Cosa: Lo spettacolo teatrale Vernice Fresca, scritto e diretto da Giovanni Sicurello.
Dove e Quando: Al Teatro di Villa Lazzaroni, Roma, dal 6 all’8 marzo 2026.
Perché: Un’opera graffiante che esplora la libertà e l’alienazione attraverso una panchina magica che costringe alla verità.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una proposta giovane e vibrante con il debutto di Vernice Fresca, un’opera che promette di scuotere le coscienze attraverso l’arma dell’ironia e del surrealismo. Scritto e diretto da Giovanni Sicurello, il testo giunge sul palco del Teatro di Villa Lazzaroni forte del prestigioso riconoscimento ottenuto nella prima edizione del Premio di Scrittura Teatrale Mariolina De Gaudio. Questa produzione non è solo un esercizio di stile, ma un grido generazionale che mette in scena il disagio e la ricerca di senso di chi vive ai margini, o al centro, di una società sempre più performativa e spersonalizzante.
La forza di questo spettacolo risiede nella sua capacità di far dialogare mondi apparentemente inconciliabili. Protagonisti della vicenda sono Maria Lomurno, lo stesso Giovanni Sicurello, Fabio Versaci e Gianluca Guizzardi, un cast affiatato che dà corpo a una narrazione dinamica e profondamente umana. In un’epoca in cui il teatro cerca nuove forme per dialogare con il presente, Vernice Fresca sceglie la via del confronto diretto, quasi brutale ma sempre mediato da una scrittura sferzante, per indagare i meccanismi dell’oppressione sociale e il desiderio di ribellione.
La panchina della verità e l’incontro degli opposti
Al centro della scena troviamo una fermata dell’autobus, un non-luogo per eccellenza dove le esistenze si incrociano senza mai toccarsi davvero. Qui avviene l’incontro fatidico tra Davide, un giovane schiacciato da un lavoro alienante e privo di prospettive, e Mirella, una clochard fuori dagli schemi che ha scelto come dimora un camper privo di ruote. La dinamica tra i due è lo specchio di una polarizzazione sociale estrema: da un lato la frustrazione di chi cerca sicurezza nel sistema, dall’altro la libertà anarchica di chi ne è uscito, pagando però il prezzo dell’invisibilità.
L’elemento surreale che eleva la pièce è la natura della panchina stessa su cui i personaggi siedono. Questo oggetto quotidiano si trasforma in un catalizzatore di verità: chiunque vi si posi è impossibilitato a mentire, costretto a rivelare i propri desideri più reconditi e le proprie fragilità. È un espediente drammaturgico potente che spoglia i protagonisti delle loro maschere sociali, obbligandoli a una confessione pubblica che diventa, per estensione, una riflessione collettiva sulla natura umana e sulla ricerca di un’autenticità perduta tra le pieghe della routine quotidiana.
Un viaggio tra satira religiosa e fragilità umana
L’universo di Vernice Fresca non si limita al duo principale, ma si popola di figure emblematiche che arricchiscono la trama di sfumature grottesche e profonde. Tra queste spicca un misterioso assassino e, soprattutto, un Prete la cui figura serve a decostruire con ironia le istituzioni dogmatiche. Attraverso questo personaggio, la drammaturgia mette in dubbio le certezze religiose e morali, non per derisione, ma per evidenziare come il bisogno di risposte sia universale e spesso trovi ostacoli proprio in chi dovrebbe fornirle.
Il confronto che scaturisce da questo intreccio di vite riguarda il prezzo della libertà. Cosa siamo disposti a sacrificare per conformarci alle regole? E quanto costa, invece, decidere di vivere fuori dal coro? Lo spettacolo non offre risposte preconfezionate, ma preferisce lasciare il pubblico con interrogativi aperti. La regia di Sicurello punta a valorizzare i dialoghi pungenti, trasformando ogni battuta in una provocazione che costringe lo spettatore a guardarsi dentro, riconoscendo in Davide o in Mirella un pezzetto della propria inquietudine.
Riflessioni sulla condizione contemporanea
In definitiva, Vernice Fresca si pone come un’opera necessaria per comprendere le dinamiche di alienazione della modernità. Il successo nel concorso intitolato a Mariolina De Gaudio ne testimonia il valore letterario e la capacità di intercettare temi universali. Il Teatro di Villa Lazzaroni, con la sua atmosfera raccolta, diventa il luogo ideale per questo rito collettivo di svelamento, dove la “vernice fresca” del titolo non è solo un avvertimento fisico, ma l’invito a non toccare ciò che è ancora in divenire, o forse il rischio di sporcarsi con la verità ancora cruda della vita.
Attraverso una messa in scena che mescola sapientemente momenti di riso amaro e riflessioni malinconiche, lo spettacolo invita a riflettere sulla solidarietà e sul senso di comunità in un mondo che sembra averle dimenticate. La panchina magica diventa così l’altare laico di una confessione necessaria, un punto di sosta in cui l’autobus che tarda ad arrivare non è più un fastidio, ma l’occasione preziosa per riscoprire la propria umanità tra le pieghe di una conversazione inaspettata con uno sconosciuto.
Info utili
- Date: Dal 6 all’8 marzo 2026
- Orari: Venerdì ore 21.00, Sabato ore 19.00, Domenica ore 17.30
- Indirizzo: Teatro di Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova 522 / Via Tommaso Fortifiocca 71, Roma (disponibile parcheggio gratuito)
- Contatti: Telefono 392 4406597
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