Cosa: Lo spettacolo teatrale Tre liriche, un’intensa esplorazione dei sentimenti umani che trasforma la parola in materia vibrante e analizza le complesse dinamiche di coppia.
Dove e Quando: Presso lo Spazio Rossellini a Roma, nella serata di venerdì 17 aprile 2026, con inizio previsto alle ore 21:00.
Perché: Per immergersi in una pluripremiata indagine psicologica che scompone l’identità umana in tre voci distinte, affrontando il dualismo universale tra l’amore e la paura dell’abbandono.
Nel panorama culturale capitolino, l’indagine sulle vulnerabilità umane trova una nuova e potente voce espressiva. C’è una linea sottile, nel teatro contemporaneo, in cui la parola torna a farsi suono, ritmo e materia vibrante, superando i tradizionali confini della narrazione. È esattamente in questa tensione creativa ed emozionale che si colloca lo spettacolo Tre liriche, un’opera che interroga la forma breve come una straordinaria possibilità di condensazione estrema del senso. Affidando alla voce e al corpo degli interpreti il delicato compito di attraversare ciò che resta indicibile, la messa in scena promette di scuotere le certezze del pubblico romano. Venerdì 17 aprile 2026 alle ore 21:00, il rinomato Spazio Rossellini ospiterà questo atteso attraversamento teatrale, offrendo agli spettatori un’esperienza di profonda catarsi collettiva.
Le anatomie della paura amorosa
L’impianto concettuale dell’opera affonda le sue radici in un periodo storico profondamente segnato dall’incertezza e dall’isolamento. L’ideazione di Tre liriche è infatti parte di una più ampia trilogia teatrale avviata nel 2020, un’epoca complessa in cui il contatto umano era pervaso da una minaccia invisibile e costante. In questo contesto di grande precarietà, l’indagine drammaturgica esplora a fondo l’inestricabile nesso esistenziale che lega l’amore e la paura. Il sentimento viene sezionato nelle sue diverse fasi temporali: si parte dalla paura del coinvolgimento che caratterizza le prime battute della relazione, si passa al terrore della perdita quando il rapporto si fa più stabile, fino ad arrivare alla paura dell’oblio della vita condivisa quando la storia d’amore sta ormai volgendo al termine. Si tratta di una lucida e spietata disamina delle fragilità umane di fronte all’impegno affettivo.
In questo intricato labirinto emotivo, il protagonista si ritrova a lottare contro forze che sfuggono alla sua comprensione. Lungo il corso dell’intero spettacolo, l’Io parlante tenterà in tutti i modi possibili di controllare l’inevitabile volubilità dei legami umani. Questa ricerca disperata di stabilità lo spingerà ad adottare i comportamenti più surreali e inaspettati, muovendosi freneticamente dentro e fuori le convenzioni della vita di coppia. Alla base di questi atteggiamenti nevrotici vi è la continua e utopica ricerca di una sicurezza totale, un traguardo irraggiungibile che espone il personaggio a una vulnerabilità ancora maggiore. La rappresentazione riflette così le nevrosi relazionali della società contemporanea, mettendo a nudo il bisogno illusorio di dominare i sentimenti.
Una drammaturgia dell’identità scissa
Dal punto di vista della scrittura e dell’impostazione registica, il lavoro si distingue per una precisa e coraggiosa scelta concettuale. Sotto l’attenta regia e drammaturgia di Jacopo Neri, l’opera si sviluppa attraverso un dispositivo scenico essenziale, in cui la parola è chiamata a misurarsi con il proprio limite espressivo. Ed è proprio in quel limite, nella frattura tra il detto e il non detto, che il linguaggio teatrale trova la sua più intensa possibilità di esistenza. Per tradurre questa frammentazione interiore in azione fisica, i tre attori presenti sul palcoscenico — Dario Caccuri, Chiara Ferrara e lo stesso Jacopo Neri — incarnano fisicamente le diverse parti di una sola, tormentata identità presa nei travagli dell’amore.
Questa scomposizione della psiche umana permette di analizzare le dinamiche sentimentali da tre angolazioni antitetiche ma complementari. Da un lato agisce la parte razionale, che vuole a tutti i costi risolvere il turbamento emotivo affidandosi esclusivamente alla logica e al calcolo. Dall’altro lato interviene la parte emotiva, che cerca costantemente di mediare i conflitti e di trovare un equilibrio affettivo. Infine, emerge in tutta la sua potenza la parte inconscia, un’entità primitiva e irrazionale che, senza filtri o inibizioni, lascia esplodere nel mondo tutto il carico dionisiaco del dolore. Questo serrato confronto a tre voci restituisce allo spettatore la complessità dei moti interiori che animano l’essere umano quando si trova esposto al rischio di amare.
L’ibridazione dei linguaggi della scena
La ricchezza tematica dello spettacolo trova un’esatta corrispondenza nella forma estetica e nella ricerca sonora. In perfetto accordo alla complessità delle tematiche trattate, Tre liriche si serve di linguaggi artistici fortemente ibridi e contaminati. Lo stile testuale adottato rifiuta le categorizzazioni tradizionali, proponendo un amalgama fluido che mescola sapientemente elementi narrativi descrittivi, accenti squisitamente poetici e le dinamiche introspettive proprie del monologo classico. A questa raffinata tessitura letteraria si affianca una recitazione costantemente in bilico tra il naturalismo interpretativo e uno studio millimetrico dell’espressività vocale, basato in modo particolare sull’uso del microfono come strumento di amplificazione emotiva.
Il tessuto connettivo dell’intera performance è rappresentato dal paesaggio sonoro che avvolge gli interpreti. La partitura acustica, impreziosita dalle musiche originali composte da Enrico Truffi, unisce armoniosamente elementi di matrice acustica, interventi di elettronica e passaggi rumoristici. Questa architettura sonora sostiene e amplifica i turbamenti dell’identità frammentata. L’opera, nata come produzione di Eat the catfish in stretta collaborazione con l’Associazione culturale Xenia, giunge a Roma preceduta da un notevole successo di critica. Lo spettacolo vanta infatti un prestigioso palmarès: è risultato vincitore del festival Direction Under 30 a Gualtieri nel 2023, del festival Intransito a Genova nel medesimo anno, del festival Pillole a Roma ed è stato finalista alla rassegna Inbox di Siena nel 2024.
Info utili
- Orari: Venerdì 17 aprile 2026, ore 21:00 (biglietteria e bar interno aperti un’ora prima dell’inizio)
- Indirizzo: Spazio Rossellini, Via della Vasca Navale 58 – Roma
- Prezzi: Intero online €14,50 + d.p.; intero botteghino €15,00; ridotto botteghino (under 18 e over 65) €12,00. I biglietti online sono disponibili su Ticketone
- Dettagli aggiuntivi: Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti, con ingresso situato in Via della Vasca Navale 70. Sono previste ulteriori riduzioni, promozioni e agevolazioni
(Credi ph: Berruti)
