- Cosa: Debutto in prima nazionale della commedia Soli.
- Dove e Quando: Roma, Fortezza Est (Tor Pignattara), dal 5 al 7 marzo 2026.
- Perché: Una riflessione ironica e profonda sulla mercificazione degli affetti nel mondo contemporaneo.
L’evoluzione delle relazioni umane nell’era della comunicazione digitale ha portato a una trasformazione radicale del concetto di intimità. In questo scenario si inserisce Soli, la nuova commedia scritta da Sarah Sammartino e diretta da Riccardo Sinibaldi, che approda in prima nazionale sul palco di Fortezza Est dal 5 al 7 marzo 2026. Lo spettacolo non è solo una rappresentazione teatrale, ma uno specchio deformante – eppure lucidissimo – della società attuale, dove ogni sentimento sembra poter essere catalogato, prezzato e venduto come un qualsiasi bene di consumo. La pièce esplora con delicatezza il paradosso di un’epoca iper-connessa in cui, tuttavia, l’isolamento emotivo sembra essere diventato la condizione esistenziale dominante.
Il cast, composto da Paolo Giovannucci, Giuditta Pascucci, Francisco Roca-Rey insieme agli stessi Sammartino e Sinibaldi, dà vita a una narrazione che oscilla tra il futuribile e il quotidiano. Al centro della vicenda troviamo un centro specializzato in un servizio insolito quanto emblematico: l’affitto di affetto. In un mondo dove il tempo è la risorsa più scarsa e il coraggio di esporsi sentimentalmente scarseggia, la soluzione proposta dai protagonisti appare come un’ancora di salvezza pragmatica, sollevando interrogativi etici e antropologici su cosa significhi realmente “restare umani” quando anche un abbraccio diventa una transazione commerciale.
Il mercato dei sentimenti e la terapia dell’abbraccio
L’ambientazione di Soli ci trasporta in un luogo sospeso, un centro gestito da due figure antitetiche: un uomo dal carattere algido e razionale e una donna dotata di una sensibilità quasi dolorosa. La loro missione è apparentemente nobile: cambiare il destino dell’umanità offrendo surrogati di calore umano a chi non riesce più a trovarne nella vita reale. Il menù dei servizi offerti ricorda quello di un ristorante all-you-can-eat, ma al posto delle portate gastronomiche i clienti possono ordinare trenta minuti di Abbraccio, una sessione di Carezze o il semplice conforto di una Testa sulle ginocchia. Questa estrema semplificazione dell’affettività serve a sottolineare come la cultura del profitto abbia colonizzato anche i recessi più privati dell’animo umano.
L’idea di fondo dei gestori è che l’affetto a pagamento sia, paradossalmente, la forma più pura di amore possibile. Poiché non vi sono implicazioni emotive pregresse o aspettative future, il gesto si svuota di ogni condizionamento psicologico per diventare una sorta di pratica spirituale o terapeutica. Il centro si propone come un luogo di riabilitazione per chi ha subito traumi relazionali, un’officina dove imparare ad amare meglio attraverso l’esercizio assistito. Tuttavia, dietro questa facciata di altruismo sociale, emerge la critica feroce alla capitalizzazione dell’individuo: ogni interazione viene ridotta a una mera operazione di marketing, trasformando la solitudine in un’opportunità di business e l’individualismo in una discutibile forma di saggezza moderna.
Personaggi in cerca di autenticità
La struttura narrativa si regge sulle fragilità dei suoi protagonisti. Andrea, l’ideologo del progetto, incarna il paradosso del teorico incapace di mettere in pratica i propri precetti: crede fermamente nel valore dell’affetto programmato, ma è terrorizzato dall’intimità reale con i propri clienti. Al suo fianco c’è Donna, una figura che ha scelto di prendersi cura degli altri proprio perché ferita dal proprio passato sentimentale. Il loro equilibrio viene messo alla prova dall’incontro con una galleria di personaggi che rappresentano diverse sfaccettature della sofferenza contemporanea: dal Signor Chiari, smarrito nel mezzo di un divorzio, alla Signora Falk, che cerca di colmare il vuoto lasciato dalla morte del marito, fino ad Antonio, un giovane che non riesce a trovare armonia con il proprio corpo in un’era dominata dall’estetica digitale.
Attraverso queste sedute di “affetto in affitto”, lo spettacolo mostra come la razionalità del progetto iniziale sia destinata a naufragare di fronte alla complessità del cuore umano. La fame d’amore non può essere regolata da un timer o contenuta in un listino prezzi. La regia di Riccardo Sinibaldi punta a far emergere questa tensione tra l’ordine imposto dal mercato e il caos dei sentimenti, evidenziando come le relazioni interpersonali rischino di perdersi nei nuovi mezzi di comunicazione. Soli diventa quindi un’analisi profonda dei processi di modificazione del reale, utilizzando l’ironia come strumento per scardinare le certezze dello spettatore e indurlo a riflettere sulle categorie che applica alla propria esistenza.
Una riflessione necessaria tra ironia e distopia
La forza di Soli risiede nella sua capacità di non giudicare, preferendo porre domande piuttosto che fornire risposte preconfezionate. Lo spettacolo si inserisce perfettamente nella stagione Poetica di Fortezza Est, uno spazio che si conferma punto di riferimento per la drammaturgia contemporanea a Roma. La produzione, curata da Carpet in collaborazione con Nutrimenti Terrestri, si avvale anche dell’illustrazione evocativa di Laura Riccioli, che contribuisce a creare l’immaginario visivo di questo mondo quasi distopico ma paurosamente vicino alla nostra realtà quotidiana. La commedia riesce a toccare corde sensibilissime, parlando di come la mercificazione distrugga e alteri non solo il nostro modo di vivere, ma l’idea stessa di umanità.
In un’epoca in cui siamo costantemente connessi ma sempre più isolati, andare a vedere Soli significa confrontarsi con lo specchio di ciò che potremmo diventare. La sfida lanciata da Sarah Sammartino è quella di recuperare un’autenticità che vada oltre lo schermo di uno smartphone o la transazione di una carta di credito. Il fallimento del progetto razionale dei protagonisti, di fronte alla “fame d’amore”, rappresenta in fondo l’ultima speranza: la prova che l’essere umano possiede una scintilla di imprevedibilità emotiva che nessuna strategia di marketing potrà mai del tutto spegnere o capitalizzare.
Info utili
- Dove: Fortezza Est, via Francesco Laparelli 62, Roma (Tor Pignattara)
- Quando: 5, 6 e 7 marzo 2026
- Orario: 20:30
- Biglietti: Posto unico 14,00€
- Abbonamenti: 3 spettacoli 30€; 5 spettacoli 45€; 10 spettacoli 70€
- Sito web: fortezzaest
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