- Cosa: Una tarantella per Nora, esercitazione scenica liberamente ispirata a Casa di bambola di Henrik Ibsen.
- Dove e Quando: Teatro Eduardo De Filippo, Roma; venerdì 27 e sabato 28 febbraio alle ore 17:00.
- Perché: Una rilettura corale e antropologica che esplora il desiderio di emancipazione femminile attraverso il ritmo liberatorio della danza del Sud.
L’universo claustrofobico e borghese di Henrik Ibsen incontra il calore ancestrale del Sud Italia sul palco del Teatro Eduardo De Filippo. L’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, Laboratorio di Alta formazione artistica della Regione Lazio sotto la direzione di Tosca, presenta un progetto ambizioso che vede protagonista la sezione Teatro coordinata da Massimo Venturiello. L’appuntamento, previsto per il 27 e 28 febbraio, non è solo una messa in scena didattica, ma una vera e propria indagine sull’anima di uno dei personaggi femminili più iconici della letteratura mondiale: Nora Helmer.
Il cuore della rappresentazione risiede nella capacità di trasformare un classico del realismo ottocentesco in un’esperienza visiva e sonora contemporanea. Attraverso lo sguardo del regista Walter Pagliaro, docente del laboratorio, il dramma di Casa di bambola viene spogliato dei suoi orpelli meramente narrativi per concentrarsi sulla traiettoria psicologica della protagonista. Il pubblico si troverà di fronte a una narrazione che fonde la parola teatrale con il movimento corporeo, cercando di dare una risposta estetica a quella tensione interiore che porterà la protagonista alla sua celebre e scandalosa scelta finale.
La struttura dello Stationen-drama e la scomposizione del personaggio
L’allestimento firmato da Pagliaro sceglie una forma narrativa peculiare, quella dello stationen-drama o dramma a stazioni. Lo spettacolo si articola infatti in quindici sequenze distinte, ognuna delle quali rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di autoconsapevolezza di Nora. Questa scelta stilistica permette di analizzare il personaggio non come un’entità monolitica, ma come un prisma dalle mille sfaccettature. L’idea innovativa è affidare l’interpretazione a quindici diverse giovani attrici, allieve del biennio teatrale, che prestano corpo e voce ai diversi momenti di questa metamorfosi interiore.
Questa frammentazione della protagonista permette di universalizzare il messaggio di Ibsen. Non esiste una sola Nora, ma tante quante sono le donne che combattono contro le convenzioni sociali e i ruoli rigidi imposti dalla famiglia e dalla società borghese. Il percorso si snoda dalla sicurezza apparente delle mura domestiche fino alla scoperta della propria “verità”, un cammino accidentato fatto di segreti, ricatti e, infine, di una necessaria e dolorosa rottura con il passato. La scena, curata da Alessandro Chiti, e i costumi di Camilla Grappelli e Manuela Velardo, contribuiscono a creare quell’atmosfera sospesa tra il rigore nordico e la suggestione mediterranea.
Il ritmo della libertà: tra nevrosi e tarantella
Il titolo dello spettacolo, Una tarantella per Nora, non è un semplice richiamo coreografico, ma affonda le radici in una curiosità storica e antropologica legata alla genesi del testo originale. Ibsen scrisse infatti Casa di bambola durante il suo soggiorno ad Amalfi. Si narra che il drammaturgo norvegese fosse rimasto profondamente colpito dai racconti locali sulla tarantella, utilizzata anticamente come pratica terapeutica per curare le cosiddette “nevrosi femminili”. La danza, dunque, non è solo un momento di svago nel salotto degli Helmer, ma diventa il simbolo di una ribellione fisica e psicologica.
Come sottolineato dal regista, questa “multiforme Nora” sente il richiamo di un ballo liberatorio che funge da catalizzatore per la sua fuga. La tarantella rappresenta una cultura distante dal gelido rigore norvegese, ma capace di offrire una via d’uscita attraverso il ritmo e l’estasi. Le musiche, curate da Paolo Coletta, e i movimenti coreografici di Fabrizio Angelini, lavorano in sinergia per trasformare il palcoscenico in un luogo di catarsi. La protagonista danza non per compiacere il marito, ma per espellere il veleno di una vita fatta di finzioni, cercando in quei passi frenetici la forza per chiudere finalmente la porta di quella “casa di bambola”.
Un vivaio di talenti nel cuore di Roma
L’evento rappresenta un momento cruciale per gli allievi e le allieve dell’Officina Pasolini, che hanno l’opportunità di misurarsi con una produzione complessa e di alto profilo professionale. Sul palco si alterneranno Arthuro Baetscher, Sofia Belcastro, Antonio Belmonte, Ilaria Borgese, Diego Bressan, Lorenzo Caccamo, Adriana Ciancio, Greta Cosa, Luca Dei Bardi, Filippo Dell’Arte, Gabriel Durastanti, Lorenzo Ferrara, Emiliano Galli, Rita Igibinomwanhia, Gaia Andrea Liberti, Matilde Macera, Luca Mandara, Alice Martelli, Paola Nastrelli, Matilde Passera, Pietro Penitenti, Sofía Quintavalli, Carlotta Regazzo, Alessandro Rocca, Francesca Romagnoli, Chiara Romano, Giulia Sarti, Andrea Taronna, Valeria Torre e Maria Grazia Zingariello.
Il disegno luci di Marco Laudando accompagnerà questa evoluzione collettiva, sottolineando il passaggio dall’ombra del segreto alla luce della consapevolezza. Officina Pasolini si conferma così un HUB culturale fondamentale per la Regione Lazio, un luogo dove la formazione si trasforma in produzione artistica fruibile dalla cittadinanza. La scelta di rileggere Ibsen attraverso la lente del Sud Italia non è solo un omaggio alla storia del teatro, ma un modo per ricordare come i grandi classici continuino a parlare al nostro presente, interrogandoci sulle gabbie invisibili che ancora oggi limitano la libertà individuale.
Info utili
- Date: Venerdì 27 e sabato 28 febbraio.
- Orario: Inizio spettacolo ore 17:00.
- Luogo: Teatro Eduardo De Filippo, Viale Antonino di San Giuliano 782, Roma (angolo Via Mario Toscano, zona Ponte Milvio).
- Ingresso: Gratuito con prenotazione obbligatoria.
- Prenotazioni: Disponibili tramite la piattaforma Eventbrite di Officina Pasolini.
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