Cosa: Una serata evento speciale con la proiezione del film e lo spettacolo teatrale Italianesi.
Dove e Quando: Al TeatroBasilica di Roma, il 2 marzo 2026 (ore 19:00 proiezione, ore 21:00 spettacolo).
Perché: Per riscoprire, attraverso la pluripremiata interpretazione di Saverio La Ruina, una pagina tragica e poco nota della storia italiana del dopoguerra.
L’appuntamento del 2 marzo presso il TeatroBasilica di Roma si preannuncia come un momento di altissimo valore civile e artistico. La serata, interamente dedicata al talento di Saverio La Ruina, propone un doppio binario narrativo per affrontare una delle ferite più profonde e meno raccontate del nostro Novecento: la vicenda dei cittadini italiani rimasti intrappolati in Albania dopo la seconda guerra mondiale. L’evento si aprirà con la proiezione del film per poi culminare nella rappresentazione teatrale di Italianesi, un’opera che ha saputo conquistare la critica nazionale ottenendo prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio Ubu come miglior attore e la nomination come miglior testo italiano.
Il lavoro di La Ruina non è solo una performance attoriale di rara intensità, ma un vero e proprio atto di restituzione storica. Attraverso una ricerca meticolosa e una sensibilità fuori dal comune, l’autore e interprete dà voce a chi per decenni è rimasto nel silenzio, schiacciato tra due patrie che sembravano averli dimenticati. La struttura della serata permette allo spettatore di immergersi completamente nel contesto storico grazie al linguaggio cinematografico, per poi lasciarsi trasportare dall’intimità del teatro, dove il corpo e la voce dell’attore diventano il veicolo principale di una memoria collettiva necessaria.
Una tragedia sospesa tra due confini
La narrazione di Italianesi affonda le radici in una realtà storica drammatica: alla fine del secondo conflitto mondiale, circa 25.000 italiani rimasero bloccati in Albania con l’avvento della dittatura. Mentre la maggior parte riuscì a rientrare in patria entro la metà degli anni Cinquanta, diverse centinaia di persone rimasero prigioniere di un regime paranoico e repressivo. Tra questi c’erano i figli di unioni miste, condannati a vivere in un limbo identitario e fisico, spesso internati in campi di lavoro o alloggi circondati dal filo spinato, sotto il costante controllo della polizia segreta.
Il protagonista della pièce rappresenta l’emblema di questa condizione di “esule in casa propria”. Cresciuto nel mito di un’Italia lontana e sognata attraverso i racconti del padre, vive la sua quotidianità tra interrogatori e privazioni, aspettando un cambiamento che arriverà solo nel 1991, con la caduta del regime. Tuttavia, il ritorno nella “terra promessa” si rivela un paradosso crudele: accolti non come eroi ma come stranieri, questi uomini e donne scoprono di essere stati considerati italiani in Albania e, improvvisamente, albanesi in Italia. È in questo scarto identitario che la drammaturgia di La Ruina scava con forza, mettendo a nudo l’ipocrisia dei confini e del nazionalismo.
La poetica di Saverio La Ruina
Lo spettacolo si avvale di una messa in scena essenziale ma estremamente evocativa, dove la parola si fa carne. La regia, curata dallo stesso La Ruina, punta tutto sulla forza del racconto e sulla capacità di creare immagini vivide nella mente dello spettatore. Un bambino che guarda il cielo aspettando un aereo, immaginandolo come un ufficio postale volante con l’autista che fuma, diventa la metafora potente di una speranza che non si arrende alla brutalità della reclusione. Questa capacità di mescolare il registro tragico con momenti di candida ingenuità rende il testo profondamente umano e mai retorico.
Il contributo artistico di Roberto Cherillo, autore delle musiche originali, e il disegno luci di Dario De Luca creano l’atmosfera sospesa necessaria per questo viaggio nella memoria. La collaborazione alla drammaturgia di Monica De Simone contribuisce a rifinire un testo che non è solo una denuncia politica, ma un’indagine sull’animo umano e sulla sua capacità di resilienza. Italianesi è un’opera che interroga il presente, ponendo domande scomode su come costruiamo la nostra identità e su come gestiamo il dramma dell’esilio e dell’accoglienza, temi che risuonano con inquietante attualità ancora oggi.
Info utili
- Luogo: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
- Data e Orari: 2 marzo 2026. Ore 19:00 proiezione film (ingresso gratuito); ore 21:00 spettacolo teatrale (a pagamento).
- Prezzi Biglietti: Intero 18€, Acquisto online 15€, Ridotto 12€.
- Contatti: Telefono +39 392 9768519.
(Credit ph Angelo Maggio)
