- Cosa: Lo spettacolo teatrale Hamelin della Factory Compagnia Transadriatica, vincitore del Premio Eolo 2023.
- Dove e Quando: Centrale Preneste Teatro, Via Alberto da Giussano 58, Roma. Domenica 19 aprile 2026, doppia replica alle ore 16:00 e alle 18:00.
- Perché: Un’indagine teatrale affascinante che rilegge la celebre fiaba del pifferaio magico, svelando i fragili confini tra le rigide regole adulte e la libertà dell’infanzia.
La stagione teatrale romana dedicata alle nuove generazioni si arricchisce di un appuntamento imperdibile, capace di fondere il fascino rassicurante della fiaba con i contorni oscuri del mistero. All’interno della stimolante rassegna Infanzie in gioco 2025-2026, il palcoscenico capitolino si prepara ad accogliere uno dei lavori più premiati e acclamati del recente panorama italiano. Si tratta di un’opera che travalica il semplice intrattenimento per farsi strumento di indagine sociologica ed emotiva, rivolgendosi a un pubblico eterogeneo che abbraccia sia i più piccoli che gli adulti accompagnatori.
Domenica 19 aprile, il Centrale Preneste Teatro diventerà infatti lo spazio scenico d’elezione per Hamelin, pluripremiato spettacolo prodotto dalla Factory Compagnia Transadriatica in sinergia con la Fondazione Sipario Toscana. L’allestimento, insignito del prestigioso Premio Eolo 2023 come miglior spettacolo per le nuove generazioni, vede in scena il talentuoso attore Fabio Tinella, guidato dall’attenta drammaturgia e regia di Tonio De Nitto e con il supporto vitale del dramaturg Riccardo Spagnulo. Una proposta culturale di altissimo spessore che promette di scardinare le certezze del pubblico in sala.
Le origini di un mito tra cronaca e fiaba
La narrazione prende le mosse da una delle leggende più radicate e inquietanti della tradizione mitteleuropea, la cui eco è giunta pressoché intatta fino ai giorni nostri. Hamelin non è soltanto il titolo dell’opera o un non-luogo di fantasia, ma un’effettiva cittadina situata nel nord della Germania. È proprio qui che, secoli addietro, cronaca e leggenda si sono inesorabilmente intrecciate, dando origine a un mistero mai del tutto svelato. La sparizione di ben centotrenta bambini, un evento traumatico storicamente riportato persino in un’antica iscrizione sulla cosiddetta “casa dell’accalappiatopi”, rappresenta il nucleo fondante di questa affascinante trasposizione.
Con il progressivo passare del tempo, questo oscuro fatto di cronaca locale si è lentamente spogliato dei suoi connotati più crudi per vestire i panni edulcorati della fiaba, passando attraverso la vasta tradizione orale fino a trovare una sua codificazione letteraria definitiva nelle celebri Saghe germaniche trascritte dai Fratelli Grimm. Lo spettacolo di De Nitto sceglie coraggiosamente di ripercorrere a ritroso questo processo di decostruzione e trasformazione, restituendo alla vicenda la sua natura ambigua e carica di tensione palpabile. Sul palco, la figura enigmatica del pifferaio riacquista la sua valenza originaria di elemento catalizzatore, capace di portare spietatamente alla luce le contraddizioni e le omissioni di un’intera comunità.
Una prospettiva rovesciata: il mondo degli adulti sotto accusa
Il fulcro emotivo e concettuale dell’intera messinscena teatrale risiede nella sua tagliente e profonda critica alle dinamiche sociali consolidate, focalizzandosi in particolare sul complesso e spesso conflittuale rapporto tra il mondo dell’infanzia e l’universo adulto. La città di Hamelin descritta nello spettacolo assurge a paradigma universale di una società alienante e profondamente ipocrita, in cui gli adulti sono completamente fagocitati dai propri obblighi lavorativi, dal mantenimento nevrotico delle apparenze e dal rigido, cieco rispetto di regole imposte dall’alto. In questo contesto sociologico asfissiante, i bisogni reali, la sconfinata immaginazione e l’inalienabile diritto al gioco dei bambini vengono sistematicamente ignorati o duramente repressi.
L’irruzione inaspettata del pifferaio magico in questa realtà immutabile e grigia agisce come un potentissimo elemento di rottura sistemica. Attraverso l’intensa e poliedrica interpretazione di Fabio Tinella, il personaggio non si configura semplicemente come un oscuro incantatore o un meschino rapitore, ma piuttosto come un’irresistibile forza liberatrice. L’allontanamento dei fanciulli dalla città assume dunque i contorni di una vera e propria ribellione generazionale, una fuga lucida e consapevole da un mondo arido che ha smarrito la capacità di sognare e di onorare le proprie promesse. È una prospettiva radicalmente ribaltata che invita il pubblico adulto a un severo, necessario esame di coscienza sulle proprie responsabilità educative, morali e affettive.
Linguaggi scenici per le nuove generazioni
La straordinaria riuscita di questa operazione culturale si deve in larghissima parte all’eccellente lavoro di ricerca svolto dalla Factory Compagnia Transadriatica, una realtà artistica che da anni si distingue per la sua spiccata e riconosciuta vocazione internazionale. Forti di esperienze maturate in prestigiosissimi contesti mondiali, dal Fringe di Edimburgo al RomaEuropa Festival, i creatori dello spettacolo hanno saputo orchestrare magistralmente un linguaggio scenico profondamente contemporaneo e multidisciplinare. L’integrazione fluida di stimoli sonori, visivi e gestuali contribuisce in modo determinante a plasmare un’atmosfera immersiva, perennemente in bilico tra l’onirico e la realtà tangibile.
In questo virtuoso assetto, le avvolgenti musiche originali composte da Paolo Coletta, saldamente unite al meticoloso sound design curato da Graziano Giannuzzi e al suggestivo voiceover narrante di Sara Bevilacqua, non si limitano affatto a fare da mero accompagnamento di fondo, ma diventano a tutti gli effetti co-protagoniste silenziose dell’architettura drammaturgica. L’accuratissimo lavoro di costruzione scenica, opera di Luigi Di Giorno, e la cura artigianale di ogni singolo dettaglio rendono Hamelin un’esperienza teatrale letteralmente totalizzante. L’attesissimo appuntamento romano all’interno della rassegna Infanzie in gioco conferma così la vitale importanza di proporre alle nuove generazioni un teatro di ineccepibile qualità, capace di nutrire la mente, emozionare il cuore e stimolare con intelligenza un pensiero critico assolutamente autonomo.
Info utili
- Luogo: Centrale Preneste Teatro, Via Alberto da Giussano 58, Roma (Zona Pigneto/Malatesta).
- Date e Orari: Domenica 19 aprile 2026. Doppia replica alle ore 16:00 e alle ore 18:00.
- Biglietti: Biglietto unico a 7,00 €.
- Acquisto: Online sul sito ufficiale del teatro o direttamente in biglietteria il giorno dello spettacolo a partire dalle ore 15:30 (previa disponibilità dei posti).
- Contatti: Telefono 06 27801063 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle 17:00).
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