L’invisibile

“Il nulla vestito di niente ammantato di forse” è il nuovo intricato caso che il commissario Marco Ferrer si trova ad affrontare ne L'invisibile, l'ultimo romanzo di Mauro Di Giorgio (Viola Editrice).
È una sera di febbraio del 2020, quando due colpi esplosi da una calibro nove scuotono il centro storico di Vicenza, avvolto da una fitta nebbia. L'omicidio – le vittime sono una coppia di amanti – va ad aggiungersi ad altri che nei mesi precedenti hanno insanguinato l'Italia: a Grosseto, Massa Carrara e Roma tre sono state rinvenute cadavere dentro a un cassonetto dell'immondizia. Attraverso un paese su cui incombe il lockdown dovuto al Covid, parte così la quinta serrata indagine di Ferrer. Dal Nord-Est alla città eterna, tra intuizioni e false piste, sarà caccia senza respiro a un killer per cui la morte è un semplice lavoro. Dopo continui colpi di scena, il commissario – investigatore suis generis ma di razza – riuscirà a risolvere un'indagine “basata sul nulla”, dando finalmente un nome allo spietato invisibile.
Abile tessitore della trama poliziesca, Di Giorgio sa leggere a fondo l'animo umano attraverso la lente dell'odio e dell'amore, della vendetta e della riappacificazione, consapevole che a “a volte il destino gioca le sue carte, le mescola, e noi siamo i giocatori”.

Mauro Di Giorgio, cosa fa di un cardiologo un bravo giallista? L'ospedale è un buon punto di osservazione dell'umanità?
MDG: Un giallista, così come in generale uno scrittore,  credo nasca da un lettore. Io sono stato disperatamente lettore, quasi mai un lettore disperato, per fortuna, e in questo farei rientrare il rapporto tra medicina e scrittura. Il lavoro ospedaliero mi ha aiutato perché leggere aiutava a fare passare le notti, mi supportava quando cercavo il sonno nei momenti nei quali questo era necessario, e mi creava un benessere psichico fondamentale per lavorare in una situazione stressante, nella quale la lucidità e il sangue freddo erano vitali. Poi esiste certamente la conoscenza di un mondo e di un'umanità che riesci a leggere nella loro vera essenza, perché nella sofferenza cadono le maschere. Trovo questo aspetto tuttavia meno impattante sullo scrivere, altrimenti i medici dovrebbero essere, in quando esperti conoscitori dell'animo umano, tutti scrittori, e non è così per loro fortuna.

Ci presenta il commissario Ferrer?
MDG: Il commissario Ferrer è un personaggio nel quale ovviamente mi ritrovo, diciamo che sono io se avessi fatto il Dirigente di un commissariato. Più o meno di sinistra – ma poi non so nemmeno cosa voglia dire – non è razzista, odia le apparenze cercando la sostanza delle cose e delle persone, e questo lo dimostra per esempio nel vestire. Diciamo che non segue mode ed è anticonformista, non sopporta le domeniche e le feste comandate, ma non per un fatto anticlericale, infatti non regge nemmeno il 25 aprile e il 1 maggio. In questo è leopardiano, visto che nei giorni di festa ha un calo di endorfine e si deprime. Ama le donne. Un po' in passato ne è stato collezionista, con aspetti maschilisti, diciamo, soft, poi si è calmato con l'età, come accade spesso ai maschi. Non disdegna l' alcol – ama il Porto bevuto freddo – residuo di una sindrome post traumatica da stress che lo ha accompagnato per  anni, dopo un attentato che aveva subito e nel quale una ragazza innocente era rimasta paralizzata. È un uomo per il quale il lavoro è molto, così come gli aspetti ludici, vedi il cinema e le trattorie, quelle a buon mercato frequentate da studenti. Questo perché, secondo la sua particolare visione della vita, più i ristoranti sono costosi, meno sono onesti gli avventori, e lui quindi, non per tirchieria, questi ultimi li evita come la peste. Da qualche anno felicemente fidanzato, vive in un attico al Rione Monti che ha acquistato con un mutuo già saldato. Non è ricco, ma gli basta poco per vivere. In compenso ricca è la sua compagna, che è professoressa di Medicina Legale e con le perizie ha un conto in banca stratosferico. Ma lui non è invidioso, anche se a malapena arriva a fine mese. Però nel suo lavoro è bravo, e sulla scena del crimine è un maestro, al punto che un suo manuale è adottato nelle scuole di polizia. Ha tre grandi amici: il suo vice Palumbo, napoletano doc dei quartieri e ricco di gusto nel vestire, al contrario di lui, il medico legale, ateo ma professore alla Cattolica, Carlo Annibaldi, noto ‘femminaro' e maratoneta per hobby, e il suo amico d'infanzia, ladro e finto informatore, Ernestino. Sostanzialmente Ferrer è un antieroe intelligente, contrario a ogni forma di sopruso e di potere. Non è perfetto, ovvio, ha i suoi piccoli buchi neri qua e là, ma alla fine gli perdono tutto.

Com'è nata l'idea di un giallo che attraversa l'Italia dal Nord-Est alla capitale? E chi o che cosa le ha invece ispirato l'enigmatica figura de “l'invisibile”?
MDG: Avevo voglia di scrivere un romanzo su un killer che scende a Roma per uccidere ancora, e infatti il primo capitolo del romanzo l'ho messo nero su bianco almeno 3 anni fa, poi l'ho lasciato lì. In realtà c'era l'idea di ambientare il mio nuovo romanzo all'inizio della pandemia. Il Nord-Est sul piano della sociologia criminale mi ha sempre affascinato, sono un grande fan di Massimo Carlotto e del suo Alligatore, che ho letto sin dai suoi inizi nei primi anni '90, quindi c'era l'idea di ambientare l'incipit in Veneto. Vicenza era perfetta, piccola, ricca, vicinissima a Padova. A quel punto il romanzo non poteva non trasformarsi in un road book se mi passa il termine: il viaggio, le traversie, la sofferenza, una sorta di catarsi, il calarsi in un mondo onirico e poi l'incontro con il destino. Alla fine il buio che sfocia in un'alba che potrà in maniera catartica avere il senso di una resurrezione. Mi è sembrato naturale impostarlo così, ma mi serviva un personaggio forte. Ferrer, complice il vuoto pre-pandemia non lo era abbastanza, così ho dovuto creare un personaggio certamente più potente. Le terme (n.d.r. scena di uno degli omicidi) poi io le adoro, nel mio secondo romanzo ambiento una scena importante a Rapolano Terme, stavolta a Saturnia, ma questo sono io.

E poi ci sono Paola e Luisa, le due protagoniste femminili. Sono due donne di gran carattere, che danno del filo da torcere al commissario Ferrer…
MDG: Le donne di Ferrer…certamente lui deve fare un grande sforzo per non lasciarsi andare con Luisa, ma non lo fa perché intrinsecamente fedele…ma vigliaccamente, perché teme le ripercussioni dell'abbandono da parte di Paola, che ha già vissuto nel romanzo precedente e del quale farebbe volentieri a meno. Non è un uomo fedele quindi, lui tradirebbe, ma teme il contraccolpo. In questo è un maschilista saggio, con esperienza, e di questo lui è perfettamente cosciente. Alla fine starebbe tranquillamente con tutte e due, se fosse possibile, ma non lo è, e quindi si sacrifica in un simulacro di fedeltà. Uomo fallace, come ho accennato, ma in questo è un uomo molto comune.

Sta già pensando a una nuova indagine che vede impegnato Ferrer?
Un prossimo Ferrer ci sarà, e come è ovvio già ho più o meno in mente la storia. Ora però sto scrivendo un romanzo per così dire storico, la vita romanzata, ma non troppo, di Giovanni Battista Grassi, l'insigne zoologo che ha scoperto che la zanzara Anophele – il vettore della malaria – al quale l'accademia della scienza di Svezia ha negato il Nobel, a causa di varie complicità, assegnato poi nel 1902 a Ronald Ross, mentre doveva essere proprio Grassi il destinatario. Questo Nobel sottratto a lui e al nostro paese, è stato una vera spy story ordita dai Britannici a danno del nostro scienziato e meritava di essere raccontata. Marco Ferrer mi perdonerà il tradimento, ma ubi maior…

Mauro Di Giorgio è nato a Roma nel maggio del 1956. Laureato in Medicina e Chirurgia, è specialista in Medicina Interna e Cardiologia e Dirigente Medico Responsabile della Medicina Holding dell'Ospedale G.B. Grassi di Ostia (Roma).
Ha pubblicato cinque romanzi nei quali compare il commissario Marco Ferrer: Mistero in Rosso, (Edizioni Capponi, 2015); Quarto: Onora il Figlio (Edizioni Capponi, 2017).
Per Viola Editrice ha pubblicato El Mozote (2019) e Ombre d'Autunno (2021).
L'Invisibile è la sua ultima opera.

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