- Cosa: Lo spettacolo di danza “Frammen7i”, un progetto di sensibilizzazione sulla violenza di genere rivolto agli adolescenti.
- Dove e Quando: Il 13 marzo al Teatro Furio Camillo.
- Perché: Per trasformare il linguaggio del corpo in uno strumento di prevenzione ed educazione contro le dinamiche tossiche nelle relazioni.
La danza, nella sua espressione più pura, possiede la straordinaria capacità di superare le barriere del linguaggio parlato, riuscendo a raccontare il non detto, il rimosso e l’invisibile. È esattamente in questo spazio di narrazione non verbale che si inserisce Frammen7i, lo spettacolo di danza prodotto da LD Company de L’AltraDanza, presentato recentemente in Campidoglio. Non si tratta soltanto di un’opera coreografica, ma di un vero e proprio dispositivo culturale pensato per intercettare la sensibilità delle giovani generazioni, offrendo loro una chiave di lettura diversa, immediata e profonda, su un tema purtroppo sempre attuale: la violenza di genere. Attraverso la rappresentazione scenica, il progetto si propone di disarticolare, un gesto dopo l’altro, le dinamiche che precedono l’abuso, rendendo visibili quei segnali sottili che spesso sfuggono a un’analisi superficiale.
Oltre la parola: la potenza espressiva del corpo
Il cuore pulsante di Frammen7i risiede nella scelta artistica di affidare al movimento il compito di narrare il dolore e il controllo. Lo spettacolo, diretto da Michela Marchese e co-autore dei testi insieme a Daniele Derogatis, si distacca dalle rappresentazioni più convenzionali della violenza per concentrarsi su quelli che il titolo stesso suggerisce: frammenti di quotidianità. Sono piccoli gesti, tensioni muscolari involontarie e sguardi che celano squilibri di potere, elementi che quotidianamente si insinuano nelle relazioni apparentemente sane. In scena, le ballerine Chiara Aldi, Bianca Bonazzi, Michela Borsa, Martina Petrich, Lidia Petruzzella e Aurora Rossi danno vita a un intreccio coreografico potente, capace di materializzare il senso di soffocamento, la paura e la manipolazione psicologica.
Questa scelta non è casuale né puramente estetica. L’obiettivo è quello di attivare un processo empatico nel pubblico. Spesso, quando si parla di violenza, si fa riferimento a eventi eclatanti o cronaca nera, perdendo di vista il processo che vi conduce: la negazione della libertà individuale e la sottile erosione dell’autostima. Frammen7i agisce proprio su questo livello “pre-crimine”, offrendo agli spettatori la possibilità di riconoscere, quasi a livello somatico, ciò che un domani potrebbe trasformarsi in una dinamica abusiva. Il linguaggio del corpo diventa, dunque, una lente di ingrandimento attraverso la quale osservare la realtà delle relazioni contemporanee, costringendo chi guarda a una riflessione necessaria e immediata.
Un percorso educativo per le nuove generazioni
Il progetto non si esaurisce con l’abbassamento del sipario. Frammen7i nasce con una vocazione spiccatamente pedagogica, rivolgendosi in modo prioritario al mondo della scuola e agli adolescenti. La coreografa e ballerina Federica Pinna, che ha collaborato al montaggio dello spettacolo assieme a Francesco Giuliani, sottolinea come l’approccio artistico possa essere una porta d’accesso privilegiata per il mondo giovanile. A seguito della performance, lo spettacolo prevede un momento di confronto guidato, uno spazio protetto in cui studenti ed esperti – tra cui la psicologa e psicoterapeuta Silvia Marconi – possono elaborare le emozioni scaturite dalla visione e porre domande cruciali.
Questo momento di debriefing è fondamentale: permette di trasformare l’impatto emotivo dell’opera in consapevolezza razionale. Gli adolescenti, spesso bersagliati da messaggi contrastanti sui media e sui social network, trovano in questo contesto un luogo dove definire i confini del consenso, del rispetto e dell’empatia. La volontà degli organizzatori è chiara: non limitarsi a denunciare, ma costruire strumenti di prevenzione attiva. Coinvolgere le scuole significa inserire la riflessione sulla violenza di genere all’interno del percorso educativo ordinario, trasformandola in una competenza civica imprescindibile. È un invito rivolto a tutto il mondo scolastico affinché apra le porte a questa rappresentazione, vedendola come una risorsa per il benessere collettivo dei propri studenti.
L’impegno istituzionale e la responsabilità collettiva
Durante la presentazione in Sala Laudato Si’, è emersa con forza la necessità di considerare la violenza di genere come un problema sistemico che richiede una risposta corale. La Consigliera Comunale di Roma Capitale, Elisabetta Lancellotti, ha ribadito l’importanza di sostenere iniziative che, come Frammen7i, sappiano coniugare arte e denuncia sociale. Il sostegno delle istituzioni è fondamentale per dare risonanza a progetti che faticano a trovare spazio e per trasformare la lotta contro la violenza in un impegno quotidiano e istituzionale. La cultura del rispetto, come è stato sottolineato, non può essere delegata, ma deve essere alimentata attraverso azioni concrete e visibili.
Il progetto di LD Company de L’AltraDanza si pone quindi come un esempio virtuoso di come l’arte possa farsi carico di responsabilità sociali. Non si tratta solo di uno spettacolo che riempie i teatri, ma di un intervento culturale che mira a restituire dignità alle vittime, promuovendo una nuova consapevolezza tra i ragazzi e le ragazze. In un momento storico in cui la narrazione sulla violenza di genere è più che mai necessaria, Frammen7i ci ricorda che la trasformazione sociale passa inevitabilmente attraverso la capacità di guardare, ascoltare e, soprattutto, capire i segnali che compongono il nostro quotidiano.
Info utili
- Data: Venerdì 13 marzo.
- Luogo: Teatro Furio Camillo.
- Informazioni: Si consiglia di contattare la segreteria del teatro per i dettagli su orari e prenotazioni.
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