- Cosa: Non è uno sport acquatico, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Daniele Parisi.
- Dove e Quando: TeatroBasilica (Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma), dal 26 al 29 marzo 2026.
- Perché: Un monologo corale grottesco che scarnifica le miserie umane attraverso l’uso magistrale della loop-station e della voce.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una nuova, graffiante proposta firmata da uno degli interpreti più originali della scena contemporanea. Dal 26 al 29 marzo 2026, il TeatroBasilica ospita Non è uno sport acquatico, la nuova creazione di Daniele Parisi. Prodotto da Altrascena in collaborazione con Fortezza Est, lo spettacolo si presenta come un’indagine spietata e tragicomica sulle derive del pensiero comune, mettendo a nudo quella comunità sospesa tra il panico collettivo e il giudizio sommario che caratterizza la nostra epoca.
La struttura dell’opera è quella di un monologo a più voci, un paradosso scenico dove un unico attore si fa “parlare” da una moltitudine di personaggi. Al centro della vicenda troviamo un evento insolito, un fatto apparentemente inspiegabile che finisce per scardinare l’ordine naturale delle cose. Di fronte all’imprevisto, i protagonisti della storia reagiscono nel modo più umano e meschino possibile: tentando di nascondere la propria miseria interiore dietro grandi proclami e speculazioni filosofiche improvvisate.
Tra psicologia da bancone e massimi sistemi
Il cuore pulsante di Non è uno sport acquatico risiede nella satira feroce verso l’approssimazione intellettuale dei nostri tempi. Parisi mette in scena figure che, prive di qualsiasi addestramento o reale competenza, si lanciano in disquisizioni sui massimi sistemi. È quella che l’autore definisce con estrema efficacia “psicologia da bancone frigo”: un accumulo di luoghi comuni e verità prefabbricate utilizzate come scudo per non affrontare il vuoto della propria esistenza.
In questa gara a “chi la spara più grossa”, i personaggi sfiorano vette di comicità involontaria che però lasciano sempre un retrogusto amaro. La narrazione procede per accumulo, mostrando come l’incapacità di stare al mondo si traduca spesso in una difesa aggressiva della propria ignoranza. Lo spettatore si ritrova così davanti a uno specchio deformante, dove il grottesco diventa lo strumento principale per analizzare le fragilità individuali e la paura atavica di ciò che non si può controllare o etichettare immediatamente.
La voce come scenografia sonora
Dal punto di vista formale, Daniele Parisi prosegue il suo personale percorso di sperimentazione linguistica e sonora. Come già avvenuto in precedenti lavori di successo, l’attore utilizza una loop-station per costruire la drammaturgia musicale direttamente sul palco. La voce non è solo il veicolo del testo, ma diventa un segno plastico, una scenografia invisibile che riempie uno spazio volutamente scarnificato e privo di orpelli scenici.
Questa scelta stilistica risponde a una precisa necessità estetica: in un’epoca dominata dall’iper-esposizione dell’immagine, Parisi sceglie di tornare a un lavoro artigianale dell’attore. Incidendo dal vivo suoni, versi e frammenti di frasi, l’artista dà corpo sonoro all’inabilità alla vita dei suoi personaggi. La ripetizione meccanica della loop-station sottolinea l’ossessività dei pensieri e l’impossibilità di uscire dai propri schemi mentali, trasformando il palco in un laboratorio dove l’uomo viene sezionato attraverso il ritmo e l’ironia.
Una comunità sull’orlo del panico
Lo spettacolo non risparmia critiche alla gestione collettiva dell’ansia. La comunità rappresentata in Non è uno sport acquatico è una massa informe che si compatta solo nel momento del giudizio o del timore condiviso. Il debutto al TeatroBasilica, sotto la supervisione artistica di Antonio Calenda e la direzione di Daniela Giovanetti e Alessandro Di Murro, rappresenta un’occasione preziosa per riflettere su quanto l’identità moderna sia spesso costruita per sottrazione o per opposizione a un “nemico” esterno.
Attraverso il disegno luci di Matteo Ziglio, che accompagna le trasformazioni vocali di Parisi, il pubblico viene trascinato in un vortice di risate e riflessioni. Resta sospeso un interrogativo fondamentale: in un mondo dove tutti sentono il bisogno di dire la loro su tutto, quanto spazio rimane per l’ascolto autentico e per l’accettazione della propria fallibilità? La risposta, forse, non è rintracciabile nei massimi sistemi, ma proprio in quella fragilità che cerchiamo disperatamente di nascondere.
Info utili
- Dove: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
- Date: Dal 26 al 28 marzo (ore 21:00) e 29 marzo 2026 (ore 16:30).
- Contatti: Telefono +39 392 9768519 | Email: info@teatrobasilica.com.
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