- Cosa: Lo spettacolo teatrale Quelli che restano, opera prima di Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci.
- Dove e Quando: Al Teatro Belli di Roma, dal 27 febbraio al 1 marzo 2025.
- Perché: Un’indagine cruda e dissacrante sul lutto, i legami familiari e la ricerca di appartenenza di un gruppo di giovani adulti.
L’universo delle relazioni umane, con le sue zone d’ombra e le sue assenze assordanti, torna protagonista sul palcoscenico del Teatro Belli di Roma. In occasione della rassegna di drammaturgia italiana contemporanea EXPO, lo spettacolo Quelli che restano si propone come un’analisi spietata e poetica di ciò che accade quando un equilibrio, per quanto precario, viene spezzato da un evento estremo. Scritto e interpretato da Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci, con la regia di Davide Celona, il progetto nasce da una profonda riflessione sull’eredità emotiva che i genitori lasciano ai figli e su come il dolore possa diventare l’unico collante di un “branco” in cerca di identità.
L’opera è il risultato di un percorso artistico solido, nato tra le mura dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, dove le autrici hanno iniziato a interrogarsi sul significato della presenza e dell’assenza nelle loro vite. Vincitore del bando Labor Work di DiscoLazio, lo spettacolo non è solo una rappresentazione del lutto, ma un affresco generazionale che mette a nudo la vulnerabilità di chi si trova a dover fare i conti con il “marcio” ereditato dalle proprie famiglie, cercando faticosamente un senso di appartenenza in un mondo che sembra concedere poco spazio alla fragilità.
Una camera mortuaria chiusa e un parchetto trasandato
La vicenda si consuma in un tempo sospeso: l’ora che precede il funerale di Milo, un giovane che ha scelto di togliersi la vita. Quattro amici – Nadia, Emma, Flavio e Jacopo – si ritrovano in un parchetto trasandato, luogo simbolo della loro giovinezza, dopo essere stati bruscamente allontanati dalla camera mortuaria dai familiari del defunto. Questa esclusione diventa la scintilla di un conflitto interiore e collettivo: partecipare o meno all’ultimo saluto? Attraverso questo dilemma, la drammaturgia scava nelle dinamiche nascoste di un gruppo che si riconosce nelle proprie ferite comuni, trasformando l’attesa in un’esplorazione sincera e spesso brutale delle proprie esistenze.
Il confronto tra i protagonisti fa emergere verità scomode e conflitti generazionali mai risolti. Il linguaggio scelto per la narrazione è volutamente sperimentale, strutturato su due piani che si intrecciano costantemente: da un lato il realismo del presente, dove i minuti scorrono inesorabili verso la cerimonia; dall’altro un piano di astrazione che dà voce ai movimenti interiori e ai ricordi del passato. In questo spazio liminale, i personaggi non sono presentati come eroi o vittime, ma come esseri umani contraddittori che utilizzano il legame del “branco” come unico strumento di sopravvivenza in una società che tende a sporcare l’innocenza dei legami.
Il corpo e la musica come strumenti di indagine
La regia di Davide Celona – artista con una lunga esperienza al fianco di figure del calibro di Emma Dante – conferisce allo spettacolo una bellezza arcaica e suggestiva. La parola non è l’unico mezzo espressivo: Quelli che restano punta con forza sull’uso del corpo e della musica come medium evocativi per indagare sfumature che il linguaggio verbale non riesce a contenere. Gli attori in scena, tra cui figurano anche Leonardo Lutrario e Luca Molinari, offrono una prova di grande coralità, alternando momenti di cruda realtà a sequenze di forte impatto visivo, capaci di trasportare lo spettatore in una vera e propria montagna russa emotiva.
Lo stile della rappresentazione è volutamente dissacrante, lontano da una retorica pietistica sul dolore. L’obiettivo dichiarato è quello di risultare “spudoratamente veritiero”, offrendo uno specchio in cui persone di tutte le età possano riflettersi. Le note di regia e drammaturgia sottolineano come la ricerca di senso passi necessariamente attraverso l’accettazione della propria vulnerabilità. In questo suggestivo affresco contemporaneo, le rovine del passato non sono solo macerie da cui fuggire, ma possono diventare il terreno fertile per una nuova, seppur faticosa, fioritura personale.
Una rassegna per il teatro italiano contemporaneo
L’inserimento di questo lavoro all’interno della rassegna EXPO – Teatro Italiano Contemporaneo conferma l’impegno del Teatro Belli nel dare voce a nuovi talenti e a storie capaci di interpretare la complessità del presente. Il collettivo formato da Vinci e Ferrarini rappresenta una realtà da tenere d’occhio nel panorama teatrale nazionale, capace di unire una visione artistica affine a una forte necessità di trattare temi che sono al contempo intimi e politici. La loro formazione presso l’Officina Pasolini sotto la guida di maestri della scena italiana ha permesso di affinare un linguaggio aperto alle contaminazioni, dove la danza e il canto si fondono con la recitazione pura.
Quelli che restano è, in definitiva, il racconto di chi è costretto a rimanere a terra mentre qualcuno decide di andarsene. È un invito a restare nel dolore per guardarsi dentro, superando la paura di essere scomodi o volgari. La critica ha già accolto con favore le precedenti messe in scena, lodando l’intesa tra gli interpreti e la capacità della drammaturgia di toccare le corde più profonde dell’animo umano, parlando ai figli così come ai genitori, in un rito collettivo di trasformazione e condivisione.
Info utili
- Sede: Teatro Belli, Piazza di Sant’Apollonia 11, Roma (Trastevere).
- Date: Dal 27 febbraio al 1 marzo 2025.
- Orario recite: Venerdì ore 21:00, Sabato ore 19:00, Domenica ore 17:00.
- Contatti: Telefono 065794875 – 3334306834.
(Immagine utilizzata a solo scopo informativo; tutti i diritti d’autore e di proprietà restano esclusivamente ai legittimi proprietari)
