- Cosa: Il debutto in prima assoluta italiana della commedia Charlotte e Theodore di Ryan Craig.
- Dove e Quando: Al Teatro Cometa Off di Roma, dal 3 all’8 marzo 2026.
- Perché: Un’opera irriverente che affronta con ironia britannica i temi caldi della cancel culture e della woke culture.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una proposta culturale di spessore e di estrema attualità. Sul palco del Teatro Cometa Off, nel cuore del quartiere Testaccio, debutta in prima assoluta per l’Italia Charlotte e Theodore, un’opera firmata dal celebre drammaturgo britannico Ryan Craig. La pièce, tradotta da Enrico Luttmann e diretta dal regista Massimiliano Farau, promette di scuotere le coscienze del pubblico attraverso un racconto che mescola sapientemente la commedia brillante alla riflessione filosofica, senza mai arretrare di fronte alle controversie della società contemporanea.
Al centro della narrazione troviamo una coppia di accademici, i protagonisti che danno il nome al titolo, interpretati da Giada Prandi e Salvatore Palombi. La scelta di ambientare la vicenda nel mondo universitario non è affatto casuale: l’accademia diventa il microcosmo ideale per esplorare le tensioni ideologiche che stanno ridefinendo i confini del dibattito pubblico. La regia di Farau si concentra sulla potenza della parola e sulla dinamica serrata tra i personaggi, portando in scena una storia che è allo stesso tempo un’analisi sociologica e un ritratto intimo di un legame sentimentale profondo.
Amore e ambizione nel labirinto dell’accademia
La trama di Charlotte e Theodore si sviluppa lungo un arco temporale di dieci anni, permettendo agli spettatori di assistere alla complessa evoluzione di un rapporto nato sotto i migliori auspici intellettuali. Entrambi filosofi e docenti, i due protagonisti vivono una grande storia d’amore che deve però fare i conti con la realtà di un sistema accademico sempre più competitivo e spietato. La loro unione viene messa a dura prova quando entrambi si ritrovano a concorrere per un unico, ambìto posto di lavoro ai vertici dell’istituzione universitaria. Questa competizione professionale non è solo una lotta per il potere, ma diventa lo specchio delle loro fragilità e delle reciproche ambizioni.
Lo scontro tra i due fa emergere differenze ideologiche profonde, rivelando come il desiderio di auto-affermazione possa talvolta erodere le fondamenta di un sentimento che sembrava inattaccabile. La narrazione procede con grazia e delicatezza, evitando facili sentimentalismi per concentrarsi invece sulla resilienza del legame di coppia. Attraverso i compromessi inevitabili che la vita impone, Charlotte e Theodore attraversano crisi e metamorfosi, mostrandoci come l’identità individuale e quella di coppia siano costantemente rinegoziate all’interno di un contesto sociale che cambia velocemente sotto i loro piedi.
Una satira pungente contro i dogmi della modernità
Ciò che distingue nettamente questo spettacolo è il suo approccio coraggioso e dichiaratamente non politicamente corretto. Ryan Craig utilizza un’ironia britannica affilata come un bisturi per sezionare concetti diventati onnipresenti nel discorso mediatico moderno: dalla cancel culture agli estremismi della woke culture. Lo spettacolo non ha paura di interrogarsi sui limiti di un perbenismo estremo che rischia di soffocare la libertà di espressione e di trasformare l’opinione personale in una verità indiscutibile, spesso a discapito della reale sapienza e del rigore scientifico.
In un’epoca in cui i confini tra ciò che è lecito dire e ciò che viene censurato si fanno sempre più labili, Charlotte e Theodore si pone come una voce fuori dal coro. La pièce mette in discussione le ideologie dominanti e le convenzioni sociali con uno spirito critico e pungente, invitando il pubblico a riflettere sulla complessità della verità. Non si tratta di una critica fine a se stessa, ma di un tentativo di recuperare la funzione del teatro come luogo di dibattito aperto, dove anche le posizioni più controverse possono trovare spazio per essere analizzate e discusse senza il timore del giudizio sommario.
Atmosfere sonore e malinconie finali
L’allestimento scenico è curato in ogni dettaglio per restituire l’atmosfera rarefatta e vibrante delle aule universitarie e degli studi privati. La scenografia di Laura Giannisi, i costumi di Michela Marino e il disegno luci di Gianluca Cappelletti contribuiscono a creare un ambiente immersivo, dove ogni elemento visivo sottolinea il passaggio del tempo e il mutamento degli stati d’animo dei protagonisti. Un ruolo fondamentale è affidato alla colonna sonora originale di Stefano Switala, che accompagna la narrazione con una partitura singolare: un dialogo continuo tra le note di un Bach rivisitato e il suggestivo canto notturno di uno stormo di uccelli.
Questa scelta musicale culmina in un finale struggente, caratterizzato da una profonda malinconia. Nonostante le asprezze del conflitto e le ferite inferte dalla rivalità professionale, la chiusura della pièce riporta lo spettatore all’idillio iniziale, suggerendo che ogni legame porta in sé sia il seme della crisi sia la possibilità di una rinascita. È una conclusione che non offre risposte semplici, ma lascia aperta una porta sulla complessità dell’animo umano, confermando Charlotte e Theodore come uno degli appuntamenti più interessanti e necessari della stagione teatrale capitolina.
Info utili
- Periodo: Dal 3 all’8 marzo 2026
- Orari: Da martedì a venerdì ore 21:00; sabato ore 19:00; domenica ore 17:30
- Luogo: Teatro Cometa Off, Via Luca della Robbia 47, Roma
- Costo: Biglietto online € 19,00
(Credit ph Giada Prandi)
