica contemporanea. Scegliere questo luogo per La figlia di Kioto Zhang non è un caso, ma una dichiarazione d’intenti che sottolinea la volontà di mantenere un approccio coerente con l’anima sotterranea e sperimentale del progetto. Il pubblico si troverà immerso in un’atmosfera incredibilmente intima ma al contempo dotata di un’energia spettacolare travolgente. La vicinanza fisica con gli attori eliminerà la proverbiale quarta parete, rendendo gli spettatori complici e testimoni diretti delle miserie e delle paranoie messe in scena.
L’efficacia e l’originalità di questo impianto narrativo e visivo non sono passate inosservate agli addetti ai lavori. La freschezza di questa black comedy le è valsa un importante riconoscimento a livello nazionale: una Menzione Speciale da parte della giuria per l’idea originale al prestigioso Festival inDivenire 2023, svoltosi presso lo Spazio Diamante di Roma. Questo premio certifica la qualità di un lavoro teatrale capace di osare, di spingersi oltre le convenzioni del rassicurante teatro borghese per abbracciare l’oscurità grottesca del nostro presente. L’invito è quello di non perdere un’ora e mezza di puro e scorretto teatro contemporaneo, un vortice inarrestabile di emozioni senza alcun intervallo a spezzare la tensione.
Info utili
- Date: Venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 giugno 2026
- Orario: 20:30 (Durata dello spettacolo: 1h e 30′ senza intervallo)
- Indirizzo: Spazio Recherche, Viale dell’Acquedotto Alessandrino 42 – Roma
- Ingresso e Biglietti: Evento riservato ai soci dell’Associazione Culturale TestaccioLab. Contributo richiesto in sede, con obbligo di tessera associativa annuale al costo di €5
