Cosa: L’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani lancia un progetto per reintegrare nei percorsi di cura i pazienti HIV che hanno interrotto i trattamenti.
Dove e Quando: Presso l’INMI Spallanzani di Roma, con presentazione ufficiale al convegno Prevention Lab il 28 e 29 aprile 2026.
Perché: Per ridurre la diffusione del virus attraverso l’utilizzo di terapie a lunga durata e un forte supporto territoriale mirato ad assistere le fasce di popolazione più vulnerabili.
La lotta all’HIV rappresenta ancora oggi una delle sfide sanitarie e sociali più complesse, imponendo un costante aggiornamento delle strategie di intervento medico e di vicinanza alla persona. In un’epoca in cui i progressi scientifici hanno permesso di gestire l’infezione, emerge con forza la necessità di non lasciare indietro nessuno, in particolar modo coloro che faticano a mantenere un’aderenza costante ai protocolli medici. A Roma, la risposta a questa urgenza arriva dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, che ha recentemente annunciato l’avvio di un progetto mirato al recupero dei pazienti persi di vista dal sistema sanitario. Questa lodevole iniziativa, che unisce l’avanguardia farmacologica con un approccio profondamente radicato nel tessuto sociale, sarà il cuore del dibattito durante il convegno Prevention Lab – HIV & STI: change the course, in programma nella capitale il 28 e 29 aprile 2026.
La sfida dell’aderenza e i soggetti fragili
Negli ultimi decenni, le terapie antiretrovirali hanno compiuto passi da gigante, permettendo ai pazienti di raggiungere la soppressione virale e trasformando l’infezione da HIV in una condizione cronica gestibile e non più trasmissibile. I dati epidemiologici, tuttavia, impongono di mantenere alta la guardia: in Italia si stimano circa 150mila persone conviventi con il virus, con ben 2.379 nuove diagnosi registrate soltanto nel 2024, un dato che segna purtroppo un costante aumento a partire dal 2020. Il Lazio detiene il primato della più alta incidenza su base nazionale, con 361 nuovi casi nello stesso anno e la provincia di Roma tra le aree maggiormente colpite. In questo complesso scenario, a fronte di circa 14mila individui in regolare trattamento, si stima che un numero compreso tra le 1.000 e le 1.500 persone sia uscito dai percorsi di cura o abbia interrotto improvvisamente le terapie, generando gravi ripercussioni sia per la salute individuale che per la comunità.
L’abbandono terapeutico non costituisce quasi mai una scelta volontaria, ma affonda spesso le sue radici in profonde condizioni di vulnerabilità e marginalizzazione. Le persone che sfuggono alle reti di cura sono frequentemente individui senza fissa dimora, migranti, soggetti che affrontano problemi di dipendenze o pazienti affetti da disturbi psichiatrici. Per queste fasce di popolazione, la rigida aderenza terapeutica quotidiana si trasforma in un ostacolo complesso da superare. La vera partita per il controllo definitivo dell’infezione si gioca proprio sulla capacità di intercettare e assistere adeguatamente questi soggetti. Garantire un coinvolgimento attivo e continuativo dei pazienti sin dal momento della diagnosi, applicando modelli di presa in carico più efficaci e mirati, rappresenta oggi una priorità assoluta per l’intero sistema sociosanitario.
Il progetto sul territorio e le terapie innovative
Per arginare l’emorragia di pazienti fuori trattamento, il progetto ideato dallo Spallanzani propone un vitale cambio di paradigma: uscire fisicamente dagli ospedali per andare a cercare chi si è smarrito nelle proprie fragilità. L’iniziativa prevede mirati interventi sul territorio, sviluppati in sinergia con le associazioni e le comunità locali, per raggiungere chi non si presenterebbe mai spontaneamente ai servizi sanitari. Il modello si basa sull’identificazione attiva di chi ha interrotto i trattamenti, seguita da un contatto diretto e da una presa in carico rapida, supportata da un team che include case manager, operatori sociali e peer educators. Queste figure dedicate svolgono la delicata mansione di facilitare il rapporto di fiducia tra il paziente e le istituzioni, garantendo una preziosa continuità assistenziale.
L’innovazione medica alla base di questa rivoluzione territoriale è rappresentata dall’introduzione delle terapie long-acting, formulazioni farmacologiche d’avanguardia somministrate per via iniettiva ogni due mesi, capaci di superare l’obbligo dell’assunzione quotidiana della compressa. L’efficacia di questo approccio è confortata dai risultati dello studio internazionale LATITUDE, pubblicato sul New England Journal of Medicine, il quale ha dimostrato come il trattamento iniettabile riduca drasticamente il rischio di fallimento terapeutico anche in coloro che presentano gravi problemi di aderenza. L’adozione di queste terapie agevola enormemente la strutturazione di percorsi di cura personalizzati, semplificando la routine del malato e offrendo risposte tangibili alla complessità biologica, psicologica e sociale dell’infezione.
Prevenzione integrata e prospettive future
L’azione contro l’HIV si struttura su fronti complementari, in cui l’aderenza mantiene sempre un ruolo decisivo. Da un lato vi è il rigoroso trattamento dei pazienti positivi che azzera la carica virale e inibisce la trasmissione (la cosiddetta TasP); dall’altro vi è la profilassi pre-esposizione (PrEP), uno scudo essenziale per proteggere i soggetti sieronegativi a rischio. Le formulazioni a lunga durata promettono di ottimizzare entrambi i percorsi, ampliando le possibilità di cura e rendendo la prevenzione più accessibile, complice anche l’imminente rimborsabilità della PrEP long-acting nel nostro Paese. L’esperienza clinica di respiro internazionale, come quella maturata con grande successo a San Francisco su individui con estreme instabilità sociali, attesta che l’integrazione tra supporto a bassa soglia e farmaci innovativi permette di toccare tassi di soppressione virologica straordinari.
L’Italia sta procedendo in modo incoraggiante verso gli ambiziosi obiettivi fissati da UNAIDS per il 2030, seppur dovendo affrontare la parte di cammino più impervia, che necessita di dedizione costante. I vertici direttivi e scientifici dell’Istituto romano, che proprio quest’anno festeggia i suoi novant’anni di operato, sottolineano l’importanza vitale di affiancare alla pura efficacia terapeutica un modello di prossimità. È fondamentale uscire dai confini dei luoghi tradizionali di cura per presidiare le strade, le piazze e intercettare precocemente le vulnerabilità latenti. L’obiettivo programmatico dello Spallanzani si traduce in una missione imprescindibile: coniugare l’eccellenza clinica con un intervento sociosanitario vicino alle persone, affinché il diritto fondamentale alla salute e alla prevenzione possa raggiungere in maniera equa l’intera comunità.
Info utili
- Luogo: INMI Lazzaro Spallanzani, Roma.
- Evento: Convegno Prevention Lab – HIV & STI: change the course.
- Date: Martedì 28 e mercoledì 29 aprile 2026.
- Contesto: Interventi sul territorio e reintegro clinico con terapie long-acting.
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