- Cosa: La mostra collettiva Terra Mater con le opere di Francesco Campese e Antonio Solarino.
- Dove e Quando: Villa Altieri, Viale Manzoni 47, Roma. Dal 15 al 21 aprile 2026.
- Perché: Un’indagine profonda sulle radici e sulla memoria dei luoghi d’origine attraverso il confronto tra pittura e fotografia.
Nel cuore pulsante di Roma, lo storico scenario di Villa Altieri si prepara a ospitare un evento espositivo di particolare spessore emotivo e concettuale. Mercoledì 15 aprile 2026 segnerà l’inaugurazione di Terra Mater, una mostra che vede per la prima volta affiancati il pittore Francesco Campese e il fotografo Antonio Solarino. Questo progetto non è una semplice esposizione di opere, ma si configura come un vero e proprio dialogo tra due linguaggi artistici differenti e, al contempo, tra due geografie dell’anima profondamente radicate nel territorio italiano: la Sicilia e l’Irpinia. In un’epoca di costante accelerazione e smaterializzazione del reale, la mostra invita a un ritorno alla terra intesa come matrice primordiale di ricordi e identità.
Geografie dell’anima: tra la Sicilia e l’Irpinia
Il cuore pulsante di Terra Mater risiede nella ricerca condivisa dai due artisti sulle proprie radici. Francesco Campese e Antonio Solarino non si limitano a documentare un territorio attraverso i loro strumenti, ma scelgono di attraversarlo interiormente. La Sicilia e l’Irpinia smettono di essere semplici coordinate geografiche per trasformarsi in paesaggi dell’essenza, dove la terra diventa il supporto fisico e metafisico su cui si poggiano i ricordi collettivi e le tracce dell’infanzia. Questa “geografia dell’anima” permette allo spettatore di immergersi in atmosfere rarefatte, dove il tempo sembra essersi fermato per permettere alla memoria di riaffiorare in tutta la sua potenza evocativa.
Le opere esposte diventano così finestre aperte su mondi che, pur essendo distanti nello spazio, convergono verso una medesima ricerca di senso. La Sicilia, con la sua luce abbacinante e la sua storia stratificata, incontra l’Irpinia, terra di silenzi e di resilienza. In questo incrocio, la “Terra Mater” non è solo un omaggio al luogo di nascita, ma una riflessione universale sul legame indissolubile che unisce l’essere umano al proprio ambiente d’origine. I visitatori sono accompagnati in un percorso che stimola la riflessione su come i paesaggi che abbiamo vissuto da bambini continuino a plasmare la nostra percezione del presente.
Pittura e fotografia: due linguaggi in dialogo
L’originalità di questa mostra risiede nel confronto costante tra la pittura di Campese e la fotografia di Solarino. Nonostante la diversità degli strumenti tecnici, i due artisti convergono verso una domanda fondamentale: cosa rimane di un luogo quando questo si trasforma in memoria? Il risultato è una sinergia in cui i due linguaggi si interrogano e si completano a vicenda, senza mai sovrapporsi in modo ridondante. Le atmosfere sono caratterizzate da silenzi visivi e luci velate, elementi che costruiscono un immaginario sospeso tra il reale e l’evocato, dove l’occhio di chi guarda è libero di completare il racconto.
La pittura di Francesco Campese lavora sulla materia e sulla stratificazione cromatica per restituire l’emozione del ricordo. Ogni pennellata sembra voler scavare nella terra per riportare alla luce frammenti di un vissuto che rischiava di andare perduto. Parallelamente, la fotografia di Antonio Solarino cattura l’istante non per fermare il tempo, ma per rivelare ciò che solitamente sfugge allo sguardo superficiale. Le sue immagini non sono cronaca di un luogo, ma interpretazione poetica dello spazio. Insieme, i due artisti creano un’armonia che guida il pubblico attraverso un labirinto di suggestioni visive, rendendo tangibile l’intangibile.
Il silenzio visivo e la matrice dei ricordi
Un elemento centrale che accomuna le opere di Terra Mater è l’uso sapiente del silenzio. In un mondo saturo di immagini e rumori, la scelta di Campese e Solarino di puntare su composizioni pulite e rarefatte rappresenta una sfida e un invito alla contemplazione. Questi silenzi visivi permettono ai ricordi di emergere con maggiore nitidezza, lasciando che siano i dettagli – una luce particolare, una consistenza terrosa, una linea d’orizzonte – a parlare direttamente all’inconscio dell’osservatore. La terra, in questo contesto, è davvero la “matrice” che genera non solo la vita biologica, ma anche quella creativa e intellettuale.
L’esposizione a Villa Altieri si propone dunque come un’esperienza immersiva, dove il pubblico può ritrovare frammenti della propria storia personale specchiandosi in quella degli artisti. Il percorso espositivo è studiato per esaltare il carattere misticheggiante e quasi sacro del legame con le origini. Terra Mater ci ricorda che, indipendentemente da quanto lontano possiamo andare, le radici rimangono il punto di ancoraggio fondamentale da cui ripartire per comprendere chi siamo diventati. È una mostra che celebra la persistenza del passato nel presente e la capacità dell’arte di rendere eterno l’effimero.
Info utili
- Luogo: Villa Altieri, viale Manzoni 47, Roma (comoda uscita Metro A Manzoni).
- Date: Dal 15 al 21 aprile 2026.
- Inaugurazione: Mercoledì 15 aprile, ore 18:00.
- Ingresso: Libero.
- Contatti: 06 9320562.
(foto di Antonio Solarino)
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