Cosa: Lo spettacolo teatrale Non dirlo ad alta voce, scritto e diretto da Emiliano Guido. Dove e Quando: Al Teatro Trastevere di Roma, dall’11 al 15 marzo.
Perché: Un’opera intensa che esplora il confine tra realtà e fiaba nella Roma di fine Ottocento, inaugurando un nuovo progetto artistico sulla fragilità umana.
L’ultimo scorcio del diciannovesimo secolo a Roma non è solo un capitolo di storia sui libri, ma un’atmosfera densa, fatta di vicoli umidi, ombre lunghe e una disperata voglia di riscatto. È in questo scenario che si muove Non dirlo ad alta voce, la nuova produzione che approda sul palco del Teatro Trastevere. L’opera, nata dalla penna e dalla regia di Emiliano Guido, non si limita a mettere in scena una vicenda d’epoca, ma scava nel profondo dell’animo umano, portando alla luce i sogni proibiti di chi non ha nulla.
L’allestimento si presenta come un viaggio emozionale tra la polvere di una città che sta per affacciarsi sul Novecento, portando con sé il fardello di secoli di stenti. Il cast, composto da Gianluca Bruni, Matteo Matronola, Simone Lilliu e Stefano de Stefani, dà vita a figure che sembrano emergere direttamente dal fango della storia per reclamare un briciolo di dignità. La narrazione si sviluppa attorno a un interrogativo universale: in un mondo che nega ogni opportunità, è ancora lecito concedersi il lusso di sognare un futuro diverso?
Un’opera tra realismo magico e miseria urbana
Ambientato nel dicembre del 1899, lo spettacolo segue le peripezie di tre personaggi emblematici: Peppe, Oreste e Cosimo. Questi uomini rappresentano la carne e il sangue di una Roma sotterranea, misteriosa e spesso crudele. La loro sopravvivenza è una lotta quotidiana contro l’ineluttabilità della loro condizione sociale. In questo contesto, la figura di Bartolo, soprannominato Er Più de Roma, svetta come l’ultimo rappresentante di un mondo guascone che sta scomparendo sotto i colpi della modernità imminente.
Bartolo è l’ombra che muove i fili, un tessitore di trame che incarna le incertezze di un’epoca al tramonto. Mentre il mondo esterno si prepara a festeggiare l’arrivo del nuovo secolo carico di speranze tecnologiche e sociali, i protagonisti rimangono ancorati a vecchie paure e superstizioni. La tensione tra il desiderio di cambiare vita e il terrore di essere puniti dal destino per aver osato troppo è il motore immobile di tutta la pièce, rendendo ogni dialogo un sottile gioco di equilibri tra il detto e il non detto.
La fiaba come rifugio per i “miserabili”
Non dirlo ad alta voce rappresenta il primo tassello di un mosaico più ampio intitolato la Trilogia della Miseria. Il regista Emiliano Guido sceglie di trattare il tema della povertà non con occhio pietistico, ma attraverso una lente che trasforma la realtà cruda in una sorta di fiaba nera. I protagonisti sono “miserabili” nel senso più letterale e letterario del termine: sporchi di terra e di sangue, eppure capaci di infilarsi sotto le coperte di una narrazione fantastica per sfuggire alla rigidità del loro presente.
La commedia diventa così un inno alla scanzonata malinconia, quel sentimento tipicamente romano che mescola il sorriso amaro alla rassegnazione ironica. Nonostante le avversità, emerge con forza l’idea che tutti, anche gli ultimi della scala sociale, abbiano il diritto sacrosanto di sperare in un finale diverso per la propria esistenza. Questa ricerca di un’alternativa al destino già scritto trasforma una vicenda ambientata oltre un secolo fa in un’opera estremamente attuale, capace di parlare alle insicurezze e ai desideri del pubblico contemporaneo.
Il silenzio come protezione del desiderio
Il titolo dello spettacolo richiama un antico detto popolare romano: non dicere ille secrita a bboce. In un mondo dove il destino sembra sempre pronto a origliare per sabotare i piani degli uomini, il silenzio diventa l’unica vera forma di protezione. Parlare dei propri sogni è un rischio che i protagonisti temono di correre, poiché rendere pubblico un desiderio significa esporsi al fallimento o alla derisione. La domanda centrale che attraversa l’opera riguarda proprio la natura del coraggio: superare la paura di sognare o accettare l’ineluttabilità degli eventi?
Attraverso una regia attenta ai dettagli e un linguaggio che recupera il sapore del dialetto e delle espressioni d’altri tempi, lo spettacolo invita lo spettatore a riflettere sulle proprie ambizioni nascoste. Dietro la facciata di una Roma oscura si nascondono storie di inaspettata bellezza, che fioriscono proprio laddove il terreno sembra più arido. Il coraggio di sfidare le tenebre del dicembre 1899 diventa la metafora perfetta per ogni battaglia umana contro le limitazioni imposte dalla società o dal caso.
Info utili
- Dove: Teatro Trastevere, Via Jacopa de’ Settesoli 3, Roma.
- Quando: Dall’11 al 15 marzo.
- Orari: Giorni feriali ore 21:00; festivi ore 17:30.
- Prezzi: Biglietto intero 13,00 Euro; ridotto 10,00 Euro.
- Note: È prevista la tessera associativa per l’accesso.
- Prenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847.
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