- Cosa: Time Garden, la prima mostra personale a Roma dell’artista cinese Gulistan.
- Dove e Quando: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Soppalco Aldrovandi), dal 7 marzo all’8 aprile 2026.
- Perché: Un affascinante dialogo tra Oriente e Occidente che intreccia la millenaria Via della Seta con la modernità europea e la luce di Roma.
La capitale si prepara ad accogliere una delle voci più originali e profonde della pittura contemporanea internazionale. Dal 7 marzo all’8 aprile 2026, le sale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, sotto la direzione di Renata Cristina Mazzantini, ospiteranno Time Garden, l’attesa esposizione dedicata all’artista cinese Gulistan. Curata da Gabriele Simongini, la mostra rappresenta un ponte ideale tra le sponde dell’Eurasia, dove la millenaria cultura asiatica incontra la solidità della tradizione artistica occidentale in un abbraccio di forme, pigmenti e spiritualità.
L’arrivo di Gulistan a Roma non è casuale, ma segna il culmine di una ricerca artistica che ha visto l’autrice esplorare fisicamente e intellettualmente i territori della Via della Seta. Il titolo della mostra, Time Garden (Giardino del Tempo), richiama non solo il significato letterale del nome dell’artista — “Giardino di Rose” — ma anche una concezione filosofica del tempo inteso come spazio ciclico e meditativo. In questo giardino visivo, ogni opera diventa un frammento di memoria collettiva, un luogo dove la storia non si limita a passare, ma fiorisce costantemente trasformandosi in nuovi codici culturali e visivi.
Un dialogo tra Dunhuang e la modernità occidentale
Il cuore pulsante dell’esposizione risiede nella capacità di Gulistan di far dialogare mondi apparentemente distanti. L’artista ha dedicato anni allo studio e alla partecipazione a indagini archeologiche lungo le antiche rotte commerciali, rimanendo profondamente colpita dai murales delle grotte di Dunhuang. In Time Garden, questo patrimonio millenario si manifesta attraverso l’uso di pigmenti minerali che richiamano la matericità degli antichi affreschi cinesi, ma che trovano una nuova dimensione una volta accostati alla luce e alla struttura architettonica di Roma. È un incontro tra il vuoto contemplativo tipico dell’estetica orientale e la tensione verso il “non finito” che ha caratterizzato gran parte della modernità europea.
Nello spazio del Soppalco Aldrovandi, le opere di Gulistan entrano in una sorta di risonanza armonica con i giganti del Novecento italiano custoditi dalla GNAMC. Artisti come Modigliani, Morandi e Boccioni, ampiamente ammirati dalla pittrice cinese, diventano interlocutori silenziosi. Nelle sue tele, la stasi meditativa delle nature morte morandiane sembra fondersi con l’ocra delle pitture murali dell’Asia centrale, mentre il dinamismo futurista si intreccia con la fluidità delle linee calligrafiche orientali, creando un linguaggio universale che supera le barriere geografiche per parlare direttamente all’anima dell’osservatore.
La poetica del cammino e la sensibilità femminile
Per Gulistan, l’atto del dipingere è strettamente legato a quello del camminare. Il viaggio non è inteso solo come spostamento fisico tra due punti della mappa, ma come una vera e propria pratica interiore e meditativa. Ogni passo fatto tra le rovine, i siti antichi e le stratificazioni storiche del passato diventa una misura dello spazio e del tempo, un gesto creativo che sedimenta ricordi e impressioni che poi fioriscono sulla tela. La pittura diventa così il resoconto di un ascolto profondo dei luoghi, dove l’energia di un territorio viene tradotta in immagini sospese tra apparizione e dissolvenza.
In questo contesto, l’artista rivendica con forza una visione dell’arte al femminile che non si esaurisce nella sola lotta per l’identità o la parità di genere. Per l’autrice, il compito dell’arte è manifestare la verità dell’essere attraverso quella sensibilità unica che permette di percepire il mondo in modo stratificato e accogliente. Le sue figure, spesso avvolte in un’aura onirica, emergono come presenze leggere, quasi volatili, che invitano il visitatore a percorrere la mostra come se fosse un paesaggio dell’anima, un itinerario fatto di rimandi simbolici e connessioni spirituali profonde.
Tecniche e visioni: Fragments of Time
La maestria tecnica di Gulistan riflette perfettamente la sua filosofia d’integrazione. L’artista utilizza spesso una combinazione di colori a olio e pigmenti a base d’acqua, fondendo due mondi tecnici in una coesistenza morbida e naturale che simboleggia l’unione tra Oriente e Occidente. Nella serie intitolata Fragments of Time, è possibile osservare come le tonalità terrose convivano con accensioni cromatiche tipiche della tradizione cinese, mentre in The Nature of Memory, frammenti di scultura romana classica sembrano innestarsi sulle silhouette sfumate di figure femminili orientali, creando un equilibrio poetico di rara bellezza.
Come sottolineato dal curatore Gabriele Simongini, la ricerca della bellezza in Gulistan passa per l’evanescenza e la fluidità di ciò che è sospeso. Non c’è nulla di rigido o definitivo nelle sue opere; tutto sembra essere in divenire, come una danza perpetua tra sogni, ricordi e desideri. Questo approccio permette al visitatore di sentirsi parte integrante del “giardino”, incoraggiandolo a trovare i propri punti di contatto tra la propria storia personale e quella collettiva dell’umanità. Time Garden non è solo una mostra, ma un’esperienza immersiva che celebra la capacità dell’arte di costruire ponti e di trasformare il tempo in un luogo di pura bellezza.
Info utili
- Sede: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Viale delle Belle Arti, 131 – Roma (Soppalco Aldrovandi)
- Date di apertura: 7 marzo – 8 aprile 2026
- Inaugurazione: 6 marzo 2026, ore 17.00 – 20.00
- Orari: Consultare il sito ufficiale della GNAMC per gli orari aggiornati e le modalità di accesso.
(Credit ph: Foto via China- Eu Art Foundation ETS)
