Cosa: Il debutto di Godlike, uno studio teatrale che indaga le derive del rapporto tra l’individuo e l’universo digitale attraverso tre narrazioni disturbanti.
Dove e Quando: Presso la sala Black dello Spazio Diamante a Roma, nel quartiere Pigneto, giovedì 7 maggio 2026 alle ore 19:30.
Perché: Per assistere a un’analisi lucida e spietata della psicologia delle masse nell’era degli algoritmi e dell’annullamento del senso critico.
Il panorama culturale capitolino si arricchisce di un nuovo, stimolante appuntamento teatrale all’insegna della drammaturgia contemporanea. Giovedì 7 maggio 2026, il palcoscenico della sala Black dello Spazio Diamante accoglierà il debutto dell’atteso spettacolo Godlike. Questa produzione si inserisce all’interno della prestigiosa cornice della VII edizione del Festival inDivenire. La rassegna, ideata da Alessandro Longobardi e guidata dalla sapiente direzione artistica di Giampiero Cicciò, si conferma un incubatore essenziale per le nuove voci del teatro italiano, promuovendo opere capaci di interrogare la società con coraggio e lucidità. Lo spettacolo, che vanta la regia a quattro mani di Clara Addari ed Edoardo D’Antonio, aderisce perfettamente a questa missione, proponendo un’indagine profonda e stratificata sull’attualità.
L’opera si concentra su una delle tematiche più urgenti e dibattute della contemporaneità: il legame, spesso tossico e totalizzante, tra l’individuo e l’infinita vastità della rete. Lontano dall’essere considerato un mero strumento neutrale, l’universo digitale viene analizzato nelle sue derive più oscure, capaci di manipolare identità e desideri. Attraverso una narrazione affilata, lo spettacolo mira a scuotere le coscienze del pubblico, invitandolo a riconoscere i meccanismi invisibili e subdoli che governano le nostre scelte quotidiane, ben oltre lo schermo dei dispositivi elettronici.
Tre storie emblematiche di fragilità contemporanea
La struttura narrativa di Godlike si sviluppa abilmente attorno all’intreccio di tre esistenze profondamente diverse tra loro, eppure accomunate da un inesorabile scivolamento verso l’isolamento e l’estremismo. Il primo filo conduttore ci riporta al 2007 per seguire le vicende di Arturo. A soli dieci anni, mentre gioca con la sua nuova Playstation e ascolta il brano “Touch the Sky” di Kanye West, il bambino inizia un lento percorso di alienazione. La sua iniziale fuga dalla realtà attraverso i videogiochi si converte gradualmente in una pericolosa adesione politica radicale. Vittima delle illusioni create da guru del complotto, Arturo si convince dell’esistenza di una misteriosa élite impegnata a distruggere l’Europa, un delirio paranoico che lo spingerà a compiere un gesto estremo e irreversibile.
A fare da specchio alla vicenda di Arturo emergono le esperienze di Luana ed Enrico, che esplorano ulteriori sfaccettature della nostra dipendenza tecnologica. Luana, brillante ballerina di ventiquattro anni, vede i suoi sogni infrangersi a causa di un infortunio nel 2025. Cercando conforto online, finisce per essere fagocitata dalle drammatiche cronache dei disastri climatici in Emilia e a Valencia. Consumata dall’angoscia per un’imminente apocalisse ambientale, la giovane si trasforma in un’intransigente leader di gruppi ecoterroristici. Enrico, dal canto suo, ci trasporta nel 2016 con la sua spasmodica ricerca di validazione social. Nel tentativo di affermarsi come influencer di successo, passa dai palchi del cabaret alla piattaforma Twitch. Qui, pur di non perdere la propria fetta di pubblico e la visibilità acquisita, accetta di sottoporsi a challenge online sempre più autolesioniste e pericolose.
Le masse virtuali e la perdita del senso critico
Il lavoro di drammaturgia, firmato da Penelope Sangiorgi, eleva queste tre specifiche parabole a manifesto di una condizione umana universale. Godlike attualizza con rara intelligenza le storiche teorie sulla psicologia delle masse formulate da Sigmund Freud e Gustave Le Bon, calandole nell’epoca dominata dai social media e dalle intelligenze artificiali. I protagonisti si ritrovano a essere ingranaggi inconsapevoli di una massa virtuale, un luogo in cui l’illusione di una connessione perenne maschera in realtà il totale trionfo della solitudine. Il palcoscenico diventa così lo spazio in cui svelare l’inganno della tecnologia odierna, un’entità che non si pone al di sopra delle parti, ma che traccia e profila inesorabilmente le nostre abitudini.
Questo incessante tracciamento genera un bombardamento di notizie mirato esclusivamente a rinforzare il punto di vista dell’utente, annullando sistematicamente ogni residuo di senso critico personale. Intrappolati in queste stanze dell’eco, gli individui cedono all’ipnosi di leader carismatici e si sentono legittimati dai propri idoli virtuali a disprezzare e attaccare chiunque osservi il mondo da un’angolatura divergente. È attraverso questo subdolo meccanismo di polarizzazione che il potere tecnologico invisibile plasma le ideologie e condiziona i desideri, lasciando le vite dei tre protagonisti incastrate in un limbo di finta appartenenza.
Un’indagine lucida e inquieta allo Spazio Diamante
A interpretare le nevrosi di questa complessa contemporaneità troviamo un cast di grande presenza scenica, composto dagli attori Clara Addari, Edoardo D’Antonio e Francesco Providenti. La loro performance dinamica permette all’impalcatura concettuale dell’opera di materializzarsi, colpendo lo spettatore in modo diretto e viscerale. Muovendosi in un ambiente teatrale essenziale, gli interpreti restituiscono alla perfezione il ritratto di una generazione costantemente sospesa. Una generazione lacerata, divisa tra il profondo e radicato bisogno di trovare un proprio posto nel mondo e la tragica, inesorabile perdita di sé causata dalla sovraesposizione mediatica.
Il progetto supportato dal Festival inDivenire si configura non solo come un riuscito esperimento artistico, ma come una necessaria assunzione di responsabilità culturale. Arricchito dalla direzione tecnica di Roberto Di Maio, lo spettacolo si propone come un faro acceso sulle vulnerabilità umane. Recarsi allo Spazio Diamante il prossimo 7 maggio significherà prendere parte a una riflessione collettiva indispensabile, un invito a disconnettersi per ritrovare la lucidità necessaria a non essere fagocitati dalle ombre del nostro stesso progresso.
Info utili
- Sede: Spazio Diamante (sala Black), Via Prenestina 230b, Pigneto – Municipio Roma V
- Data: Giovedì 7 maggio 2026
- Orario: Ore 19:30
- Festival: inDivenire 2026 (VII edizione, 27 aprile – 12 maggio)
- Biglietteria: Biglietti disponibili sul circuito TicketOne
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