Cosa: Poemi Focomelici – Sudicerie poetiche (1980-2024), reading poetico di e con Daniele Timpano.
Dove e Quando: TeatroBasilica di Roma, 2 aprile 2026 alle ore 21:00.
Perché: Un’autobiografia in versi dissacrante e profonda che ripercorre mezzo secolo di vita e scrittura compulsiva.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di un appuntamento imperdibile che fonde letteratura, performance e memoria storica personale. Il 2 aprile 2026, il palco del TeatroBasilica ospiterà Daniele Timpano con la sua ultima fatica, Poemi Focomelici – Sudicerie poetiche (1980-2024). Non si tratta di un semplice reading, ma di un viaggio viscerale attraverso quarant’anni di scrittura, un’esposizione pubblica di frammenti di vita che spaziano dall’innocenza dell’infanzia alla complessità dell’età adulta, curata in collaborazione con Elvira Frosini.
L’opera trae origine dalla raccolta omonima pubblicata nel 2025 da CuePress, un volume che mette ordine nel caos creativo di un autore da sempre abituato a muoversi sui confini tra i generi. L’evento al TeatroBasilica rappresenta la trasposizione scenica di questo corpus testuale, dove la parola scritta si fa corpo, voce e “gesticolazione”, supportata dalle musiche originali di Marco Maurizi e dal disegno luci di Omar Scala. È un’occasione per riflettere sul senso della conservazione della memoria e sulla persistenza del gesto poetico in un mondo sempre più frammentato.
Un’autobiografia tra sacro e profano
La struttura di Poemi Focomelici segue una progressione cronologica che funge da bussola in un mare di suggestioni eterogenee. Il percorso inizia nel 1980, con una tenera quanto profetica letterina di Natale indirizzata ai genitori, per poi addentrarsi nei meandri delle prime produzioni degli anni Novanta. Sono gli anni dei “dattiloscritti carbonari”, testi fotocopiati e distribuiti quasi clandestinamente tra il 1996 e il 1998, che segnano l’alba della carriera d’autore di Timpano. Questa sezione dello spettacolo restituisce l’urgenza di una scrittura giovanile, ancora non mediata dalle dinamiche del mercato culturale, ma già carica di quella forza distruttiva e ironica che caratterizzerà tutta la sua produzione successiva.
Proseguendo nella narrazione, lo spettatore viene accompagnato attraverso la maturità dell’artista, fatta di frammenti teatrali e letterari spesso rimasti incompiuti, che trovano qui una loro definitiva (seppur precaria) collocazione. Il titolo stesso, che accosta la nobiltà del “poema” all’aggettivo “focomelico”, suggerisce una forma di bellezza mutilata, asimmetrica eppure necessaria. È la cronaca di una scrittura compulsiva che non cerca la perfezione estetica, ma la verità del momento, trasformando la “sudiceria” poetica in un atto di onestà intellettuale che non risparmia critiche alla società contemporanea e ai suoi rovelli politici.
La metrica dell’inquietudine
Al centro della performance non c’è solo il contenuto dei versi, ma il ritmo stesso del pensiero di Timpano. L’autore definisce i suoi testi come ritmi che tentano disperatamente di farsi metrica, sia essa ipermetrica, ipometrica o ametrica. Questo “flusso di fiato” che agita il corpo durante la recitazione diventa il vero motore dell’azione scenica. La collaborazione con Elvira Frosini garantisce quella profondità drammaturgica necessaria a trasformare la lettura in uno spettacolo totale, dove ogni parola è pesata e ogni pausa ha un peso specifico nel racconto del “mezzo secolo di vita” dell’autore.
La musica di Marco Maurizi gioca un ruolo fondamentale, agendo come una sorta di controcanto a quella che Timpano chiama “musica acefala”. È un dialogo costante tra il suono e il silenzio, tra la rabbia implosa del presente e l’evocazione di una fine che, seppur non immediata, inizia a profilarsi all’orizzonte dei cinquant’anni. La capacità dell’artista di ridere delle proprie nevrosi e di trasformare la crisi esistenziale in materiale scenico permette al pubblico di rispecchiarsi in un’esperienza che, pur essendo strettamente personale, tocca corde universali legate all’identità e allo scorrere del tempo.
Il valore della produzione indipendente
L’evento è prodotto da Gli Scarti Centro di Produzione Teatrale di Innovazione e Kataklisma teatro, due realtà che da anni sostengono la ricerca e l’innovazione nel campo delle arti performative. La presenza di Daniele Timpano al TeatroBasilica conferma la vocazione di questo spazio, diretto da Daniela Giovanetti e Alessandro Di Murro, come luogo di aggregazione per un teatro che non ha paura di sporcarsi le mani con la realtà. La supervisione artistica di Antonio Calenda assicura una cornice di eccellenza a una serata che si preannuncia come uno dei momenti più significativi della settima stagione del teatro.
In un’epoca di contenuti effimeri e digitali, assistere a un reading che celebra la fisicità della carta fotocopiata e la persistenza della scrittura per oltre quarant’anni è un atto di resistenza culturale. Poemi Focomelici è l’invito a guardare nelle pieghe di ciò che resta, a raccogliere i “sassi” lanciati dall’autore — citando la provocazione di Vittorio Alfieri in apertura — e a decidere se restare a guardare o lasciarsi colpire dalla forza di una poesia che non vuole essere consolatoria, ma ostinatamente viva.
Info utili
- Luogo: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
- Data e orario: Giovedì 2 aprile 2026, ore 21:00.
- Contatti: Telefono +39 392 9768519.
(Credit ph. ©SUQ GENOVA – foto Max Valle)
