- Cosa: Roberto Ferri. La forza del corpo, un’esposizione d’arte contemporanea curata da Diletta Branchini.
- Dove e Quando: Casa Museo Hendrik Christian Andersen a Roma, visitabile dal 27 aprile al 19 luglio 2026.
- Perché: Per esplorare la rappresentazione della corporeità attraverso un dialogo visivo inedito tra la scultura monumentale del primo Novecento e la pittura figurativa dei nostri giorni.
La Casa Museo Hendrik Christian Andersen si prepara a ospitare un evento espositivo che indaga uno dei temi più complessi e affascinanti della storia dell’arte: la forma e il significato della figura umana. A partire dal 27 aprile 2026, gli spazi museali romani accoglieranno la mostra Roberto Ferri. La forza del corpo, un progetto fortemente voluto dalla direzione del museo e inserito nel circuito della Direzione Musei nazionali della città di Roma. Curata con attenzione da Diletta Branchini, questa esposizione si propone di tracciare un filo conduttore tra diverse epoche e sensibilità, mettendo in scena un confronto serrato tra la poetica del padrone di casa, il visionario scultore norvegese-americano, e uno dei pennelli più virtuosi e discussi del panorama pittorico contemporaneo italiano.
Il corpo tra classicità e inquietudine contemporanea
L’intera operazione culturale ruota attorno alla giustapposizione di due visioni profondamente antitetiche ma intimamente connesse. Da un lato, troviamo le opere permanenti di Hendrik Christian Andersen, che popolano la sua affascinante casa-studio nel cuore del quartiere Flaminio. La produzione plastica di Andersen è programmaticamente ancorata a un ideale eroico, utopico e canonico; le sue sculture colossali, figlie di una spinta verso un’umanità perfetta e pacificata, miravano a farsi portatrici di un messaggio normativo e modernamente universale. I corpi da lui plasmati sono solidi, fieri, imperturbabili, concepiti per abitare una città ideale e per celebrare il trionfo dello spirito attraverso una fisicità priva di cedimenti e di ombre.
Sul versante opposto di questo dialogo si collocano le tele di Roberto Ferri, artista tarantino classe 1978, noto per la sua impressionante padronanza tecnica che richiama i fasti del barocco, il tenebrismo seicentesco e la precisione accademica dell’Ottocento. Ferri si cimenta con il problema della corporeità calandolo nella sensibilità odierna, che appare inevitabilmente lacerata e complessa. Nelle sue opere, la sopravvivenza di un modello ideale e anatomicamente ineccepibile viene costantemente insidiata da metamorfosi inquietanti, torsioni estreme e innesti surreali. Il corpo smette di essere un monumento incrollabile per trasformarsi in un territorio ambiguo, vulnerabile e spesso intriso di oscurità, riflettendo le paure e i desideri reconditi dell’uomo moderno.
Un dialogo a distanza nei saloni del museo
Il percorso della mostra è stato studiato per creare una vera e propria interferenza visiva ed emotiva all’interno degli spazi espositivi. L’allestimento prevede infatti l’inserimento di un nutrito nucleo di opere pittoriche di Ferri direttamente nel grande salone del piano terreno, dove abitualmente svettano i giganti di gesso di Andersen, per poi proseguire nel salone centrale del secondo piano. Questo affiancamento fisico obbliga il visitatore a un continuo salto di prospettiva: dalla monumentalità candida e silenziosa della scultura di inizio Novecento alla drammaticità cromatica e carnale dei dipinti realizzati dal maestro pugliese nel corso dell’ultimo decennio. Le tele, con i loro rossi sanguigni, gli incarnati lividi e le ombre profonde, sembrano quasi voler scuotere il rigore compassato delle statue circostanti.
Ad arricchire ulteriormente l’esperienza contribuisce una raffinata selezione di disegni e studi preparatori firmati dallo stesso Ferri. Questa sezione grafica assume un’importanza cruciale per comprendere la genesi creativa dell’artista e la sua ossessiva indagine anatomica. Attraverso la grafite, il gesso e le sanguigne, il pubblico può osservare da vicino la perizia calligrafica con cui il pittore scompone e ricompone le forme, studiando la tensione dei muscoli e la caduta della luce sulla pelle. I bozzetti diventano così una sorta di diario intimo, rivelando la fatica, la disciplina e la straordinaria capacità tecnica che si celano dietro la levigatezza delle opere pittoriche finite, aggiungendo un livello di lettura ancora più intimo e profondo all’intero progetto.
La rappresentazione fisica nella società odierna
Oltre a rappresentare un’indubbia occasione di godimento estetico, Roberto Ferri. La forza del corpo si pone come un potente strumento di riflessione su tematiche etiche e sociali di stringente attualità. In un’epoca dominata dall’esposizione digitale e dalla condivisione compulsiva della propria immagine, il dibattito sul nostro aspetto esteriore si è riacceso con rinnovata urgenza. I canoni di bellezza, costantemente manipolati e mercificati dai nuovi media, generano pressioni psicologiche inedite. La mostra esplora proprio questa dimensione ideologica della rappresentazione visiva, invitando lo spettatore a decostruire l’ossessione per una perfezione fittizia per abbracciare invece la realtà sfaccettata, talvolta dolorosa o mostruosa, della nostra condizione di esseri carnali.
In questo specifico contesto critico, il lavoro pittorico di Ferri agisce come uno specchio deformante ma straordinariamente lucido della nostra contemporaneità. La sua pittura, sebbene apparentemente ancorata al passato nei suoi mezzi espressivi e formali, parla fluentemente il linguaggio delle angosce presenti. Le sue figure androgine, i volti trasfigurati e gli intrecci inestricabili di membra non sono semplici capricci artistici, ma metafore potenti di un’identità in continua mutazione. L’evento romano si distacca dunque da una dimensione meramente celebrativa o accademica, offrendo ai visitatori un’inedita e preziosa opportunità per riconsiderare il destino odierno della nostra immagine, in perfetto equilibrio tra tradizione estetica e tormento moderno.
Info utili
- Sede: Casa Museo Hendrik Christian Andersen, via Pasquale Stanislao Mancini 20, Roma.
- Date: Dal 27 aprile al 19 luglio 2026. Inaugurazione il 27 aprile dalle ore 17:30 alle 19:30.
- Orari: Dal martedì alla domenica dalle ore 9:30 alle 19:30 (ultimo ingresso ore 18:45). Giorno di chiusura: lunedì.
- Biglietti: Ingresso intero Euro 6,00; ridotto Euro 2,00. Sono previste le gratuità di legge. La mostra è inclusa nel biglietto di accesso alla Casa Museo (acquistabile in loco o sul portale Musei Italiani).
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