- Cosa: Una mostra collettiva internazionale che esplora identità, natura e futuro.
- Dove e Quando: Galleria Rossocinabro, Roma, dal 5 marzo all’8 aprile 2026.
- Perché: Per scoprire come l’arte contemporanea ridefinisce il nostro legame con le metropoli e l’ambiente.
L’arrivo della primavera a Roma non porta con sé solo il risveglio della natura, ma anche un rinnovato vigore culturale che vede la Capitale confermarsi come il baricentro del dibattito artistico internazionale. In questo scenario di rinascita, il programma espositivo di Rome Contemporary 2026 prosegue il suo cammino con una nuova tappa fondamentale presso la prestigiosa galleria Rossocinabro. La mostra, intitolata Confini dell’Esistere (o Edges of Being nella sua versione internazionale), si presenta come un palinsesto ambizioso e stratificato, capace di intrecciare i linguaggi visivi di artisti provenienti da ogni angolo del pianeta.
Questa pluralità di sguardi, espressione di culture e geografie profondamente diverse tra loro, converge in un’unica grande narrazione collettiva. L’obiettivo è quello di esplorare le complessità della condizione umana attraverso tre pilastri fondamentali della contemporaneità: la ridefinizione delle identità, il grido della natura e la progettazione degli spazi futuri. Curata da Joe Hansen, l’esposizione invita il pubblico a varcare la soglia del visibile per interrogarsi su ciò che definisce oggi il nostro stare al mondo, trasformando la galleria in un laboratorio di riflessione corale.
Urbanità e frammentazione dell’Io
Il percorso espositivo prende le mosse dalla sezione denominata Identities, dove la riflessione globale si concentra sul legame, spesso problematico, tra l’individuo e le metropoli moderne. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla digitalizzazione, gli artisti coinvolti esplorano come l’identità non sia più un dato statico o immutabile. Al contrario, essa viene rappresentata come un’entità fluida che scorre su binari paralleli alla vita ordinaria, costantemente influenzata e modellata dalle strutture sociali e architettoniche che abbiamo edificato nel corso dei secoli.
In questo cosiddetto “nuovo ordine cittadino”, i comportamenti quotidiani, anche i più banali, diventano lo specchio delle società contemporanee. Gli artisti mettono in luce come le dinamiche urbane modifichino radicalmente la nostra percezione di noi stessi e degli altri. Attraverso opere che spaziano dalla pittura alla fotografia, emerge una mappatura dell’Io che cerca di resistere all’omologazione metropolitana, rivendicando uno spazio di espressione autentica all’interno di un tessuto sociale sempre più complesso e stratificato.
La voce della natura e il risveglio del mondo
Con il passaggio a Nature Speaks, la mostra entra in sintonia con l’energia vitale del mese di marzo. In un momento di risveglio per il pianeta, artisti provenienti da tutti i continenti spingono il visitatore a ridefinire il concetto stesso di “spazio vitale”. Non si tratta più soltanto di osservare il paesaggio come elemento esterno, ma di riconoscerlo come parte integrante della nostra essenza. All’interno di quello che viene definito il “tempio del mondo”, l’arte si fa carico di dare voce a un impulso infinito che ha la forza di infrangere il silenzio della distrazione moderna.
Parole, gesti, colori e suoni diventano i veicoli privilegiati per esprimere il mistero profondo dell’Essere. La sezione invita a un ascolto attivo della vita che pulsa fuori e dentro di noi, cercando di ricomporre quella frattura tra uomo e ambiente che caratterizza la nostra epoca. L’opera di riferimento per questa edizione, Danza del Cerezo dell’artista spagnolo Jaime Cuadrench, incarna perfettamente questo spirito, offrendo una sintesi visiva della bellezza effimera e potente della fioritura, simbolo universale di rigenerazione.
Geografie personali e visioni del domani
L’orizzonte della mostra si amplia infine con Future Spaces, la sezione dedicata alla mappatura delle distese inesplorate della mente umana. Spinti dalla curiosità e dal confronto necessario con “l’altro”, gli artisti internazionali propongono le proprie “geografie personali”. In questa fase del percorso, non si tratta solo di immaginare territori fisici o colonizzazioni spaziali, ma di esplorare le emozioni fondamentali che guidano il desiderio umano di scoperta e di superamento dei propri limiti.
Sono queste visioni soggettive, nutrite da un contesto multiculturale, a gettare le basi per il futuro del nostro mondo. L’immaginazione viene qui intesa non come fuga dalla realtà, ma come una vera e propria forza progettuale collettiva. Confini dell’Esistere si chiude così con un messaggio di speranza: attraverso l’arte, le sfide che uniscono l’umanità intera possono essere trasformate in un disegno consapevole del domani, offrendo una preziosa sintesi delle aspirazioni che ci rendono, in definitiva, esseri umani in cammino verso l’ignoto.
Info utili
- Sede: Rossocinabro, Via Raffaele Cadorna, 28 – 00187 Roma
- Periodo: Dal 5 marzo all’8 aprile 2026
- Ingresso: Entrata libera
- Curatore: Joe Hansen
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