- Cosa: Lo spettacolo teatrale Falstaff – L’arte di farla franca, una rilettura contemporanea scritta e diretta da Davide Sacco, con protagonista Emilio Solfrizzi.
- Dove e Quando: Presso il Teatro Quirino di Roma (Via Delle Vergini, 7), in prima nazionale dal 5 al 17 maggio 2026.
- Perché: Per assistere alla fusione di due giganti della letteratura teatrale in un’unica figura affascinante e decadente, all’interno di una messa in scena che trasforma la platea in una vera e propria giuria.
Il palcoscenico romano si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi e intriganti della stagione primaverile. A partire dal 5 maggio 2026, lo storico Teatro Quirino ospiterà in prima nazionale Falstaff – L’arte di farla franca, una produzione firmata dalla Compagnia Molière. Il mattatore assoluto di questo nuovo e ambizioso progetto è Emilio Solfrizzi, attore poliedrico e amatissimo dal pubblico, chiamato a dare corpo e voce a una delle figure più complesse, irriverenti e tragicomiche dell’intera storia del teatro. L’adattamento promette di scardinare le certezze degli spettatori, offrendo una visione lucida e spietata delle fragilità umane, il tutto mascherato da un’irresistibile e cinica ironia.
Un antieroe contemporaneo tra Shakespeare e Molière
Il cuore pulsante di questa inedita operazione drammaturgica, magistralmente orchestrata dalla penna e dalla regia di Davide Sacco, risiede nella coraggiosa crasi tra due universi letterari apparentemente distanti ma intimamente connessi. Il testo è infatti liberamente ispirato a Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e al Don Giovanni di Molière. Da questo audace incrocio nasce un Falstaff profondamente contemporaneo: non più solo il cavaliere corpulento e spaccone della tradizione elisabettiana, ma un uomo che vive di pura parola, di seduzione tossica e di inganni perpetui. È l’archetipo dell’affabulatore instancabile, intimamente convinto di poter sfuggire per sempre e senza alcuna conseguenza alle proprie nefandezze.
In questa rilettura, il protagonista viene calato in una modernità squallida e senza sconti. Sir John Falstaff diventa il gestore di un locale notturno sull’orlo del fallimento, un seduttore ormai fuori tempo massimo e un debitore cronico che ha innalzato la menzogna a vera e propria filosofia di vita. La maestria recitativa di Solfrizzi sarà fondamentale per restituire al pubblico la sfrontata arroganza vitale di un personaggio che ride in faccia alla morale comune, deride il concetto di onore e sfida apertamente il proprio destino. Eppure, sotto questa corazza di invincibile cinismo, si agita un uomo disperatamente attaccato alla vita, costretto a inventare continuamente espedienti per non affondare nel baratro che lui stesso ha scavato.
La rottura della quarta parete e il processo al pubblico
L’innovazione di Falstaff – L’arte di farla franca non si limita esclusivamente alla riscrittura testuale, ma investe con prepotenza l’intera architettura scenica e il patto narrativo con lo spettatore. La regia di Davide Sacco compie una scelta radicale: l’abbattimento totale della quarta parete. Il teatro si spoglia della sua funzione puramente rappresentativa per trasformarsi in un’aula di tribunale, un’arena infuocata in cui il pubblico è chiamato a dismettere i panni dell’osservatore passivo per assumere il gravoso ruolo di giudice popolare. Le azioni del protagonista, i suoi sotterfugi e le sue malefatte non vengono semplicemente messe in scena, ma vengono esposte, sviscerate e sottoposte al giudizio insindacabile della platea.
Questa dinamica interattiva innesca un meccanismo psicologico estremamente affascinante. Mentre Falstaff si difende, arringando la folla con la sua proverbiale parlantina e le sue giustificazioni paradossali, nello spettatore si fa largo una scomoda e inconfessabile empatia. Nonostante l’evidenza delle sue colpe, la vitalità sfrontata dell’antieroe risulta quasi magnetica. Il pubblico si ritrova così in bilico tra la condanna morale e la fascinazione per un uomo che ha il coraggio di agire senza filtri, mettendo a nudo l’ipocrisia di una società intera. È un processo teatrale che non emette facili sentenze, ma che costringe ciascuno a fare i conti con le proprie piccole o grandi menzogne quotidiane.
Una scenografia nuda e l’estetica della solitudine
A fare da contraltare alla straripante verbosità del protagonista vi è una cornice visiva volutamente asciutta, tagliente e disincantata. La scenografia curata da Fabiana Di Marco, unita al sapiente disegno luci di Luigi Della Monica, costruisce uno spazio scenico dominato dal neon e da un senso di desolazione imminente. La luce, in questo spettacolo, non ha il compito di abbellire o di proteggere le imperfezioni dei personaggi, ma agisce come un bisturi spietato: isola i corpi, amplifica i gesti, sottolinea le rughe dell’anima e rende tragicamente visibile l’immensa solitudine che avvolge il protagonista.
In questo vuoto pneumatico, accentuato dalle musiche originali di Davide Cavuti, si muove un cast di altissimo livello che fa da perfetto contrappunto all’energia di Emilio Solfrizzi. Al suo fianco troviamo l’esperienza di Giorgio Borghetti e il talento di Matteo Mauriello, Ivan Olivieri, Claudia Ferri, Marika De Chiara e Cristiano Dessì. I loro personaggi gravitano attorno all’ego smisurato di Falstaff, diventando a turno vittime, complici o spietati accusatori. Il risultato finale è un affresco teatrale corale, ruvido e modernissimo, capace di strappare risate amare e di confermare la straordinaria immortalità dei classici quando vengono interrogati con la giusta urgenza contemporanea.
Info utili
- Indirizzo: Teatro Quirino, Via Delle Vergini 7, 00187 Roma.
- Date: In scena da martedì 5 maggio a domenica 17 maggio 2026.
- Orari parziali della prima settimana: Martedì 5, mercoledì 6 e venerdì 8 maggio alle ore 21:00; giovedì 7 e sabato 9 maggio alle ore 17:00. (Per il calendario completo consultare il botteghino).
- Biglietti: Prezzi variabili da 32€ a 16€.
- Contatti Botteghino: Telefono 06.6794585.
(Immagine utilizzata a solo scopo informativo; tutti i diritti d’autore e di proprietà restano esclusivamente ai legittimi proprietari)
