- Cosa: L’ampia mostra Echi mediterranei, un sentito e doveroso omaggio dedicato alle opere pittoriche e scultoree del Maestro Lino Tardia.
- Dove e Quando: L’esposizione si terrà negli spazi della Galleria Angelica, situata in Via di Sant’Agostino 11 a Roma, dal 20 al 29 maggio 2026.
- Perché: Per riscoprire l’avventuroso percorso di un grande protagonista dell’arte contemporanea, capace di fondere architetture geometriche, profonda memoria ancestrale ed echi del mito classico.
Il panorama culturale e artistico della Capitale si arricchisce di un appuntamento di grande spessore e rilevanza storica. A cinque anni esatti dalla sua scomparsa, la città eterna rende omaggio al Maestro Lino Tardia con l’esposizione intitolata Echi mediterranei. Curata con attenzione e dedizione da Francesco Ciaffi, questa rassegna è stata accuratamente organizzata dalla galleria Edarcom Europa, che ha lavorato in stretta e proficua collaborazione con la famiglia dell’indimenticato artista siciliano. L’intento principale di questo evento non è quello di proporre una retrospettiva del tutto esaustiva, impresa complessa vista la vastità della sua produzione, bensì di offrire al pubblico un tributo sincero e affascinante al lungo e avventuroso viaggio pittorico di una figura centrale dell’arte italiana contemporanea. Ad accompagnare i visitatori in questa esplorazione saranno presenti due importanti cataloghi: uno edito in occasione dell’antologica del 2009 a Palazzo Venezia, e un secondo pubblicato da Silvana Editoriale all’indomani della sua scomparsa.
Le Radici Siciliane e l’Arrivo a Roma
Nato a Trapani nel 1938, Lino Tardia manifesta sin da giovanissimo un talento innegabile e una forte insofferenza per le convenzioni accademiche più statiche. Dopo aver conseguito la maturità artistica con eccellenti risultati, prende una decisione coraggiosa che segnerà per sempre il suo destino: rifiuta fermamente un sicuro incarico di docenza in Discipline Pittoriche presso un noto liceo artistico di Palermo. Guidato da un’insaziabile sete di scoperta e di confronto, sceglie di lasciare la sua amata isola per trasferirsi nella fervente e stimolante Roma, città in cui si iscrive con entusiasmo all’Accademia di Belle Arti. È proprio tra le austere e prestigiose aule romane che avviene l’incontro che cambierà radicalmente la sua prima impostazione stilistica: quello con il celebre pittore Renato Guttuso. Tardia, dimostrando fin da subito grandi capacità, diviene prima allievo prediletto e, in seguito, fidato assistente del grande maestro.
L’influenza del realismo guttusiano si imprime profondamente nel linguaggio espressivo iniziale del giovane artista trapanese. In questa prima fase cruciale della sua carriera, Tardia concentra la sua indagine estetica sulla rappresentazione appassionata dei paesaggi siciliani. Queste opere giovanili sono fortemente connotate da una straordinaria e vibrante vivacità della tavolozza, capace di restituire la luce accecante e i colori caldi del Mediterraneo, unita a una meticolosa e rigorosa pulizia delle linee compositive. Questa felice sintesi tra rigore formale e passione cromatica gli permette di farsi notare rapidamente negli ambienti artistici, tanto da iniziare a esporre le sue prime creazioni già alla fine dei ruggenti anni Cinquanta, preludio alla sua primissima mostra personale che si terrà con grande successo agli albori degli anni Sessanta.
Dalla “Dolce Vita” all’Astrazione Metafisica
L’approdo nella Capitale coincide con uno dei periodi più effervescenti e mitizzati della storia italiana del Novecento: gli anni indimenticabili della Dolce vita. Tardia non si limita a essere un mero spettatore di questa irripetibile stagione mondana e culturale, ma vi si immerge con tutto il suo estro, diventando uno dei protagonisti più vivaci della vita capitolina. In questo vibrante contesto, entra in contatto e stringe profondi rapporti di amicizia con numerosi e celebri personaggi appartenenti al mondo dello spettacolo, del vibrante cinema italiano e dell’alta cultura internazionale. Tuttavia, la sua inesauribile curiosità intellettuale lo spinge presto a valicare i ristretti confini nazionali per cercare costantemente nuovi stimoli e provocazioni visive. Alla metà degli anni Sessanta, infatti, l’artista sente la prorompente esigenza di superare le forme rassicuranti del realismo iniziale.
Dopo aver attraversato una breve ma intensa fase legata alle sperimentazioni informali, il suo linguaggio pittorico subisce una drastica e affascinante mutazione. Tardia abbraccia con estrema convinzione l’idea di una nuova figurazione, profondamente influenzata e turbata dalla scomposizione emotiva e carnale tipica della maniera di Francis Bacon. Questo incontro stilistico fondamentale e rivoluzionario avviene durante un fruttuoso soggiorno di studio e ricerca nella grigia e stimolante Londra. In una continua e instancabile evoluzione formale, l’artista inizia a far dialogare sapientemente, all’interno delle sue tele, rigorose architetture geometriche con abissali e inquietanti profondità metafisiche. Questa ricerca meticolosa degli equilibri spaziali e cromatici diviene la cifra stilistica definitiva che lo accompagnerà in tutte le sue opere, consolidandosi pienamente a partire dalla fine dei complessi anni Settanta.
Il Mito, la Memoria e i Riconoscimenti
La maturità artistica di Tardia rappresenta un vero e proprio ritorno alle origini interiori, un viaggio circolare che lo riporta idealmente sulle sponde millenarie della sua amata Sicilia. Un’esperienza giovanile di vitale importanza riaffiora prepotentemente nella sua complessa memoria visiva: il lavoro svolto con dedizione come assistente agli scavi presso il sito archeologico di Mozia, l’antica e misteriosa città fenicia situata sull’isola di San Pantaleo, a pochi passi dalla natia Trapani. Il ricordo indelebile della scultura antropomorfa della Madre fenicia, risalente al V-VI secolo a.C., diviene la scintilla primaria per una nuova rivoluzione stilistica. Il plasticismo figurativo di questo reperto, miracolosamente sospeso in un magico equilibrio tra ruvide linee arcaiche e forme finemente stilizzate, ispira e contamina irrimediabilmente la sua pittura. In questa fase matura si fanno largo concetti immensi e universali: la memoria personale e collettiva, il profondo legame ancestrale con la forza della terra siciliana e l’eco immortale del mito classico narrato nell’Iliade e nell’Odissea.
Il linguaggio visivo di Tardia si espande coraggiosamente oltre i consueti confini bidimensionali della tela: la sua opera materica si compone ora di complessi e affascinanti interventi scultorei applicati direttamente sulle superfici pittoriche. Utilizza in modo magistrale materiali vinilici, esaltandone le texture ruvide e le increspature attraverso la luce preziosa, sacra e abbacinante della foglia d’oro zecchino. Questo straordinario e multiforme percorso, che ha visto le sue creazioni esposte nelle capitali di tutto il mondo (da Parigi a New York e Londra), culminerà in tappe di enorme prestigio, come la celebre antologica La scatola dei miti, splendidamente ospitata nelle prestigiose sale del Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma nel 2009. Per celebrare e comprendere appieno la caratura inestimabile di questo artista indimenticabile, insignito nel 2003 della prestigiosa Medaglia d’Oro per i Benemeriti della Cultura dalla Presidenza della Repubblica Italiana, questa retrospettiva si pone come un passo fondamentale.
Info utili
- Date: Dal 20 al 29 maggio 2026.
- Inaugurazione: Mercoledì 20 maggio 2026 alle ore 18:00.
- Orari: Aperto tutti i giorni dalle ore 11:00 alle ore 19:00.
- Prezzo: Ingresso libero.
- Luogo: Galleria Angelica.
- Indirizzo: Via di Sant’Agostino 11, Roma.
