- Cosa: Lo spettacolo teatrale La disfatta – Gli ultimi giorni del bunker, un intenso monologo scritto da Gianni Guardigli che esplora il tracollo del Terzo Reich.
- Dove e Quando: Al TeatroBasilica di Roma (Piazza di Porta San Giovanni 10), in scena dal 13 al 15 marzo 2026.
- Perché: Per immergersi in una profonda riflessione sulla memoria storica e sulla natura del male, osservando le macerie del Novecento attraverso gli occhi di un uomo comune travolto dalla storia.
Il panorama teatrale capitolino si arricchisce di un appuntamento dal fortissimo impatto emotivo e civile, ospitato negli spazi del TeatroBasilica, una realtà diretta con passione dall’attrice Daniela Giovanetti e dal regista Alessandro Di Murro. Al centro della programmazione arriva un’opera che affonda le mani nelle pagine più buie e dolorose del Ventesimo secolo, trasportando il pubblico direttamente nella primavera del 1945. Berlino è ormai una città in macerie, prossima alla capitolazione finale sotto i colpi dell’avanzata alleata e sovietica. In questo scenario apocalittico, a decine di metri sotto le strade devastate, si consuma l’ultimo, macabro atto del regime nazista. Il 30 aprile, nel bunker della Cancelleria, Adolf Hitler ed Eva Braun si tolgono la vita; poco dopo, li seguirà l’intera famiglia di Joseph Goebbels. Partendo da questi crudi fatti storici, il drammaturgo Gianni Guardigli ha costruito un’architettura scenica claustrofobica e tesa, in cui la narrazione dei fatti si eleva a spietata indagine sulle voragini dell’animo umano.
La scrittura di Guardigli affronta questa tremenda fine epocale non con il piglio del documentario, ma con la forza dirompente della tragedia classica. L’autore stesso paragona le atmosfere respirate in quelle stanze sotterranee alla crudeltà viscerale del teatro elisabettiano. Sul palcoscenico, tuttavia, la tragedia non viene semplicemente mostrata nei suoi aspetti più truculenti, ma viene analizzata, sviscerata e raccontata da una prospettiva inedita e disturbante. Il crollo di un’ideologia che aveva promesso il dominio sul mondo si trasforma in un’esperienza intimista, dove le parole emergono faticosamente da una mente prigioniera, incastrata tra le pareti di cemento armato e i confini di una follia lucida e inarrestabile. Lo spettatore è invitato a entrare in questo spazio opprimente, per ascoltare ciò che di solito i libri di storia relegano al silenzio.
La voce di Fritz tra alienazione e quotidianità
Il cuore pulsante di questa rappresentazione è costituito dalla magnetica prova attoriale di Riccardo Leonelli, che firma non solo la regia ma presta corpo e voce all’unico, assoluto protagonista in scena: Fritz. Questo personaggio, pur essendo un’invenzione letteraria, rappresenta in modo agghiacciante la verità storica di un intero popolo. Fritz non è un gerarca, non è uno dei nomi noti che affollano i manuali scolastici; è il soldato qualunque, l’ingranaggio anonimo e obbediente che ha permesso alla mostruosa macchina nazista di funzionare e perpetrare i suoi orrori. Rinchiuso nel bunker, mentre il mondo sopra di lui crolla e le certezze di una vita si sbriciolano, Fritz inizia un lungo monologo che è al tempo stesso confessione, delirio e disperato tentativo di auto-assoluzione. La sua voce dà forma all’abbaglio collettivo di una nazione che si è consegnata ciecamente all’abisso.
La regia sceglie di non puntare sull’urlo o sull’esasperazione del dramma, ma costruisce una tensione palpabile lavorando sui dettagli e sui contrasti. A rendere l’atmosfera ancora più straniante è la discrepanza fortissima tra le parole pronunciate dal soldato e le sue azioni fisiche. Supportato dai costumi curati da Marinella Pericolini e dai tappeti sonori orchestrati da Francesco Pepicelli, Fritz compie gesti semplici, quasi banali: ordina i suoi oggetti, cura la propria divisa, cerca di ricreare una parvenza di normalità borghese. Questa quotidianità ossessiva stride in modo terrificante con l’enormità dei crimini di cui è complice e con la morte che aleggia in ogni stanza del bunker sotterraneo. È proprio in questa dissonanza che risiede la forza del personaggio: la follia non si manifesta nel caos, ma in una rigida, raggelante adesione alla forma, mentre la sostanza morale è ormai irrimediabilmente corrotta.
Tra colpa e pietà: le macerie della coscienza
L’aspetto concettualmente più complesso e coraggioso de La disfatta è la sua volontà di spingere il pubblico in una zona grigia dal punto di vista etico, rifiutando le rassicuranti semplificazioni manichee. L’interpretazione rigorosa offerta in questi intensi cinquanta minuti di spettacolo ci obbliga a fare i conti con la dualità del protagonista. Da una parte, è assolutamente impossibile e moralmente inaccettabile giustificare un uomo che ha attivamente sostenuto il Nazismo, rendendosi colpevole e colluso con le peggiori atrocità mai concepite dalla mente umana. Egli è senza ombra di dubbio un carnefice, parte integrante di un sistema fondato sullo sterminio e sulla prevaricazione sistematica del prossimo.
Eppure, d’altra parte, il palcoscenico riesce a insinuare il dubbio, costringendoci a osservare la fragilità dell’essere umano. Mentre Fritz sprofonda nei suoi ricordi e affronta l’inevitabilità della fine imminente, emerge anche il profilo di una vittima: vittima di un lavaggio del cervello su scala nazionale, vittima della propaganda e di una folle visione del mondo che lo ha usato e poi gettato via nelle profondità della terra. Lo spettacolo non cerca assoluzioni storiche, ma rivendica il dovere del teatro di non distogliere lo sguardo di fronte all’umanità, per quanto degradata e mostruosa essa possa apparire. Solo analizzando da vicino i meccanismi psicologici di questa immensa “disfatta” del Novecento, possiamo sperare di comprendere come uomini comuni si siano potuti trasformare in mostri, mantenendo vivo l’esercizio fondamentale della memoria civile.
Info utili
- Indirizzo: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
- Orari: Venerdì 13 e sabato 14 marzo ore 21:00; domenica 15 marzo ore 16:30.
- Durata: 50 minuti.
- Contatti per informazioni: Telefono +39 392 9768519.
