- Cosa: La riscrittura grottesca e contemporanea de Le Baccanti di Euripide a cura della storica compagnia Marcido Marcidorjs.
- Dove e Quando: Teatro Vascello, Roma, dal 5 al 10 maggio (martedì-venerdì ore 21, sabato ore 19, domenica ore 17).
- Perché: Un’immersione visivamente dirompente nel magma dionisiaco, dove la scenografia diventa una trappola sensuale per lo spettatore.
Il Teatro Vascello si prepara ad accogliere uno degli eventi più attesi della stagione romana: il ritorno dei Marcido Marcidorjs. A quasi quarant’anni dall’inizio della loro avventura artistica, la compagnia torna a confrontarsi con la tragedia greca, scegliendo per la prima volta di affrontare il testo di Euripide. Non si tratta di una semplice messa in scena, ma di un vero e proprio atto di sfida intellettuale e performativa, che si inserisce nel solco di una carriera segnata da allestimenti che hanno fatto la storia della scena italiana. Dopo aver esplorato in passato capolavori come l’Agamennone, i Persiani, il Prometeo e l’Edipo, i Marcido approdano finalmente alla fatalità feroce delle Baccanti, in un allestimento che promette di scuotere le fondamenta stesse della percezione teatrale contemporanea.
Euripide tra le mani dei Marcido: tra grottesco e visione
Il testo di Euripide, riletto attraverso la penna affilata di Marco Isidori, vive in una riscrittura che trasporta la sensibilità attica nella temperie dell’oggi. Non c’è spazio per la polvere del tempo o per un approccio museale. La vicenda viene riletta attraverso la lente del grottesco, dove la via dell’antica catarsi viene percorsa non tramite il pianto, ma attraverso una spiccata dimensione ludica. Il gioco del Teatro, elemento cardine della poetica del gruppo, trionfa incontrastato.
Il cuore di questa operazione è affidato alla voce di un coro tragico che si trasforma in Coro Marcido, un catalizzatore di energia scenica travolgente. Si tratta di una voce sola, un tutt’uno organico con la macchina scenica che campeggia sul palco. Questa scelta stilistica riflette il desiderio profondo della compagnia di non limitarsi a interpretare il testo, ma di svelarne le contraddizioni e le potenzialità inespresse. L’intento è chiaro: superare la tentazione della retorica che spesso avviluppa le tragedie classiche, preferendo un’immersione a capofitto nel magma dionisiaco che innerva la materia dell’opera.
Il Palazzo di Penteo: quando la scena diventa corpo
La scenografia, curata da Daniela Dal Cin, si conferma ancora una volta un elemento narrativo potente e autonomo. Per questa produzione, l’artista ha ideato il Palazzo di Penteo, una struttura che diventa il centro nevralgico dell’azione. Non si tratta di un semplice fondale dipinto, ma di un’architettura complessa e viva: gli interpreti lo scalano, lo assediano, si inerpicano sopra e dentro le sue strutture, aprendo botole e svelando meccanismi nascosti.
Questa fantasia sorprendente è il simbolo più vivo e conosciuto del teatro dei Marcido. La scenografia diventa, in questo senso, una trappola sensuale dove far precipitare ogni istanza del dettato storico della tragedia. Il rapporto tra gli attori e lo spazio è serrato, fisico, quasi brutale. Ogni elemento della messa in scena – dai costumi all’illuminotecnica – è stato meticolosamente calibrato affinché l’apparato teatrale trasmetta al pubblico la sensazione di una “dimensionalità altra”. È qui che si gioca la sfida della compagnia: negare la positività dell’individuazione a favore di una tensione orgiastica generale, portando lo spettatore, almeno per il tempo della rappresentazione, in una zona sentimentale completamente opposta alla normalità del vissuto quotidiano.
Un’esperienza catartica oltre la quotidianità
Il profondo timore che il gruppo ha nutrito nei confronti delle Baccanti per decenni – un’opera definita dai nodi di irrisoluzione scenica – si è trasformato in una consapevolezza matura. Isidori e la compagnia hanno compreso che non è utile ostinarsi a sciogliere gli enigmi euripidei; è molto più proficuo entrarci dentro, cercando di stanare il parallelismo dei motivi che allora rendevano la tragedia indispensabile alla coesione politica della comunità greca.
Oggi, se il Teatro non vuole abdicare al suo senso più proprio, deve tornare a essere un evento spettacolare altrettanto necessario alla misura del consorzio sociale degli attuali umani. Questa messa in scena cerca di restituire il centro pulsante del discorso filosofico di Euripide: la ricerca di una tensione che superi gli scogli nefasti del quotidiano. È un teatro che chiede allo spettatore di lasciarsi andare, di accettare il gioco del grottesco per arrivare, paradossalmente, a una verità molto più profonda e sconvolgente. Un appuntamento imperdibile per chi cerca un’esperienza intellettuale e visiva che lasci il segno.
Info utili
- Dove: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78, Monteverde, Roma.
- Quando: Dal 5 al 10 maggio.
- Orari: Da martedì a venerdì ore 21:00; sabato ore 19:00; domenica ore 17:00.
- Biglietteria:
- Intero: 25 €
- Over 65: 20 €
- Cral e convenzioni: 18 €
- Studenti: 16 €
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