- Cosa: Jiddu, spettacolo di danza contemporanea della compagnia Melk Prod. con la coreografia di Marco Berrettini.
- Dove e Quando: Nuovo Teatro Ateneo (Piazzale Aldo Moro 5, Roma), il 27 marzo 2026 alle ore 20:30.
- Perché: Un’opera che esplora il conflitto tra identità e globalizzazione attraverso il simbolismo del cerchio e il pensiero di Jiddu Krishnamurti.
L’università Sapienza di Roma si conferma un fulcro pulsante per la sperimentazione coreografica internazionale ospitando, all’interno della stagione 2025/2026 del Nuovo Teatro Ateneo, una delle voci più originali della danza contemporanea svizzera: Marco Berrettini. Il 27 marzo 2026, la compagnia Melk Prod. porterà in scena Jiddu, un lavoro che non si limita alla mera esibizione atletica, ma si configura come un vero e proprio dispositivo critico. Lo spettacolo si inserisce in un cartellone che punta a trasformare il teatro universitario in una “geografia teatrale del mondo”, capace di far dialogare memorie ancestrali e istanze politiche contemporanee.
Il fulcro narrativo di Jiddu è tanto paradossale quanto attuale. La vicenda ruota attorno a una compagnia di danza popolare bavarese che, stretta tra la mancanza di successo e l’ansia di affermazione nel mercato globale, decide di intraprendere una strada pericolosa: l’appropriazione culturale. Iniziando a “rubare” passi e stilemi da tradizioni lontane, il gruppo si spacca. Quello che nasce come un tentativo di diversificazione commerciale diventa rapidamente un terreno di scontro etico, dove i danzatori mettono in discussione la propria integrità e il senso stesso della loro pratica artistica, portando la discussione fin sopra il palcoscenico.
La poetica del cerchio e l’omaggio a Krishnamurti
Al cuore della visione di Marco Berrettini per questa creazione c’è la figura geometrica e spirituale del cerchio. Per il coreografo, il cerchio rappresenta un’esperienza radicata nella memoria personale e collettiva: dai giochi dell’infanzia alle feste di paese, fino alle cerimonie spirituali e alle manifestazioni di attivismo politico. In Jiddu, il cerchio è lo spazio dove l’individuo svanisce parzialmente per lasciar posto alla comunità. È una “porta” che si apre temporaneamente verso una dimensione di gioia condivisa, priva di negatività e giudizio, dove le differenze economiche o identitarie sembrano, per un istante, annullarsi.
Tuttavia, Berrettini non cade nel facile idealismo. Il titolo stesso dell’opera è un esplicito omaggio al pensatore indiano Jiddu Krishnamurti, la cui filosofia permea da anni il lavoro dell’artista svizzero. Citando Krishnamurti, il coreografo riflette sulla “terra senza sentiero” della verità e sul conflitto che nasce quando cerchiamo di costruire ponti tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. In questo senso, lo spettacolo interroga il pubblico: il cerchio è davvero una forma di luce comune o rischia di diventare un circolo vizioso, una nuova fonte di conflitto quando le energie individuali vengono sacrificate in nome di una collettività forzata?
Lingua e realismo: il dialetto bavarese in scena
L’originalità di Jiddu risiede anche nelle sue scelte formali. Nonostante sia uno spettacolo principalmente danzato, che sfrutta sapientemente l’interazione tra corpi, luci e proiezioni video, la parola irrompe sulla scena in modo dirompente. Gli interpreti — Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard ed Emma Terno — utilizzano il dialetto bavarese nei momenti di massima tensione. Quando la danza si interrompe per lasciare spazio al conflitto interno alla troupe, la lingua originale sottolinea il radicamento identitario dei personaggi, creando un effetto di crudo realismo.
Per garantire la partecipazione emotiva dello spettatore, ogni battuta pronunciata in dialetto viene immediatamente tradotta nella lingua del paese ospitante da uno dei performer. Questo meccanismo di traduzione simultanea “in scena” non è solo un supporto tecnico, ma un espediente per creare complicità tra il palcoscenico e la platea. La tensione che sale in superficie, le discussioni accese e i problemi di coscienza dei ballerini diventano così universali, trasformando una storia particolare in una riflessione globale sulla difficoltà degli esseri umani di trovare un senso condiviso alla propria esistenza senza tradire le proprie radici.
Info utili
- Sede: Nuovo Teatro Ateneo, Piazzale Aldo Moro 5, Roma (Edificio CU017).
- Orario: Inizio spettacolo ore 20:30.
- Accessi: Ingresso principale da Piazzale Aldo Moro 5 o viale delle Scienze 11.
- Biglietteria: Disponibile tramite circuito Vivaticket.
- Parcheggio: Possibilità di prenotare il posto auto interno alla Città Universitaria tramite il link dedicato sul sito ufficiale dell’Ateneo.
(Crediti ©CaroleParodi)
