- Cosa: Yoi tabi wo, mostra personale di pittura dell’artista Mauro Molle.
- Dove e Quando: Galleria Edarcom Europa in via Macedonia 12 a Roma, dall’8 maggio al 6 giugno 2026.
- Perché: Un’affascinante esplorazione pittorica che fonde la tecnica contemporanea con le antiche estetiche e i contrasti del Giappone.
La vibrante scena artistica della Capitale si arricchisce di un nuovo capitolo espositivo che promette di trasportare i visitatori in latitudini lontane, esplorando le suggestioni di un mondo tanto distante quanto intimamente connesso alle dinamiche dell’animo umano. Venerdì 8 maggio alle ore 18:00, gli spazi della storica galleria Edarcom Europa, situata tra i quartieri San Giovanni e Appio Latino, faranno da cornice all’inaugurazione della nuova mostra personale di Mauro Molle, pittore nato a Roma nel 1977. L’artista ha scelto di intitolare questo suo nuovo progetto Yoi tabi wo, un’espressione giapponese che si traduce con un augurio universale: “Buon viaggio”[cite: 1, 2]. L’evento inaugurale, impreziosito da un brindisi curato dall’Enoteca Raspo Urbano, non è una semplice esposizione, ma si configura come un vero e proprio diario visivo curato da Francesco Ciaffi, Romina Guidelli e Alice Crisponi.
L’equilibrio dei contrasti nella visione dell’artista
Il fulcro di questa complessa narrazione pittorica risiede nell’esperienza diretta e immersiva dell’artista, che ha tradotto in immagini le vibranti memorie di un suo soggiorno itinerante nel Paese del Sol Levante, avvenuto lo scorso anno[cite: 1, 2]. La mostra offre al pubblico la possibilità di ammirare circa trenta opere inedite, una selezione accurata che alterna la profondità materica dei dipinti a olio alla fluidità cromatica degli acquerelli[cite: 1, 2]. Mauro Molle ha iniziato a lavorare a questo nutrito corpus di opere fin dalla scorsa estate, lasciando sedimentare le impressioni del viaggio per poi rielaborarle minuziosamente attraverso il filtro della sua consolidata esperienza tecnica e della sua spiccata sensibilità cromatica[cite: 1, 2].
Come evidenziato dal testo in catalogo di Francesco Ciaffi, Molle si conferma un profondo conoscitore della tecnica pittorica e un disegnatore dalla mano estremamente felice. Attraverso queste nuove creazioni, l’artista romano riesce a tratteggiare un personalissimo ritratto del Giappone che si inserisce con forte coerenza nel solco della sua ben nota indagine artistica. L’obiettivo principale di questa ricerca è la rappresentazione visiva dell’equilibrio, spesso precario ma sempre affascinante, che si instaura inesorabilmente tra elementi apparentemente in aperto contrasto tra loro. Il viaggio visivo diventa così una potente metafora dell’esplorazione interiore, dove le contraddizioni del mondo esterno riflettono le inesauribili complessità della percezione umana.
I principi estetici del Sol Levante sulla tela
Ad arricchire ulteriormente la chiave di lettura di Yoi tabi wo è l’attenta riflessione di Romina Guidelli, la quale fa notare come Molle abbia scelto di misurarsi coraggiosamente con alcuni dei principi estetici più antichi e radicati della cultura giapponese tradizionale[cite: 1, 2]. Tra questi spicca in particolar modo il concetto di wabi-sabi, una profonda visione del mondo che trova la massima bellezza nell’imperfezione e nella fragilità, valorizzando il segno tangibile e ineluttabile che il tempo lascia sulla materia[cite: 1, 2]. Nei suoi oli e nei suoi acquerelli, l’artista cattura abilmente questa essenza, rifuggendo da una perfezione accademica algida per abbracciare appieno l’autenticità e la mutevolezza del reale.
Un altro elemento cardine che permea l’intera esposizione è il ma, un principio che si può intendere come un intervallo fondamentale, uno spazio attivo e vitale che si frappone costantemente tra le forme andandone a regolare l’intero ritmo percettivo dell’opera d’arte. A questo si aggiunge la delicata sensibilità del mono no aware, ovvero la profonda e poetica consapevolezza verso la transitorietà di tutte le cose[cite: 1, 2]. Questa attitudine non si traduce mai in una sterile malinconia, bensì trasforma abilmente l’impermanenza in un’esperienza estetica potentissima, assai vicina al Sublime, invitando chi guarda a contemplare la bellezza effimera e preziosa del momento presente.
Un ponte culturale tra tradizione e modernità
Il lavoro pittorico di Mauro Molle si distingue per una profonda onestà intellettuale e visiva, come sottolinea con grande acutezza Alice Crisponi[cite: 1, 2]. L’artista dimostra chiaramente di aver raggiunto una rara e genuina sintonia con questo Paese lontano, evitando sapientemente la facile e banale scorciatoia di rappresentarne i simboli più noti attraverso i limitanti filtri della propria cultura d’origine. Al contrario, Molle sceglie consapevolmente di accogliere tutti questi elementi esotici sullo stesso identico piano, conferendo loro un’equa e assoluta dignità pittorica e concettuale all’interno dello spazio della tela.
Questa straordinaria apertura mentale favorisce una continua e magnetica ibridazione compositiva: il mondo naturale si fonde senza attriti con quello artificiale, le antiche tracce della tradizione dialogano ininterrottamente con le irruenti urgenze del moderno, e ciò che è intrinsecamente discreto trova un inaspettato contrappunto in ciò che è decisamente appariscente[cite: 1, 2]. Questa complessa dinamica riflette con grande fedeltà l’essenza stessa del Giappone contemporaneo, ma al tempo stesso ribadisce con forza quello che è, probabilmente da sempre, l’approccio pittorico e speculativo più distintivo di Molle. La mostra si propone dunque come una straordinaria occasione per superare i confini geografici e mentali.
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