Cosa: Il progetto Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza, proposto dal collettivo Città Accogliente nell’ambito di Open House Roma 2026.
Dove e Quando: Presso lo Studio Campo Boario (16-18 e 22-24 maggio 2026) e il Padiglione Nervi (17 e 24 maggio 2026), a Roma.
Perché: Per esplorare attraverso opere d’arte, installazioni e performance come l’architettura moderna invecchi e come l’obsolescenza possa paradossalmente diventare una risorsa per rigenerare la città.
L’edizione 2026 di Open House Roma si arricchisce di una riflessione profonda e necessaria sul concetto di trasformazione urbana. All’interno del più ampio contenitore tematico intitolato City in Flux, il collettivo variabile Città Accogliente presenta al pubblico il progetto espositivo e performativo Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza. Questo gruppo informale, composto da professionisti, artisti e creativi attivi in molteplici settori, si pone l’obiettivo primario di pensare e sperimentare soluzioni alternative per vivere in modo più consapevole e curare in profondità gli spazi della capitale. Al centro della loro indagine vi è l’attenta osservazione di un fenomeno apparentemente paradossale: nell’ambito dell’architettura e dello sviluppo urbano contemporaneo, il moderno tende a invecchiare con una rapidità di gran lunga superiore rispetto all’antico. Le complesse dinamiche sociali, le pressanti necessità economiche e i continui mutamenti normativi accelerano vertiginosamente questo processo di inesorabile decadimento.
Il rapido invecchiamento della modernità
Il tempo agisce come un costante consumatore di materiali, ma soprattutto come uno spietato rinegoziatore del senso delle promesse architettoniche del passato. Ciò che un tempo rappresentava l’avanguardia più ardita si trasforma in patrimonio storico intoccabile; le strutture nate per essere puramente funzionali rivelano una loro intrinseca fragilità, e ciò che era stato concepito come “nuovo” si tramuta in un battito di ciglia in pura memoria. Il panorama visivo e concettuale che ne deriva è un paesaggio inteso nella sua accezione più vasta e complessa: un insieme inestricabile di stratificazioni urbane, naturali e artificiali. In questo sistema in perenne trasformazione, il tempo sembra scorrere a una velocità anomala. Ogni elemento, dalla struttura abitativa all’infrastruttura di servizio, diventa obsoleto nel momento stesso in cui viene vissuto, costantemente sovrastato dalla proiezione di un “oltre” che soppianta violentemente il presente.
Di fronte a questa ineluttabile caducità, il collettivo Città Accogliente non cerca facili consolazioni o fughe utopiche in avanti. L’intento curatoriale e artistico è, al contrario, quello di sperimentare forme che siano in grado di sfuggire all’inevitabile obsolescenza per natura. Gli artisti ricercano materie resistenti, capaci di innescare strategie di rigenerazione autentica delle città e delle comunità che le abitano. La vera innovazione, secondo la visione del gruppo, non risiede nell’ossessiva invenzione di nuove idee o di dispositivi inediti. Il concetto stesso di “nuovo” perde il suo fascino commerciale, lasciando spazio all’esplorazione di un “diverso” che sorge spontaneamente dalle metamorfosi di ciò che c’era in passato e di ciò che ancora resiste nel presente. Appaiono così sulla scena urbana materiali che riconnettono l’essere umano a un ecosistema di cui è parte integrante, mescolando sapientemente la natura originaria e quella processata dall’azione umana.
Luoghi storici e visioni performative
Per dare corpo e voce a questa complessa riflessione, il progetto prende vita in due luoghi simbolo della capitale, spazi capaci di incarnare epoche e visioni architettoniche ben distinte. Il primo polo è lo Studio Campo Boario, un affascinante dedalo di spazi incastonati in un complesso di palazzine ideate dall’architetto Quadrio Pirani in un lungo arco temporale compreso tra il 1909 e il 1950. Il secondo palcoscenico dell’evento è il suggestivo Padiglione Nervi situato nell’area della Magliana, un vero e proprio capolavoro ingegneristico e architettonico realizzato da Pier Luigi Nervi nel 1945. Questo edificio rappresenta la preziosa e rara testimonianza di un’epoca in cui l’obsolescenza non divorava le cose con la voracità a cui siamo abituati oggi. In queste cornici d’eccezione, un nutrito gruppo di artisti presenta al pubblico una ricca selezione di opere, installazioni site-specific e intense azioni performative. Tra questi interventi spicca quello di Carmelo Baglivo, che indaga a fondo il rapporto tra architettura e rovina attraverso una serie di disegni capaci di reinterpretare le forme del passato, utilizzando l’accumulazione e l’ibridazione come veri e propri strumenti progettuali.
Le riflessioni degli artisti coinvolti non si fermano tuttavia alla sola dimensione spaziale e costruttiva. All’interno del Padiglione Nervi, l’intensa performance Corpo in disuso ideata da Daniela Beltrani traccia un parallelo agghiacciante tra il decadimento degli edifici storici e la fragilità dell’essere umano. Mettendo in stretta relazione un corpo vivo con la dolorosa traccia assente di un corpo malato, l’artista esplora in modo crudo la promessa mancata della modernità. Materiali industriali come l’amianto, originariamente creati e diffusi con l’illusione di proteggere gli abitanti, si sono drammaticamente rivelati come presenze letali, dimostrando empiricamente come l’obsolescenza colpisca e danneggi in modo irreversibile anche i nostri organismi. Sulla medesima lunghezza d’onda si inseriscono le esplorazioni di Flavio Arcangeli e Melissa Lohman, i quali mettono in scena le tensioni fisiche e la resistenza precaria delle strutture attraverso corpi in movimento, affiancati dagli scatti di Jacopo Benci che immortalano angoli trascurati dove le tracce della modernità si depositano, instabili ma ricche di memoria.
L’obsolescenza come metamorfosi urbana
Le affascinanti esplorazioni promosse dagli artisti si spingono fino a ridefinire radicalmente il significato intimo di spazi domestici e naturali. L’artista Franco Cenci, per citare uno degli interventi più curiosi, analizza la singolare metamorfosi della stanza da bagno, passata dall’essere un’area indefinita ed esigua nei vecchi appartamenti di ringhiera, a uno spazio centrale, connotativo e altamente personalizzato nella casa moderna. Questo intimo luogo di confine si popola, scendendo nelle umide cantine dello Studio Campo Boario, di bizzarre creature animali e raffinate ceramiche, suggerendo una pacifica invasione che mescola senza soluzione di continuità la dimensione interiore con il mondo esterno. Parallelamente, la delicata installazione Obsoleta infiorescenza firmata da Ysabel Dehais si incarica di rievocare poeticamente un giardino ormai scomparso nel tempo, donando un’insperata seconda vita a oggetti decaduti che finiscono per ibridarsi con nuove e sorprendenti forme organiche.
L’intero percorso espositivo diffuso si trasforma così in un imponente e corale paesaggio mnemonico in cui nulla sparisce veramente in modo definitivo, ma tutto cambia costantemente stato e significato d’uso. Le delicate azioni performative, come quelle proposte da Francesca di Ciaula, che si prende cura di tracciare i contorni esatti di oggetti abbandonati rinvenuti nelle cantine per far emergere la potente “presenza di un’assenza”, ci ricordano silenziosamente che persino le cose più ordinarie e banali partecipano a un inarrestabile movimento di trasformazione. Questa incessante metamorfosi richiede però un’attenzione particolare, un tema esaltato dall’azione di Cristiana Fasano, la quale sottolinea con vigore come ogni serio processo di rigenerazione urbana debba basarsi imprescindibilmente sulla consapevolezza collettiva. La rassegna non si riduce dunque a una mera constatazione passiva del decadimento materico, ma si erge a chiaro invito all’azione civica. L’arte diventa un vero e proprio avamposto di resistenza civile insegnandoci, come suggerisce magnificamente Roberta Melasecca nella sua performance partecipativa, che è umanamente impossibile immaginare e costruire una città veramente accogliente senza la perseveranza quotidiana e l’attivazione diretta di chi la abita.
Info utili
- Studio Campo Boario: Viale del Campo Boario 4A, Roma. Aperto il 16, 17, 18 e 22, 23, 24 maggio 2026 dalle ore 17.30 alle 20.00. Visite guidate a cura di Alberto D’Amico tutti i giorni alle 17.30 e alle 19.00.
- Padiglione Nervi: Via della Magliana 238, Roma. Aperto domenica 17 e domenica 24 maggio 2026 dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00.
