- Cosa: Lo spettacolo “Autobiografie di ignoti ovvero Barnum”, un’opera che intreccia teatro, musica e poesia.
- Dove e Quando: TeatroBasilica di Roma, dal 13 al 15 marzo 2026.
- Perché: Un’indagine profonda e poetica sulla molteplicità dell’identità umana attraverso lo specchio di un bar notturno.
Un bar che diventa soglia, un locale sospeso tra la realtà della strada e l’onirismo della scena. È questo lo spazio scenico scelto da Elena Bucci per il suo ultimo lavoro, Autobiografie di ignoti ovvero Barnum, atteso al TeatroBasilica dal 13 al 15 marzo 2026. L’artista torna a confrontarsi con il pubblico romano in uno spettacolo che non è solo una performance, ma un vero e proprio dispositivo di moltiplicazione dell’io. Seduta a un tavolino, in un orario in cui la città si è ormai arresa al silenzio, la protagonista osserva i passanti — orfani, naufraghi dell’Occidente, figure anonime — trasformandoli in personaggi da romanzo, in archetipi capaci di incarnare le paure e le speranze di un’epoca intera.
Il palcoscenico si trasforma in un luogo accogliente e inquietante allo stesso tempo, dove le vite degli altri si intrecciano inesorabilmente con la biografia dell’autrice, in una continua riscrittura del sé. Non è un caso che il progetto affondi le proprie radici nel pensiero di Fernando Pessoa e di Virginia Woolf, due giganti della letteratura che hanno saputo esplorare le vertiginose profondità della psiche umana proprio nel momento in cui il mondo stava vivendo una trasformazione radicale e irreversibile.
Il Bar come microcosmo dell’anima e della storia
Il bar, nel racconto di Elena Bucci, smette di essere un semplice luogo di passaggio per diventare uno specchio del mondo contemporaneo. È una zattera di salvataggio per naufraghi che sognano utopie, una terrazza da cui osservare il disgregarsi di un sistema, quello occidentale, ormai privo di una traiettoria certa. Qui, tra il tintinnio dei bicchieri e il silenzio notturno, l’identità si allenta, perdendo i suoi confini rigidi per lasciare spazio a una dimensione fluida. I clienti del bar diventano, sotto lo sguardo della protagonista, re e regine, prigionieri incantati di una quotidianità che scivola costantemente verso il mito.
Questo spazio scenico, apparentemente casuale e neutro, funge da catalizzatore per le dinamiche collettive. Attraverso il gesto, la parola poetica e la narrazione, l’autrice esplora la crisi delle visioni per il futuro, interpellando direttamente la sensibilità contemporanea. Il bar non è solo un luogo di ritrovo, ma un laboratorio di resistenza culturale, dove il tentativo di ritrovare il senso del rito, della socialità e del sentimento diventa un atto politico e poetico. In questo contesto, anche il contatto umano più effimero può rivelare verità profonde, portando alla luce le tante vite che ognuno di noi porta dentro.
Barnum: il circo delle esistenze quotidiane
Il sottotitolo dello spettacolo, Barnum, richiama l’universo circense, trasformando la vita in una serie di numeri funambolici. Come in un circo in cui ognuno si esibisce con la propria dose di fanfaroneria o di studiata esperienza, i personaggi che abitano questo bar affrontano la sequenza vertiginosa dei salti mortali che segnano le tappe dell’esistenza: dalla giovinezza alla maturità, fino alle inevitabili cadute. Barnum diventa quindi la metafora di un’assemblea di resistenti, persone che, nonostante tutto, si aggrappano alla propria autentica natura per preservare la gioia irragionevole di esistere.
È una sfida magistrale, quella portata in scena, capace di far scivolare il racconto dalla poesia all’improvvisazione, dalla danza al piccolo gesto quotidiano. La parola diventa musica, la frase banale si eleva a ballata, trasformando le storie vere in una lanterna magica di immagini indelebili. In questo gioco di specchi, l’autrice non si limita a osservare, ma si mette in gioco, accettando il rischio di confondersi con le proprie creazioni, celebrando l’arte di scrivere senza essere scrittrice e di danzare senza essere danzatrice, in un atto di pura creazione creativa che non smette mai di evolversi.
Musica e interazione: la ricerca di una comunicazione profonda
La musica, eseguita dal vivo al pianoforte da Fabrizio Puglisi, costituisce il pilastro portante dell’intera architettura drammaturgica. Non si tratta di un semplice accompagnamento, ma di un dialogo serrato, quasi telepatico, tra l’attrice e il musicista. Questa intesa, che nasce da una solida base di improvvisazione jazz e composizione studiata, permette di trasformare le biografie in ballate, astraendole dalla cronaca per consegnarle alla dimensione universale del canto. In questa interazione, i musicisti stessi diventano attori, in un equilibrio precario e meraviglioso che arricchisce la performance ogni sera.
Lo spettacolo invita il pubblico a partecipare a questo viaggio, ponendo le domande universali da cui nessuno può sfuggire: chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando? È un interrogativo che si fa ancora più pressante quando ci si rende conto che il bar, con le sue pareti di cartapesta, è pronto a rivelare, da un momento all’altro, un futuro sconosciuto. Al sorgere dell’alba, quando le luci del bar si spengono, rimane la consapevolezza che il percorso continua, intessuto di nuovi progetti, cadute, tentativi e, soprattutto, di una ritrovata speranza.
Info utili
- Luogo: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
- Date: 13 e 14 marzo 2026 alle ore 21:00; 15 marzo 2026 alle ore 16:30.
- Contatti: Telefono +39 392 9768519.
(Credit ph Piero Casadei)
