- Cosa: L’atteso spettacolo C.A.T.T.I.V.O. (Cose Apparentemente Trascurabili Trasformate In Vicende Orribili), un progetto teatrale e performativo ideato dal Gruppo Kapushka.
- Dove e Quando: Sul palcoscenico di Fortezza Est, nel quartiere di Tor Pignattara a Roma, dal 7 al 9 maggio 2026.
- Perché: Per vivere un’esperienza scenica fuori dagli schemi, capace di destrutturare le nostre certezze sul bene e sul male, portandoci a riflettere su come la cattiveria si nasconda spesso nelle pieghe della nostra stessa quotidianità.
Il vivace panorama del teatro indipendente della Capitale si prepara ad accogliere un progetto artistico che promette di scuotere le coscienze degli spettatori. A partire dal 7 maggio 2026, lo spazio culturale di Fortezza Est ospiterà C.A.T.T.I.V.O., acronimo di Cose Apparentemente Trascurabili Trasformate In Vicende Orribili. L’opera, già finalista al Theatrical Mass 2025 e vincitrice della sezione Demo di Inventaria 2025, porta la firma del Gruppo Kapushka. Questo lavoro si distacca nettamente dalle narrazioni rassicuranti per immergersi nelle profondità di uno dei temi più complessi e sfaccettati dell’animo umano: la natura della cattiveria nel mondo contemporaneo, spogliandola dei suoi connotati fiabeschi per restituirla alla cruda realtà di tutti i giorni.
La forza di questa proposta teatrale risiede nella sua capacità di interrogare direttamente il pubblico, rifiutando le risposte preconfezionate. In un’epoca dominata da giudizi rapidi e polarizzazioni estreme, lo spettacolo invita a una riflessione collettiva sulle responsabilità individuali e sulle dinamiche relazionali che definiscono il nostro stare al mondo. Attraverso un sapiente uso dello spazio scenico e una recitazione intensa, il palcoscenico si trasforma in un vero e proprio laboratorio sociale dove le maschere cadono e le certezze vacillano.
L’evoluzione del male nella società contemporanea
Il concetto di cattiveria ha storicamente trovato la sua incarnazione più rassicurante nelle figure archetipiche dei racconti per l’infanzia o nei grandi, mostruosi antagonisti della Storia. Tuttavia, la ricerca drammaturgica alla base di questo spettacolo, frutto di un lungo confronto con gruppi di età e provenienze eterogenee, evidenzia un mutamento radicale. Oggi, il male non ha più le sembianze dell’orco cattivo, ma assume contorni decisamente più sfumati, mutevoli e, proprio per questo, maggiormente inquietanti. Segue l’evoluzione della nostra società e si mimetizza perfettamente nel tessuto delle nostre vite.
Il Gruppo Kapushka porta alla luce questa trasformazione, mostrando come la vera perfidia si celi sempre più spesso nei dettagli apparentemente insignificanti. Può assumere il volto di un ex compagno di scuola, manifestarsi in una dinamica tossica all’interno di una relazione sentimentale o, peggio ancora, riflettersi nello specchio ogni mattina. L’indagine portata in scena non punta il dito contro un nemico esterno, ma scava nelle fragilità quotidiane, dimostrando come le azioni che consideriamo banali o innocue possano, in determinate circostanze, trasformarsi in vicende autenticamente orribili.
Una drammaturgia senza schemi tradizionali
Dal punto di vista strutturale, C.A.T.T.I.V.O. adotta un approccio post-drammatico che costituisce uno dei suoi tratti più innovativi. Rifiutando l’idea di una trama lineare e unitaria, lo spettacolo sceglie di non affidarsi a un singolo protagonista o a una narrazione rassicurante. Al contrario, restituisce la complessità del tema attraverso un dispositivo teatrale frammentato, capace di accogliere una moltitudine di punti di vista. Le cattiverie, raccolte durante la fase di ricerca, vengono esposte al pubblico, smontate nei loro meccanismi interni e ricomposte in immagini sempre nuove, mimando la caotica fluidità della realtà contemporanea.
A dare corpo e voce a questo mosaico di frammenti, aneddoti e verità scomode sono i tre attori in scena: Antonio Careddu, Michele Puleio e Michele Scarcella. Muovendosi all’interno di uno spazio scenico volutamente spoglio ed essenziale, i performer si fanno strumento di una partitura polifonica. La mancanza di orpelli scenografici costringe lo spettatore a concentrarsi esclusivamente sulla parola e sull’azione, amplificando l’impatto emotivo di ogni singola confessione o accusa lanciata dal palco verso la platea.
Il ruolo attivo dello spettatore in sala
L’elemento forse più dirompente dell’intera messinscena è la rinegoziazione del rapporto con il pubblico. Chi siede in platea a Fortezza Est non è relegato al ruolo di osservatore passivo, comodamente protetto dal buio della sala. Al contrario, viene chiamato a prendere posizione, a spostare continuamente il proprio sguardo e, soprattutto, a sperimentare l’assoluto disagio di osservare il mondo dal punto di vista di chi sta dalla “parte sbagliata”. Lo spettacolo si configura così come un’indagine condivisa e un gioco teatrale in cui la cattiveria va maneggiata attivamente per poter essere riconosciuta e, forse, compresa.
Al termine di questo intenso e provocatorio viaggio performativo, ciò che resta non è una morale consolatoria, ma una consapevolezza tanto semplice quanto profondamente perturbante. L’operazione del Gruppo Kapushka riesce nell’intento di abbattere la rassicurante barriera che separa i “buoni” dai “cattivi”. Uscendo dal teatro, ogni spettatore si troverà a dover fare i conti con un’amara ma necessaria epifania: in qualche momento della nostra vita, per quanto ci sforziamo di essere dalla parte del giusto, ognuno di noi è stato inesorabilmente il cattivo nella storia di qualcun altro.
Info utili
- Sede: Fortezza Est, via Francesco Laparelli 62, 00176 Roma (Tor Pignattara)
- Date: Dal 7 al 9 maggio 2026
- Orari: Giovedì, venerdì e sabato alle ore 20:30
- Prezzi: Biglietto unico 14,00 €
(Credit ph Grazia Menna)
