Cosa: Lo spettacolo teatrale Orlando, tratto dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf e dal suo carteggio privato.
Dove e Quando: Al Teatro Vascello di Roma, dal 3 all’8 marzo 2026.
Perché: Un’opera visionaria che esplora l’identità senza confini, interpretata dalla pluripremiata Anna Della Rosa.
L’universo letterario di Virginia Woolf torna a vibrare sul palcoscenico del Teatro Vascello di Roma con una produzione di grande respiro: Orlando. Non si tratta solo di una trasposizione fedele di uno dei romanzi più iconici del Novecento, ma di un’operazione drammaturgica complessa che intreccia le pagine della finzione con la realtà biografica della sua autrice. La regia di Andrea De Rosa e la drammaturgia di Fabrizio Sinisi portano in scena un’opera che è, al tempo stesso, un manifesto di libertà e una delle più spericolate lettere d’amore che la storia della letteratura ricordi. Al centro di questo vortice emotivo e temporale troviamo Anna Della Rosa, recente vincitrice del Premio Hystrio all’Interpretazione 2025, chiamata a dare corpo e voce a un personaggio che attraversa i secoli e i generi.
Un intreccio tra arte e vita biografica
Il cuore dello spettacolo risiede nel legame profondo tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West, la nobildonna e poetessa che fu musa e amante della scrittrice. La genesi di Orlando è indissolubilmente legata a questo rapporto: nel 1927, la Woolf scriveva a Vita proponendole un’opera che parlasse di lei, della sua mente e della sua carne. Lo spettacolo valorizza questo aspetto inserendo nella narrazione brani tratti dal carteggio reale tra le due donne, intitolato Scrivi sempre a mezzanotte. In questo modo, il confine tra l’opera e la vita si fa sottile, trasformando la messa in scena in un omaggio d’amore, un atto di gioia offerto non solo a una donna specifica, ma al mondo intero.
L’interpretazione di Anna Della Rosa si muove su questo crinale enigmatico. Orlando, nato uomo nel XVI secolo, vive per oltre quattrocento anni transitando misteriosamente nel femminile. Questa metamorfosi non è un semplice artificio letterario, ma diventa un inno all’estasi e alla libertà dell’identità. Attraverso il tempo, il protagonista — e con lui il pubblico — impara a oltrepassare gli steccati che spesso ci tengono imprigionati nelle trappole del maschile, del femminile e delle convenzioni sociali. È un invito a viaggiare nello spazio e nel tempo, riscoprendo la bellezza di un’esistenza che non accetta di essere incasellata in definizioni stabili e rassicuranti.
La messa in scena: luce, spazio e suono
Dal punto di vista visivo, lo spettacolo si avvale di una scenografia evocativa curata da Giuseppe Stellato. Al centro della scena campeggia il tronco robusto di una quercia senza chioma, un elemento simbolico che richiama la natura e la sua resistenza al passare del tempo. Tuttavia, la chioma dell’albero è sostituita da una struttura di luci, tralicci e americane, creando un punto di incontro tra la realtà naturale e l’artificio teatrale. Questo “prato quadrato” diventa il luogo magico dove la luce bianca, curata da Pasquale Mari, si condensa fino a trasformarsi in carta: fogli bianchi che cadono dai rami al posto delle foglie, pronti ad accogliere le parole e i segni della creazione letteraria.
L’atmosfera sonora è altrettanto densa e significativa. Il progetto sonoro di G.U.P. Alcaro utilizza il suono lontano e intimo di una campana per scandire un tempo sospeso, quasi metafisico. A guidare la narrazione musicale è la Sinfonia n. 6 (Patetica) di Čajkovskij, l’ultima opera del compositore, che sottolinea il carattere tormentato e vitale del racconto. Anche i costumi di Ilaria Ariemme giocano un ruolo fondamentale: un mix di dettagli che richiamano i fasti del Cinquecento, come sete impalpabili, uniti a elementi più moderni e ambivalenti, come un cinturone maschile su una gonna femminile. Ogni abito non si limita a vestire l’attrice, ma crea mondi e accompagna la ricerca dell’anima appassionata di Orlando.
Un manifesto contro il conformismo patriarcali
Oltre a essere un classico della letteratura, Orlando si conferma un testo di sconvolgente attualità. Rappresenta un vero e proprio manifesto alla possibilità di rivendicare il piacere e l’avventura secondo modelli alternativi alle leggi del conformismo patriarcale. La scrittura della Woolf, tradotta per l’occasione da Nadia Fusini, esplora l’idea che l’identità sia un “fantasma” e che i confini che costruiamo per proteggerci siano spesso solo limiti che ci impediscono di vivere appieno. La sfida di tradurre la natura e la bellezza in parole è il cuore del fallimento e, al contempo, del successo di ogni forma d’arte che provi a raccontare l’inesplicabile.
Lo spettacolo al Teatro Vascello si propone dunque come una testimonianza di speranza estrema. Mentre la vita dei corpi è destinata a finire, quella delle parole possiede una durata diversa, capace di abbattere le barriere dei sessi e perfino della morte. Gli spettatori sono invitati a immergersi in questa luce bianca e radiosa, per riscoprire che la realtà non è ciò che sta oltre le colline, ma quel senso di esistenza pura che si prova quando si decide di essere fedeli a se stessi, al di là di ogni convenzione.
Info utili
- Sede: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78, Roma
- Date: Dal 3 all’8 marzo 2026
- Orari: Dal martedì al venerdì ore 21; sabato ore 19; domenica ore 17
- Prezzi Biglietti: Intero 25 €; Over 65 20 €; CRAL e convenzioni 18 €; Studenti 16 €
- Contatti: 06 5881021 – 06 5898031
(Credit ph Andrea Macchia)
