Cosa: L’incontro commemorativo e di riflessione nell’ambito dell’iniziativa nazionale Le Università per Giulio Regeni, con dibattiti sulla libertà accademica e la proiezione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo.
Dove e Quando: Presso l’Auditorium Ennio Morricone della Macroarea di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, il 5 maggio 2026.
Perché: Per riaffermare con forza l’esigenza di verità e giustizia a dieci anni dalla tragica scomparsa del ricercatore italiano in Egitto, difendendo il diritto inalienabile alla libertà di ricerca.
A un decennio di distanza, la memoria non si piega all’oblio ma si trasforma in un monito attivo e vibrante per le nuove generazioni. L’Università degli Studi di Roma Tor Vergata si è fatta oggi teatro di un momento di profonda riflessione civica, aderendo al progetto nazionale Le Università per Giulio Regeni. Questa iniziativa, promossa originariamente dalla senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo e capace di coinvolgere ben 76 atenei italiani, mira a mantenere accesi i riflettori su una delle ferite più dolorose della nostra storia recente. La giornata, interamente dedicata al tema fondamentale della libertà della ricerca, è stata sapientemente coordinata dalla prorettrice alla Comunicazione Lucia Ceci, che ha introdotto i saluti istituzionali del rettore Nathan Levialdi Ghiron e della direttrice generale Silvia Quattrociocche. L’evento ha dimostrato come le aule universitarie non siano solo luoghi di trasmissione del sapere, ma veri e propri presidi di civiltà.
La normalità del male e i misteri d’Italia
Il cuore pulsante dell’incontro è stato segnato dall’intervento incisivo di Diego Bianchi, volto noto della televisione e acuto osservatore della realtà contemporanea. Rivolgendosi a una platea attenta, composta non solo da universitari ma anche da giovani liceali, Bianchi ha lanciato un avvertimento cruciale: “Il messaggio più importante è quello di non abituarsi alla normalità del male”. Questo è, infatti, il rischio più insidioso quando si ha a che fare con narrazioni prolungate e complesse come quella di Giulio. L’assuefazione all’ingiustizia rappresenta una sconfitta per l’intera società civile, un lento cedimento che permette all’impunità di radicarsi.
Bianchi ha poi inserito la tragica vicenda del giovane ricercatore all’interno di un quadro storico più ampio, definendola una storia indissolubilmente legata a quella “nebulosa che da sempre sono i misteri d’Italia”. In un Paese dove la verità e giustizia richiedono spesso decenni di battaglie estenuanti, l’impegno per fare luce non può essere delegato unicamente ai familiari della vittima. Deve diventare, al contrario, l’esigenza fortissima di una nazione intera che sceglie di avere a cuore le proprie eccellenze e di non arretrare di fronte alle ombre del potere.
Libertà accademica: un diritto da difendere nel mondo
La ricerca scientifica e umanistica non è un asettico esercizio intellettuale, ma un atto di profondo coraggio e di assunzione di responsabilità. Come ha sottolineato il rettore Levialdi Ghiron, fare ricerca significa avere la “libertà di porre domande, di indagare contesti complessi, di attraversare confini culturali e politici”. Tuttavia, questa vocazione porta con sé una necessaria e drammatica consapevolezza dei pericoli che, in molte aree del globo, minacciano chi cerca di superare il conformismo o l’oppressione. Per le istituzioni della conoscenza, difendere i diritti su cui si fonda il lavoro accademico comunitario è un dovere imprescindibile.
Proprio per esplorare queste criticità globali, l’evento ha ospitato una sessione specifica intitolata “Libertà e ricerca nel mondo”, analizzando le difficili condizioni operative degli studiosi a livello internazionale. Accademici di spicco hanno offerto una mappatura delle sfide attuali: Massimo Papa ha approfondito la situazione in Iran, Mohammed Hashas si è concentrato sul Nord Africa, mentre Marco Maggioli ha esplorato le dinamiche dell’Africa subsahariana. Il confronto si è esteso anche alle tensioni in Russia ed Europa orientale, analizzate da Mikail Velizhev, e persino ai confini occidentali, con l’intervento di Sevgi Doğan sulle problematiche che mettono in discussione la libertà accademica tra Europa e Stati Uniti.
Un racconto senza filtri per onorare la memoria
La testimonianza visiva assume un ruolo centrale nel preservare l’integrità della memoria collettiva. L’incontro è stato infatti impreziosito dal messaggio di Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, che hanno introdotto la proiezione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo. Prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, il film si propone come una narrazione necessaria e priva di filtri edulcoranti. Ricostruisce meticolosamente l’impegno e la passione del dottorando dell’Università di Cambridge, ucciso brutalmente al Cairo nel 2016 mentre conduceva preziose ricerche sul campo riguardo i sindacati indipendenti egiziani.
L’aspetto forse più toccante della giornata è stato il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni nella costruzione di questo mosaico di verità. È intervenuta, infatti, Ludovica Posti, studentessa di Tor Vergata che ha collaborato direttamente al documentario attraverso una scrupolosa ricerca di fonti d’archivio, dai telegiornali ai video amatoriali. Insieme alle parole conclusive dello sceneggiatore Emanuele Cava, questo contributo studentesco dimostra che ricordare Giulio Regeni significa innanzitutto riconoscere il valore della sua dedizione allo studio, impedendo che la violenza riesca a ridurre al silenzio il suo lavoro e i suoi ideali.
Info utili
- Luogo: Auditorium Ennio Morricone, Macroarea di Lettere e filosofia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
- Data: 5 maggio 2026.
- Contesto: Iniziativa nazionale promossa dalla senatrice Elena Cattaneo, a dieci anni dall’uccisione di Giulio Regeni.
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