- Cosa: La mostra “Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”, con oltre cinquanta capolavori assoluti.
- Dove e Quando: Presso Palazzo Cipolla (Via del Corso 320, Roma), dal 6 marzo al 5 luglio 2026.
- Perché: Per ammirare per la prima volta in Italia opere di Caravaggio, Velázquez, Rubens e Tiziano provenienti da una delle collezioni più prestigiose al mondo.
L’asse culturale tra Vienna e Roma si stringe in un abbraccio senza precedenti attraverso una delle esposizioni più attese della stagione capitolina. Per la prima volta nella storia, le sale di Palazzo Cipolla ospitano una selezione straordinaria di oltre cinquanta capolavori provenienti dal Kunsthistorisches Museum (KHM) di Vienna. Questa mostra non è soltanto un’esposizione di dipinti di inestimabile valore, ma un vero e proprio viaggio nel cuore del potere e della sensibilità estetica della Casa d’Asburgo, una dinastia che per secoli ha considerato l’arte non solo come simbolo di prestigio, ma come uno strumento di dialogo universale e di costruzione dell’identità europea.
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Roma in collaborazione con il museo viennese e con il supporto di MondoMostre, trasforma il Museo del Corso in una finestra aperta sullo splendore di un impero multiculturale. Il percorso espositivo, curato dalla storica dell’arte Cäcilia Bischoff, restituisce l’immagine di una collezione che funge da “autoritratto dinastico”, dove le scelte di sovrani come Rodolfo II o l’imperatrice Maria Teresa rivivono attraverso tele che hanno segnato la storia della pittura occidentale. Il dialogo tra le due capitali è reso ancora più suggestivo dal confronto architettonico tra il monumentale edificio di Vienna, progettato da Semper e Hasenauer, e la sede romana di Antonio Cipolla, entrambi simboli di una visione umanistica dello spazio pubblico.
Il Secolo d’Oro e lo splendore delle Wunderkammer
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato dalla grande pittura europea prodotta tra il XVI e il XVIII secolo. Una sezione di particolare fascino è dedicata alla stagione fiamminga del Seicento, dove giganti come Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio mostrano come l’eredità del Rinascimento italiano sia stata rielaborata in composizioni dal dinamismo travolgente. Questi artisti, attivi nel fervente centro di Anversa, riuscirono a fondere l’osservazione meticolosa della natura con un’intensità cromatica che divenne il marchio di fabbrica delle committenze di corte asburgiche. Accanto alle tele di grande formato, la mostra offre un’immersione nelle celebri Kunstkammer, le camere delle meraviglie dove la nobiltà raccoglieva oggetti preziosi e dipinti di piccolo formato, concepiti per una fruizione colta e privata.
In questo microcosmo del sapere, le opere di Gerard ter Borch e Jacob van Ruisdael dialogano con manufatti rari, testimoniando un’estetica della precisione che caratterizzava la pittura di gabinetto. La sezione dedicata all’arte olandese riflette invece il mutamento sociale verso una dimensione più borghese e quotidiana. Qui spicca il talento di Frans Hals, capace di rinnovare il genere del ritratto con pennellate libere e immediate, e di Jan Steen, che trasforma le scene di vita comune in specchi teatrali dei comportamenti umani. Un legame diretto con la città eterna è rappresentato da Johannes Lingelbach, artista nordico che a Roma si unì al gruppo dei “Bamboccianti”, portando sulla tela la luce dorata della capitale barocca e la vivacità dei suoi vicoli popolari.
I volti del potere: dagli Asburgo a Velázquez
Un altro pilastro della mostra è l’indagine sul ruolo degli Asburgo come protettori e custodi della bellezza. La politica dell’immagine della dinastia trova la sua massima espressione nei ritratti di corte, strumenti di propaganda ma anche di analisi psicologica profonda. In questo contesto, spicca su tutti il celebre Ritratto dell’Infanta Margarita in abito blu di Diego Velázquez. Quest’opera, icona assoluta della ritrattistica mondiale, incanta per la sottile resa dell’animo infantile racchiuso nel rigore delle vesti cerimoniali, dimostrando come l’arte spagnola fosse parte integrante del vasto mosaico culturale controllato dalla corona asburgica. Insieme a lui, le eccentriche invenzioni di Giuseppe Arcimboldo e la ritrattistica di David Teniers il Giovane completano una galleria di volti che raccontano secoli di storia europea.
L’identità tedesca dell’età moderna viene invece esplorata partendo dalle radici rinascimentali di Lucas Cranach, maestro della linea e della stilizzazione. La sua eredità si riflette nelle generazioni successive di artisti come Joachim von Sandrart e Jan Liss, che testimoniano la continua osmosi tra la tradizione nordica e il Barocco italiano. Questo costante scambio tra il Nord e il Sud dell’Europa sottolinea la natura multietnica e multireligiosa dell’Impero, capace di sintetizzare linguaggi diversi in una visione comune. La mostra evidenzia come il collezionismo asburgico non fosse un semplice accumulo di beni, ma un progetto intellettuale volto a comprendere e rappresentare la complessità del mondo allora conosciuto.
Il fulcro italiano e il dramma di Caravaggio
Non poteva mancare un tributo solenne alla pittura italiana, che per l’arciduca Leopoldo Guglielmo rappresentò il vertice estetico del suo tempo. La selezione in mostra vanta nomi che hanno fatto la storia dell’arte mondiale: Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi e Giovanni Battista Moroni. Questi capolavori attestano il ruolo centrale della nostra penisola nello sviluppo della sensibilità moderna, tra sperimentazione luministica e indagine del reale. La capacità degli artisti italiani di abbandonare progressivamente l’idealizzazione per abbracciare una pittura più carnale e vibrante ha influenzato generazioni di creatori in tutto il continente, rendendo le collezioni viennesi un forziere inesauribile di bellezza italica.
Il punto più alto di questa tensione drammatica è raggiunto dall’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Realizzata a Roma nei primi anni del Seicento, l’opera è uno dei fulcri dell’esposizione. In essa, la Passione di Cristo viene spogliata di ogni sovrastruttura per diventare un’esperienza umana universale, dove il contrasto violento tra luce e ombra scolpisce il dolore e la rassegnazione. Portare quest’opera nel cuore di Roma, a pochi passi dai luoghi dove fu concepita, assume un valore simbolico immenso. La mostra si chiude così con un messaggio di speranza: l’arte come spazio di incontro e sintesi tra identità diverse, capace di ravvivare, attraverso il linguaggio della bellezza, l’idea stessa di una comunità europea unita da radici profonde e valori comuni.
Info utili
- Luogo: Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla. Via del Corso 320, Roma.
- Date: Dal 6 marzo al 5 luglio 2026.
- Orari di apertura:
- Lunedì: 15:00 – 20:00
- Martedì e Mercoledì: 10:00 – 20:00
- Giovedì e Venerdì: 10:00 – 21:00
- Sabato e Domenica: 09:00 – 21:00
- Nota: La biglietteria chiude un’ora prima.
- Biglietti: Promo Open a 18 € (valido per un ingresso unico a data libera, acquistabile fino al 5 marzo 2026).
(In foto: Michelangelo Merisi, known as Caravaggio, Crowning of Thorns, c. 1601; Olio su tela
© KHM-Museumsverband)
