Il sogno di Flavio Cobolli si è spento sulla terra rossa di casa, proprio davanti a quel pubblico che doveva spingerlo verso gli ottavi e che invece, paradossalmente, ne ha appesantito ogni colpo. Sul Centrale del Foro Italico, l’argentino Thiago Agustin Tirante ha eliminato il numero 12 del mondo con un netto 6-3 6-4 in un’ora e diciotto minuti di gioco, conquistando l’ottavo di finale che lo porterà a sfidare Daniil Medvedev.
Una partita mai davvero iniziata
Per Cobolli era la prima volta in carriera sul Centrale del Foro Italico, e si è visto. Pronti via, break subito incassato: Tirante ha cercato (e trovato) vincenti da ogni angolo del campo, mentre il romano affossava in rete due dritti in contropiede che, in un torneo qualsiasi, avrebbe messo a segno a occhi chiusi. La reazione c’è stata (due accelerazioni spettacolari e un doppio fallo dell’argentino) ma il parziale è scivolato via fino al break decisivo nell’ottavo gioco, firmato Tirante con un dritto vincente. Primo set archiviato in 38 minuti.
Nel secondo parziale lo spartito è sembrato cambiare. Cobolli ha trovato qualche prima in più, Tirante ha calato leggermente la pressione dei vincenti, e si è arrivati on serve fino al 3-3 senza nemmeno una palla break. Poi, però, la “spallata”: break a zero nel settimo game, e da lì non c’è stata più storia.
Il peso di Roma: la confessione di Flavio
A rendere drammatica la sconfitta non è tanto il punteggio quanto l’ammissione del protagonista. Nelle dichiarazioni a caldo, Cobolli non si è nascosto dietro l’avversario:
“Brucia, sono dispiaciuto. Roma ha pesato sul mio gioco e non avrei giocato così male in un altro torneo. Ho sentito anche Matteo (Berrettini, ndr) e nessuno può capire realmente quello che significa per noi questo torneo.”
È la fotografia perfetta di una pressione che non si misura sul ranking ma sulla biografia. Per un tennista capitolino, il Foro Italico non è un campo come gli altri: è il giardino di casa, il torneo che hai visto in TV da bambino, gli amici e i parenti tutti lì a guardarti, la città che si aspetta da te quello che da un altro non si aspetterebbe mai. Cobolli ha confessato di essersi sentito benissimo nei giorni precedenti — “vengo da settimane positive” — e proprio per questo la delusione brucia di più. Non è stato un problema di forma o di gambe: è stato un problema di testa, e l’ha detto lui stesso. “Quando giochi così male è difficile cambiare tattica, la testa frulla tante idee e perdi la lucidità necessaria”.
I segnali in campo: il nervosismo verso il box
Il linguaggio del corpo, durante il primo set, aveva già raccontato tutto. Cobolli si è lamentato più volte con il proprio angolo, allargando le braccia e mimando il gesto del dritto — quel colpo che proprio non riusciva a tarare. Dalla panchina arrivava l’invito alla calma, ma la lucidità è una merce che, sul Centrale di Roma, per un romano si esaurisce in fretta. Tirante, dal canto suo, ha approfittato dell’inerzia psicologica dell’avversario e ha disputato probabilmente una delle migliori partite della sua carriera, con il dritto come arma principale e una solidità mentale invidiabile (significativa la pausa per il collirio sul 4-3 del primo set, dopo la quale ha trovato l’allungo decisivo).
Ora il Roland Garros, e una lezione da metabolizzare
Cobolli proietta adesso lo sguardo su Parigi, dove la pressione sarà meno asfissiante e il talento potrà tornare a fluire più libero. Ma la lezione di questo lunedì romano resterà nel taccuino: il Foro Italico, per chi è nato all’ombra del Cupolone, non è solo un Masters 1000. È un esame d’identità. E Flavio, almeno per quest’anno, ha capito quanto possa costare caro non avere ancora gli strumenti per sostenerne il peso.
Cala il sipario anche su Musetti: la coscia tradisce, Ruud ne approfitta
L’Italia del tennis incassa nel giro di poche ore un secondo colpo durissimo. Questa mattina, ad aprire la giornata degli ottavi sul Centrale, Lorenzo Musetti ha alzato bandiera bianca contro Casper Ruud con un severo 6-3 6-1. Il numero 8 del seeding, già reduce dalla vittoria di cuore (e di lacrime) contro Cerundolo, è sceso in campo con la solita vistosa fasciatura alla coscia sinistra e con il fisico evidentemente non al 100%. Il problema muscolare si è acuito set dopo set, costringendo l’azzurro a chiedere l’intervento del medico per un trattamento e privandolo di quella mobilità laterale che è il cuore del suo tennis. In queste condizioni, contro un Ruud ritrovato sulla terra: solidità, dritto pesante, gestione tattica perfetta. Non c’era partita: il norvegese, semifinalista a Roma in tre edizioni precedenti, ha capitalizzato ogni cedimento con la freddezza del veterano. Nervosismo crescente per il carrarino, che nel sesto game del primo set ha spaccato la racchetta per la rabbia rimediando il warning, sintomo di una frustrazione che andava ben oltre il punteggio. Adesso la priorità non è più Roma ma il Roland Garros, ormai dietro l’angolo: la condizione della coscia sinistra è la vera incognita delle prossime due settimane.
