Identikit: Pignotti e Hogre a Bianco Contemporaneo
- Cosa: Mostra bipersonale d’arte contemporanea IDENTIKIT, con opere di Lamberto Pignotti e Hogre.
- Dove e Quando: Galleria Bianco Contemporaneo, Via Reno 18/a, Roma. Vernissage giovedì 9 maggio 2026 alle ore 17:30. In esposizione fino al 6 giugno 2026.
- Perché: Per esplorare il delicato concetto di identità attraverso un confronto intergenerazionale sorprendente, che unisce la decostruzione mediatica dello storico fondatore del Gruppo 70 alle azioni sovversive del subvertising contemporaneo.
Il panorama culturale romano si arricchisce di un appuntamento imperdibile per gli appassionati di arte contemporanea e per tutti coloro che amano riflettere sulle dinamiche della società moderna. La galleria Bianco Contemporaneo si prepara ad accogliere nei propri spazi espositivi la mostra intitolata IDENTIKIT, un progetto che promette di scuotere le coscienze attraverso un dialogo visivo e concettuale di straordinaria potenza. Protagonisti di questo incontro sono due figure apparentemente distanti per età, percorso e metodologia operativa, eppure intimamente legate da una profonda affinità elettiva: Lamberto Pignotti, mente storica e fondatore del celebre Gruppo 70, e Hogre, eclettico e provocatorio street artist noto a livello internazionale per le sue taglienti incursioni urbane.
Curata con attenzione e accompagnata dal testo critico di Marco Giovenale, l’esposizione rappresenta un vero e proprio cortocircuito generazionale. Da una parte abbiamo un maestro centenario che ha segnato la storia della poesia visiva italiana, dall’altra una figura misteriosa che agisce nelle ombre delle metropoli contemporanee. La convergenza di queste due anime artistiche si realizza sul terreno accidentato e complesso dell’identità personale e sociale, offrendo al pubblico romano un’occasione preziosa per indagare le maschere che indossiamo quotidianamente e i meccanismi di controllo invisibili che governano il nostro tempo.
Le mille identità e l’assoluto anonimato
Il fulcro nevralgico attorno a cui ruota l’intero progetto espositivo IDENTIKIT è, come suggerisce il titolo stesso, la riflessione sull’identità e sulla sua frammentazione nell’epoca contemporanea. L’idea fondante della mostra scaturisce da un intenso e fruttuoso dialogo instaurato tra i due artisti, un confronto che ha messo in luce una simmetria paradossale. Hogre, coerentemente con la radice più pura dell’arte di strada, ha sempre fatto dell’invisibilità e dell’anonimato la sua forza, celando il proprio volto per far risaltare esclusivamente l’impatto delle sue opere non autorizzate. Questa scelta radicale di sottrazione identitaria funge da specchio capovolto rispetto alla parabola esistenziale e anagrafica del collega.
In risposta al mistero del giovane artista urbano, Lamberto Pignotti ha deciso di aprire i suoi archivi privati, svelando al pubblico romano un tesoro documentale conservato con cura per oltre mezzo secolo. Il materiale esposto rivela un corpus sorprendente di lettere e buste indirizzate a lui nel corso dei decenni, caratterizzate da una sistematica distorsione della sua identità. Pignotti si ritrova moltiplicato in infinite etichette professionali, venendo definito di volta in volta architetto, scrittore, professore o pittore, e persino ribattezzato dai mittenti con nomi di battesimo non suoi, come Alberto, Lorenzo, Mario o Giuseppe. L’artista ha meticolosamente catalogato questi “errori” burocratici e anagrafici, trasformandoli in un’opera d’arte che testimonia come la sua disgregazione identitaria trovi un perfetto contrappunto formale nell’assenza voluta di identità del compagno di esposizione.
Dal Gruppo 70 al Subvertising contemporaneo
Andando oltre il fascino biografico, la mostra traccia una linea di continuità storica e metodologica di estrema rilevanza artistica e sociale. Hogre è oggi riconosciuto come uno dei massimi esponenti internazionali della pratica del subvertising, una forma di hacking culturale che consiste nell’intervenire nello spazio pubblico per sabotare i messaggi commerciali. Attraverso l’alterazione fisica di cartelloni e loghi pubblicitari, l’artista tramuta la propaganda del consumismo in veicoli di feroce e disarmante satira sociale. Le sue azioni di guerriglia semiotica colpiscono al cuore le grandi multinazionali e il sistema capitalistico, riappropriandosi degli spazi visivi brutalmente sottratti alla collettività.
Questa attitudine intrinsecamente ribelle, pur essendo declinata con gli strumenti digitali e gli scenari del ventunesimo secolo, dialoga in modo armonioso e sorprendente con le sperimentazioni portate avanti da Lamberto Pignotti decenni or sono. In qualità di fondatore del Gruppo 70, Pignotti utilizzava la tecnica del collage e del prelievo di immagini da rotocalchi, testate giornalistiche e locandine pubblicitarie per decostruire la comunicazione di massa nascente durante gli anni del boom economico italiano. Entrambi gli autori, seppur appartenenti a contesti storici e culturali profondamente diversi, condividono il medesimo obiettivo primario: impadronirsi degli stessi strumenti linguistici ed estetici del potere egemone per svelarne le evidenti ipocrisie, rendendo il cittadino maggiormente consapevole dei condizionamenti imposti dai media.
L’arte come strumento di decostruzione della realtà
L’esposizione romana non si limita a giustapporre visivamente le singole opere sulle pareti, ma ambisce a creare una profonda sintesi filosofica sulla funzione stessa del fare arte nel mondo di oggi. Il testo critico redatto e curato da Marco Giovenale contribuisce a contestualizzare questo eccezionale incontro, evidenziando come, nonostante l’evidente e abissale distanza anagrafica, le due generazioni si ritrovino saldamente alleate. La loro è una visione etica condivisa che concepisce la creazione artistica non come mero abbellimento estetico o fuga rassicurante dalla realtà, bensì come strumento analitico, tagliente e indispensabile, capace di squarciare le illusioni mediatiche per rivelare le architetture del potere.
L’allestimento curato dalla galleria permetterà ai visitatori di confrontare da vicino le differenti materialità e consistenze fisiche delle opere presentate: dai frammenti cartacei storicizzati e intrisi di memoria del pioniere fiorentino, alle incursioni sfacciate, grafiche e iper-contemporanee del subvertiser romano. A completamento e memoria duratura di questo straordinario evento, la galleria ha prodotto e messo a disposizione un cofanetto d’artista a tiratura rigorosamente limitata a sole cinquanta copie. Questo prezioso oggetto da collezione racchiude tutte le riproduzioni fotografiche delle opere esposte, arricchite dal saggio critico e dalle dettagliate biografie degli autori, ergendosi a testimonianza tangibile di come l’impegno artistico possa tuttora agire come un efficace documento di resistenza culturale.
Info utili
- Vernissage: 9 maggio 2026, ore 17:30
- Apertura al pubblico: dal 9 maggio al 6 giugno 2026
- Orari: dal martedì al sabato, dalle 16:30 alle 19:30
- Indirizzo: Galleria Bianco Contemporaneo, Via Reno 18/a, Roma
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